Dolceamara commedia ispirata - non so in quale proporzione - ad una storia vera, un signore autistico con il sogno del canto che insieme alla sorella si esibisce sul palco di Italia’s got talent.
In realtà il film non si concentra su questo evento, che è solo il coronamento di tutte le vicende a cui si assiste in precedenza. Il focus è sul rapporto tra una coppia di giovani adulti, una sorella ed il suo fratello maggiore, che è autistico. L’uomo è sempre stato iperprotetto dai genitori, che fanno tutto per lui e lo curano come se fosse un bambinone, impedendo di fatto che egli si ingaggi per sviluppare una propria autonomia. I due coniugi però ormai sono anziani e sono costretti a lasciare temporaneamente la casa per motivi di salute. Ecco che allora la protagonista torna da Roma per occuparsi del fratello. Dopo qualche iniziale frustrazione e conflitto, lei capirà che l’uomo, per quanto autistico, ha il potenziale per vivere diversamente l’adultità, facendo delle scelte, imparando a badare a sé stesso; che ha il diritto di indirizzare la propria vitta e seguire i propri sogni. Che ha il diritto di sviluppare competenze ed abilità che gli permettano di essere più indipendente ed autonomo.
Il film è bello, ma è un po’ furbetto nel costruire questa bella vicenda intorno al famoso talent show (nell’inverosimile scena madre recitano anche la Maionchi, Matano, Ozpetec e una quatra giurata che non conosco - non seguo il programma) per acquistare visibilità ed accaparrarsi segmenti di pubblico.
Simpatico il fatto che la figura del ragazzone autistico col sogno del canto sia ispirata alla lontana al Truce Baldazzi: infatti l’uomo vuole essere gangsta rapper e si esibisce in localini di provincia (dove però riceve un’accoglienza più autentica ed empatica rispetto a quanto acadde al rapper di Rastignano; anche il flow del protagonista del film è più fluido di quello del Truce).
Nel ruolo del padre troviamo un Paolo Hendel sobrio, che mi ha colpito molto vedere così invecchiato.
Spinto dalla bella rece di Frank l’ho visto anch’io e lo promuovo a pieni voti. Perché tocca da vicino certe realtà: avevo un cugino come Omar, che a causa di una delusione amorosa in giovane età si chiuse in casa con i genitori senza più uscirne; ma anche il problema di chi è il secondo in famiglia e “tanto a te va tutto bene perché dobbiamo preoccuparci”, o quelli che se te ne vai per avere altre prospettive te lo rinfacciano “comodo sei, passi qui un w-e e poi i problemi restano a noi”.
Girato in una Rimini invernale bellissima (sono un caso anomalo, adoro il mare d’inverno e la desolazione di questi posti quando fa brutto), solo per quello andrebbe visto dalla folta truppa romagnola del forum.
E poi c’è il genio, Jannacci, che quando Omar la attacca mi ha tirato fuori la lacrimuccia, e penso che Enzo avrebbe assai apprezzato.
L’attore che interpreta Omar, a sua volta autistico, è Yuri Tuci, bravissimo.
Qui il vero provino di Damiano e Margherita Tercon (che fanno un cameo nel film), intervistati anche nell’ottimo backstage del dvd:
Beh, se vedi il provino originale non è molto dissimile, la quarta giurata comunque è la cantante Malika Ayane, mentre Matano è in realtà Lundini (che non avevo idea di chi fosse).
Era da tanto che avevo nel mirino questo film che non ero riuscito a beccare al cinema. Due nastri d’argento (migliore opera prima registica e miglior attore protagonista di commedia) non si regalano ed anche la recensione di F’n’F ha rafforzato la mia convinzione che avrei visto un film di sostanza. Aspettative rispettatissime.
La parola che mi viene in mente per caratterizzarlo è “equilibrio”. Non c’è niente che strabordi. Il soggetto è significativo ma non cerca la lacrima ad effetto. Non sono d’accordo con l’amico Frank che sia furbetto perchè il casting finale non è stato per me come il combattimento di Rocky, cioè l’obiettivo reale del film. Anche se lo fosse stato non sarebbe stato peccato, vista la storia vera sottostante, ma per me è stato solo la tessera conclusiva di un bel mosaico.
Ho apprezzato anche l’assenza di qualsiasi over acting. Al di là della premiata bravura di Yuri Tuci, mi ha colpito l’intensità della splendida Matilda De Angelis. Mi ha fatto poi piacere rivedere dopo diversi anni Maria Amelia Monti.
Ho trovato poi Greta Scarano molto brava nella messa in scena, con una regia curata e mai piatta. Anche io poi ho apprezzato la location della Rimini invernale.
Un altro buon punto per il cinema italiano.