L'angelo dei muri (Lorenzo Bianchini, 2021)

Un anziano viene sfrattato dal suo appartamento, decide quindi di creare di nascosto un vano in casa e di rintanarvisi. Inizierà, da dietro le pareti, una convivenza clandestina con le nuove inquiline: una donna e la sua bambina

Bianchini approda per sua stessa ammissione al mainstream, produce la Rai sotto la sigla Tucker, il che ci riporta alla mente tanti dvd di cinema orientale e passaggi tv su Rai4.
Se si plaude al tanto meritato approdo del regista friulano ad una produzione e , speriamo, distribuzione di largo respiro, il film in sè lascia purtroppo delusi i suoi fan della prima ora.
Chi ha seguito ed amato Bianchini fin dai suoi coraggiosi film in dialetto, passando per quella palestra che sono stati gli invisibili Occhi e Film Sporco fino al suo capolavoro Oltre il Guado, non potrà che rimanere interdetto

Bianchini gira infatti una sorta di remake in salsa poetica e melodrammatica del suo precedente film. Di nuovo un film fatto di silenzi, solitudine, luci e ombre, ma se Oltre il guado era capace di suscitare un prisma violento di emozioni più disparate ed estreme, qui il gioco sa di già visto e si prova un senso di fastidio.
Forse uno spettatore a digiuno del suo cinema sarà comunque coinvolto a livello emotivo, ma Bianchini tradisce quello che è il suo pubblico.

Di nuovo un uomo solo in un ambiente buio e fatiscente che sembra fuori dal tempo e dallo spazio, di nuovo la pioggia incessante a scandire le lunghe ore.
Cambiando l’ordine degli addendi purtroppo il risultato muta e ben presto si è avvinghiati dalla noia si procede per inerzia solo per capire dove si vuole arrivare a parare e ci si sorbiscono ben 100 minuti di film in cui non si riesce ad entrare emotivamente nella storia.

Vi sono poi evidenti lacune di scrittura (Chi sono queste nuove strane inquiline in un appartamento che diviene sempre più fatiscente e in che modo loro hano scalzato il vecchio padrone di casa?)
E anche problemi tecnici legati al suono. I pochissimi dialoghi sono sempre ovattati perchè uditi attraverso i muri e risultano ora rimbombanti e ora troppo sussurrati (quando parla la bambina) e quindi spesso di difficile comprensione

Tecnicamente ben girato, specie nel finale in cui si sfoggiano anche certi effetti speciali, mi chiedo però a che tipo di pubblico possa rivolgersi
Ancora troppo di nicchia e autoriale per il grosso pubblico generalista Rai e di poco appeal per che segue il regista da anni

Un film quindi per quanto mi riguarda inclassificabile perchè “già visto”, che non aggiunge niente alla sua filmografia.
Spero vivamente che Bianchini non sia giù arrivato al suo apice registico e come autore, che abbia ancora qualcosa da dire e che il prossimo film sarà un’evoluzione, che avrà qualcosa da dire.
Spero che questo film sia solo il modo per portare ad un certo “grosso pubblico”, magari allergico al genere horror e ancor più se italiano, le intuizioni e la forza emozionale di Oltre il Guado. Un modo per non disperdere del tutto quel suo potenziale

Di sicuro è un film che guadagnerà lodi sperticate di critica, ma io penso che chi conosce bene il cinema del regista abbia capito che L’angelo dei muri è solo una furbata, un biglietto da visita che Bianchini consegna a domicilio ad un certo tipo di critica e pubblico per dimostrare le proprie potenzialità

Per questo lo considero inclassificabile e, per quanto mi riguarda, solo una parentesi.
Vedremo se servirà al regista per vederlo nel gotha del cinema (o magari della televisione) o se dovrà tornare nei nostri amati e più sinceri sentieri del cinema indipendente

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