L'antimiracolo (Elio Piccon, 1965)

Regia: Elio Piccon - Cast: Attori non professionisti
Lingue principali: Italiano - Audio Italiano: Dolby Digital 2.0 Mono - Sottotitoli principali: Italiano per non udenti - Rapporto schermo: 1.33:1
Girato nei territori di San Nicandro Garganico, una città arretrata e misera bagnata dal lago di Lesina, il film segue le vicende di alcune famiglie di pescatori, intenti a escogitare un modo per sopravvivere dignitosamente. Un uomo usa i risparmi guadagnati lavorando all’estero per costruirsi una nuova barca, un altro è ossessionato da un intento folle: riuscire a costruire un campo da coltivare sopra la laguna stessa… / La voce narrante è di Riccardo Cucciolla.

A maggio sorprendentemente in dvd.

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Uno dei più interessanti tra i film inquadrabili tra i “mondo-movies” prodotti in Italia. Il titolo si riferisce all’altra faccia del cosiddetto “miracolo economico”: mentre al Nord lo sviluppo industriale e la crescita economica avevano portato benessere e progresso, Piccon si reca in un paesino in provincia di Foggia dove l’arretratezza e la povertà sono a livelli ignobili, tra il retaggio di tradizioni millenarie e la totale assenza della politica.

Piccon non fa sconti a nessuno, e in certi passaggi il suo film è davvero un pugno nello stomaco dello spettatore (dell’epoca ma anche odierno). Ci sono immagini fortissime per quegli anni, come l’uccisione in primo piano di animali (gassificazione di cani, decapitazione di rane, sventramenti di bovini con il sangue che esce a fiotti), un nudo integrale femminile frontale (forse il primo in assoluto in un film italiano, purtroppo sfuggitomi all’epoca di Luce rossa perché i tagli della censura non erano ancora disponibili), la sequenza di una grottesca sfilata di uomini seminudi (alle donne non essendo consentito farlo), i quali effettuano movenze ambigue - una sequenza massacrata dalla censura per i suoi risvolti omosessuali (c’è anche un travestito…).

Il vero scandalo - come sempre - non è però nelle immagini del film, ma nel fatto che la censura abbia imposto al film stesso ben 21 tagli-scena e 10 tagli-dialogo, accanendosi in modo bestiale (quello sì) su alcune immagini (ma non su quelle del mattatoio!) per colpire in realtà il sottofondo ideologico del film, che pare desse molto fastidio agli ambienti governativi nonostante (o forse proprio a causa di) un premio ricevuto al Festival di Venezia. Boicottato dalla distribuzione, all’epoca il film fu visto pochissimo, e oggi è impossibile ricostruirne l’edizione originale integrale, anche per la perdita della colonna audio di alcune scene tagliate, comprese intere parti del commento letto da Riccardo Cucciolla.

Il dvd italiano include negli extra alcuni tagli recuperati negli archivi ministeriali, ma non tutti (un programma sulla censura trasmesso molti anni fa ne includeva altri). C’è anche una bella intervista alla figlia di Piccon, curatrice dei materiali girati dal padre, cineasta ancora in gran parte da scoprire, fotografo e regista di idee cattoliche paradossalmente valorizzato in quegli anni solo da un noto critico marxista (Guido Aristarco).

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Dal canale di Natalia Piccon (uno stralcio)

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Un film che mi rimase impresso da ragazzo quando lo vidi in TV, credo trasmesso dalla Rai, tra l’altro sono originario della zona, e che ho recentemente recuperato in DVD e rivisto dopo circa 40 anni. È a metà strada tra il documentario antropologico e il mondo-movie.

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