Last Christmas (Christiano Pahler, 2016)

Avendo scoperto che il nuovo membro del forum @Christo è un regista indipendente, sono andato subito a recuperare il lungometraggio Last Christmas, del quale avevo già letto qualcosa online e che mi aveva intrigato.

Si tratta di una commedia grottesca, con sfumature che vanno dal farsesco, al surreale, al tragicomico, lasciando spazio però anche al dramma, a qualche guizzo di follia e a qualche momento di vero pathos. En passant si citano per vezzo Pulp Fiction e Army of darkness, senza però perdere mai di vista il binario principale sul quale viaggia la storia narrata.
È la vicenda di Antonio, emigrato tanti anni fa in continente, che rientra al paesino in Sardegna dopo tanto tempo, alla vigilia di Natale, per riavvicinarsi alla famiglia con la quale aveva rotto i rapporti e stare accanto alla madre moribonda. La donna muore qualche minuto dopo il suo arrivo e comincia così un’odissea rocambolesca per riuscire a dare sepoltura alla salma, tra difficoltà burocratiche e logistiche di varia natura (è la vigilia: il comune è chiuso e riaprirà dopo diversi giorni, le pompe funebri sono chiuse per lutto, il prete è irreperibile e il guardiano del cimitero deve andare a preparare il cenone). In questo contesto surreale si susseguono situazioni insolite e grottesche, che tratteggiano in maniera originale il difficile rapporto tra i Antonio ed il fratello, il contesto sociale chiuso e bigotto che aveva determinato l’allontanamento di Antonio, il dolore del padre che fa fatica ad accettare di aver perso la sua compagna. Molti nodi vengono al pettine ed alcuni segreti celati nei meandri della storia familiare vengono alla luce.

Il film è gradevole, anche se ho trovato che a livello di scrittura qualcosa potesse essere perfettibile, come se ogni tanto gli aspetti caricaturali prendessero forma in maniera troppo autocentrica, smettendo di essere di supporto alla storia e finendo per diventare delle trovate un po’ fini a sé stesse. In questa ottica, mi è sembrata troppo forzata la trovata dell’impiegato dell’anagrafe rinchiuso senza chiave nell’ufficio per tutte le festività, che finiva per intaccare la sospensione dell’incredulità, e soprattutto ho trovato gratuita e fuori luogo la recitazione sopra le righe dei due agenti della polizia locale, che davvero stonava col registro dell’opera.

Al netto di questa osservazione finale, il film risulta sicuramente fresco ed originale, riuscendo a fare un’operazione di satira sociale in maniera gradevole e personale, con un approccio divertente ed insolito. È un peccato che abbia avuto una distribuzione così limitata, sicuramente meriterebbe di essere visto ed apprezzato da un pubblico più ampio.

Sarebbe interessante scoprire quanto di autobiografico c’è in questo lavoro, perché sicuramente qualcosa c’è.

Per concludere e restituirvi un’idea di quale sia il tenore della pellicola, mi piace riportare la citazione iniziale: “L’Italia è una repubblica burocratica basata sulla disoccupazione” :joy:

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