Le formiche della città morta (Simone Bartolini, 2013)

FILM COMPLETO

Film di tossici, per tossici innanzitutto. Poi anche per gli altri.
Questo esordio di Simone Bartolini è molto personale e sentito, si vede che racconta storie e persone a lui molto care.

I protagonisti arrivano dall’ambiente del rap romano (di cui io non so praticamente nulla) ed è chiaro che parlano di sé stessi, senza andare troppo per il sottile, senza mitizzare né nascondere la problematica che è maggiormente al centro delle loro vite: la roba.

In certi passaggi il film è molto doloroso e toccante, una bella riflessione sul proprio status, una condizione che non viene rinnegata ma neppure rivendicata con fierezza. Simone (Simon P, MC del Quarto Blocco) è un personaggio complesso, spacciatore “buono” vittima della dinamica in cui è immerso, che dà tutto a buffo in nome dell’amicizia e dei rapporti umani, col conseguente rischio di prendere le mazzate dai suoi fornitori e creditori che sta sempre dietro l’angolo.

Eppure il film non ha la verve, la forza, la genuinità di un Amore tossico, col quale il paragone è inevitabile e del quale in ogni caso risulta “parente”, non solo per il tema trattato ma anche per il contesto sociale di cui ci parla, il sottoproletariato della periferia romana. Ecco, forse questa è la differenza: Amore tossico era ambientato in tempi diversi e ci raccontava le storie di gente che davvero era disperata e non aveva nulla da perdere; gente che si mostrava autenticamente davanti alla camera senza neppure dove interpretare il ruolo di sé stesso, perché bastava che l’obiettivo li riprendesse mentre discutevano tra loro e già erano i personaggi che avrebbero dovuto rappresentare.
I personaggi di Le formiche, invece, pur raccontando la propria realtà in modo autentico, non sono dei diseredatii senza speranza, ma delle persone che stanno cercando di costruire qualcosa, che hanno una famiglia alle spalle, una rete di rapporti, degli obiettivi, delle aspirazioni. È la totale assenza di speranza in un futuro qualsiasi che qui manca, e che invece in Amore tossico ti dava quel pugno nello stomaco nichilista che ti lasciava senza fiato.
Non è per forza un difetto, è solo una differenza che denoto, che rende forse il film di Bartolini un po’ meno potente ed incisivo, ma non per questo meno valido.

È comunque un’operazione mille volte migliore dell’ultima sortita pseudo-cinematografica che era stata fatta dai rappusi dell’ambiente romano, quella merda amorale ed edonistica di Mucchio Selvaggio.

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa di questo film @Manzotin , che a quanto ho capito il sottobosco del rap italiano lo conosce piuttosto bene.

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