Vincent Bruce (Warren Beatty), veterano di guerra, inizia a lavorare come terapista occupazionale al Poplar Lodge, una struttura psichiatrica privata per persone facoltose dove incontra Lilith Arthur (Jean Seberg), un’affascinante giovane donna affetta da schizofrenia, la cui fragile bellezza affascina tutti coloro che la incontrano.
frase di lancio originale
Prima di Eva esisteva il Male… e il suo nome era Lilith!
e proprio come il lussurioso demone del folklore portatore di morte, disgrazie e corruzione degli innocenti così la Seberg farà sprofondare Beatty in un folle vortice di seduzione malata
ultimo film di Rossen, rimane per me molto affascinante anche per i numerosi retroscena che si possono leggere riguardo la tormentata produzione
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secondo il biografo di Beatty, Peter Biskind, regista e protagonista ebbero spesso a che dire sul set e vennero persino alle mani. Beatty, all’epoca ancora fresco di esordi, aveva altre idee su come interpretare il personaggio del fragile e ombroso ex Marine e i litigi con Rossen furono innumerevoli. Fra l’altro si nota in alcune scene come Beatty “impalli” brevemente il campo coprendo parzialmente i volti degli altri attori, mentre plausibilmente improvvisa movimenti e posizioni, mentre nello stacco successivo ritorna a posto e continua le sue battute di dialogo.
Rossen fu un pugile professionista in anni di gioventù ma al tempo del film era malato terminale. Morì infatti due anni più tardi (“se crepo sarà per colpa sua”) e anche l’attrice Kim Hunter confermò che la salute del regista peggiorò in seguito al trauma sul set e che Beatty era un collega “difficile”
“si fermava a metà con le battute e tutti noi cercavamo di rincorrerlo!”
Beatty dal canto suo molti anni dopo ammise che l’esperienza fu devastante ma molto formativa -
anche Fonda e Seberg detestavano il mascellone, come si legge in una lettera di lei indirizzata ad un amico “ha un comportamento orribile, sta distruggendo tutti compreso sè stesso”
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il film fu stroncato all’uscita, sia in Usa dove le diverse scabrosità (incesto, pedofilia e lesbismo) non favorirono le simpatie di pubblico e critica, sia altrove (venne ritirato dal festival di Venezia dove, scrive il NY Times dell’epoca, Luigi Chiarini lo sminuì per “scarsi meriti artistici”)
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fu il progetto più personale di Rossen, alcuni lo videro come sorta di autodafè e atto di espiazione per il suo comportamento durante la caccia alle streghe del Maccartismo
non è difficile crederlo infatti il film, così ambiguo e cupo, rimane seduttivo e ricco di fascino (splendido b/n con la fotografia di Eugen Schüfftan a ricreare giochi di luci e specchi tipicamente suggestivi)