https://www.imdb.com/it/title/tt0065988/
Rivisto stamani su RaiMovie, lo trovo sempre un film piacevole da vedere, con probabilmente il più sistematico utilizzo -nel doppiaggio italiano- di un verbo oggi abbastanza desueto nel gergo comune italiano (seguitare).
Parlando inevitabilmente del contesto storico, il mio pensiero è che sia un film cui lo zeitgeist dell’epoca abbia influito in buona parte al successo della pellicola. È stato indubbiamente un prodotto nel posto giusto al momento giusto e che sostanzialmente ha aperto la breccia al revisionismo in ottica cinematografica, ma non è un prodotto che in fondo “aiuti la causa”, anche se, come si dice “tutto fa brodo”.
Poi vabbè, parliamoci chiaro: ad Hollywood se ne sbattono delle “cause” da portare avanti: producono film in base al vento sociale che gira per far soldi, mica per carità umana. Le elucubrazioni ce le infiliamo noi extra-Hollywood.
È sostanzialmente un film parodia, una farsa; una picaresca e rocambolesca vicenda dove non c’è un personaggio che non sia caricaturale o macchiettiestico. Persino i nativi, con l’intento di “umanizzarli” per il grande pubblico borghese, tendono (in modo deprecabile) sovente al ridicolo, al momento comico; l’esibizione della loro cultura (ed organizzazione sociale) non è mai osservata seriamente/dignitosamente pur se posso pensare che in un certo senso sia stato un abile stratagemma per affrontare e far meglio digerire allo spettatore l’intera opera di smitizzazione del “far west”: anziché creare contrapposizioni manicheiste, ridiamo di tutti e palla al centro.
Il “problema”, se voglio chiamarlo così, è che così facendo non si ha empatia verso i morti: muoiono tutti ma erano tutti figurine senza spessore se non maschere da sbeffeggiare (Custer). Non a caso, cinefurbescamente parlando, l’unica morte “vera” che colpisce del film è quella ai danni della moglie nativa (e del suo neonato) di Crabb, mentre scappa durante l’attacco di Washita.
Non riesco ad elobarare e sodalizzare con la disperazione/tristezza del protagonista perché sto ancora finendo di ridere/sorridere per la scena precedente.
Anche il finale del film è in sintonia con l’atmosfera generale: pre-finale da commedia e chiusura mestamente afflitta, avvilita…personalmente non mi piace. Sembra una paraculata come a dire “abbiamo riso e scherzato per 140 minuti ma per questi ultimi 30 secondi vogliamo ricordarvi che razza di genocidio gli Yankees hanno perpretato”. Estiqaatsi! (tipica esclamazione di un grande capo indiano)
Comunque, avrei una certa voglia di leggere il libro da cui è stato tratto.
Inesattezze/sciattezze storiche ovviamente presenti, tra cui la morte di Wild Bill Hickok, dalla quale scaturì la famigerata mano del morto in àmbito pokeristico.
Da rimarcare il fatto che Jack Crabb è testimone di entrambi i più tristemente noti attacchi/battaglie a campi/accampamenti indiani: Sand Creek (pur senza mostrare l’efferatezze alla Soldato blu) e Little big horn. Oltre all’attacco nei pressi del fiuma Washita.
Concludo quindi con una tipica esortazione Cheyenne: stretta la foglia, larga la via, dite la vostra che io ho detto la mia.