Piccola perla cecoslovacca entrata nel mio radar grazie al premio che vinse al festival di Berlino.
È la storia di una bambina undicenne che vive praticamente abbandonata a sé stessa, figlia di una ragazza madre che la trascura e la lascia anche giorni da sola in casa, senza occuparsi della sua alimentazione, della pulizia, della sua educazione.
È anche la storia del suo vicino di casa, un bambino di otto anni a cui non manca niente, che viene da un contesto altoborghese in cui però i genitori sono sempre assenti e lo lasciano solo in casa tutti i pomeriggi con la televisione ed i videogames come balia.
I due fanno amicizia e, quando un bel giorno trovano alla stazione due bebè gemelli abbandonati, li prendono con sé, decidono di scappare di casa e di andare a vivere insieme in un capanno fuori città, dove cercheranno di ricostruire ciò che per loro è il vero concetto di famiglia, dove i legami sono autentici e caratterizzati da amore e reciprocità, non da disfunzionalità ed egoismo.
Chiaramente si tratta di bambini ed ad un certo punto le difficoltà si faranno ingenti e troppo grandi da gestire indipendentemente dal mondo adulto…
Un film toccante, leggero ed al tempo stesso profondo e significativo.