Sono capitato su questo topic stanotte un quarto d’ora prima della messa in onda, ho deciso di guardarmelo. Era da un secolo che non mi guardavo un film “in diretta” in televisione, ed il fatto che nonostante l’ora assurda non mi sia addormentato depone decisamente a suo favore.
In effetti il film mi è piaciuto, pur essendo una produzione modesta e senza ambizioni di grandezza riesce a dare uno spaccato verace ed affettuoso della Grande Mela, che a tutti gli effetti è la vera protagonista dell’opera.
Nel film si respira davvero lo spirito del tempo, è palpabile l’atmosfera di cui all’epoca New York era pregna, le sue diverse facce, le diverse possibilità che offriva a persone che appartenevano a differenti mileu sociali, i vari stili di vita che in essa potevi condurre. Dalla New York underground di musicisti maledetti, tossicomani e club “estremi” al milieu degli artisti intellettualoidi tra vernissages e feste esclusive, dall’ambiente un po’ chiuso ed autoreferenziale degli immigrati italiani ad un contesto di spaesamento sociale in cui chi non si lancia nella vita mondana o non appartiene ad una gruppo sociale forte si sente un po’ perso e solo.
I protagonisti sono tutti degli italiano che vivono lì, con prospettive più o meno a lungo termine. Tramite i loro vissuti e le loro riflessioni assistiamo a diversi punti di vista sulla città ma anche, in generale, ci confrontiamo con l’immagine che la società italiana del periodo aveva degli USA.
Chi ha scritto e diretto l’opera (Stefania Casini e Francesca Marciano) doveva avere una conoscenza diretta e un grande amore per la città e per le sue contraddizioni. Ne esce un film, per quanto leggero, anche molto sentito e, in certe analisi, sottile e profondo. Non si abbandonano mai i toni spensierati ma non si tratta di una commedia ed anzi c’è spazio anche per riflessioni intimistiche e non banali.
Claudio Amendola, uno dei personaggi principali, risulta davvero simpatico e la sua recitazione ha un sapore autentico e fresco. A 20 anni doveva eseere autenticamente entusiasta della vita e dell’esperienza lavorativa che stava facendo a New York. Sembra quasi che il suo personaggio (un ragazzo in anno sabbatico, in viaggio dopo il servizio di leva) e la sua persona reale si confondano. Molto bravo anche Victor Cavallo nei panni del giornalista comunista deluso dagli Stati Uniti, che deve suo malgrado constatare che i movimenti politici e di trasformazione sociale degli anni '60/‘70 sono ormai morti e sempolti e non riesce a trovare un vero senso alla sua permanenza negli states.
Stefania Casini, che ormai non era più la sex symbol di qualche anno prima, si ritaglia un ruolo marginale ma importante, incarnando una donna appartenente a quel mondo un po’ superficiale del jet set (modella, artista, fotografa, …) del “vedo gente, faccio cose”, sempre in cerca di contatti per emergere in questa città, tra mostre, aperitivi e concerti nei locali in. La sua esperienza personale a NY, invece, più centrata nel mondo del giornalismo e dei reportages, ce la racconta tramite le esperienze ed il mondo che gira intorno ai personaggi interpretati da Victor Cavallo e Luisella Boni.
Da citare anche Kim Havlock nel ruolo della manager spirito libero, di lei mi hanno colpito la bellezza e la spontaneità, mi stupisco che questa sia la sua prima ed unica prova d’attrice.
Infine, una nota di costume: dal film traspare un approccio estremamente libertario e privo di pregiudizi nei confronti delle droghe leggere, un approccio del tutto diverso da quello a cui ci ha abituato il cinema italiano degli anni '70 e '80. L’utilizzo a scopo ricreativo della marijuana (e in un caso anche dei funghetti psicoattivi) non è stigmatizzato né condannato, non è approcciato come un fenomeno sociale da comprendere o da osservare. Semplicemente l’utilizzo delle droghe leggere per rilassarsi o per divertirsi è un dato di fatto, normale, presente e radicato nella società e nelle abitudini dei giovani, e come tale viene presentato, senza che si debba approfondire ulteriormente o che se ne debbano trarre delle conclusioni. Semplicemente, come in certe situazioni i personaggi si fanno una birra, in altre si fanno una canna, ed è tutto perfettamente normale.
Mi ha colpito questo differente approccio e sono sicuro che sia stato consentito ed agevolato dal fatto che gli Stati Uniti, pur avendo una storia ed una tradizione repressiva alle spalle, provengono anche da un contesto in cui la Summer of love ed il movimento hippy hanno reso normale e socialmente accettato che ci fosse una cultura della droga, un consumo spensierato e ricreativo. In una sequenza si cita direttamente la rivoluzione psichedelica degli anni '60, come elemento che è parte integrante degli elementi che hanno contribuito a delineare la società americana come all’epoca appariva.
Insomma, il film mi è piaciuto. Ho controllato stamane e purtroppo la pellicola non è stata resa disponibile su raiplay (o forse non ancora
).
EDIT: segnalo la canzone eponima, candata da Lucio Dalla e scritta da Dalla e Ron. Certo che il buon Lucio, quando realizzava dei brani per il commento musicale di un film, non stava a guardare che tipo di produzione fosse, lavorando anche per piccoli film dall’esigua distribuzione (si veda anche Quel prato macchiato di rosso).
Per caso qualcuno l’ha registrato? Mi piacerebbe molto averne una copia.