Coproduzione italo-spagnola ispirata abbastanza vistosamente alla morte di Papa Luciani, con teorie complottiste al seguito. C’è Terence Stamp Papa, un giovanissimo e stropicciato Fabrizio Bentivoglio (al suo quinto film), una prima parte drammatica ed una seconda che vira un po’ sul thriller, ma è un finto thriller, perlopiù si tratta di un film drammatico a tesi politica. Avrebbe spunti interessanti ma li sfrutta poco e male l’affair sentimentale del parroco Bentivoglio con una specie di terrorista rossa e la crisi mistica in Oriente, con tanto di visioni psichedeliche. Lo stesso plot, pur non eccezionale, messo in mano ad un Bellocchio o anche, più prosaicamente, ad uno Squitieri come quello di Russicum, avrebbe sortito credo ben altro - e migliore - effetto.
Eh beh, c’era un capitolo sul mitico “Mondi Incredibili” di Bruschini & Tentori che non ho sotto mano denominato “Fantapolitico” dove c’erano solo questi due film.
Il film era uscito in VHS per la gvr che avevo.
visto nell’ottimo blu ray spagnolo con master molto bello della Minerva.
Non ci ho capito un granchè… forse neanche Aliprandi stesso nel disegnare i profili dei protagonisti.
Bentivoglio non è simpatico e commette una bastardata così, nella prima metà del film che non l’ho capita. Poi va a spappolarsi il cervello nel Nepal (si riconosce Durbar Square, il tempio di Pashumpatinah sul fiume Baghmati - e qui mi meraviglio di come gli abbiano permesso di girare lì!!! - il ponte sul fiume a Kathmandu dove subito di là c’è il lunghissimo piazzale sterrato del terminale dei bus e da questo lato c’è la Motorhead Engine Repair Co., giusto per curiosità “metallara”, - forse qualche scorcio di Lalitpur con la piazza del tempio e gli sfondi con la catena dell’Annapurna, quindi ci sta che qualcosa è stato girato anche dalle parti di Pokhara: girare queste scene nel Nepal del 1982 devo ammettere che è stata veramente una grande impresa!) - insomma si fa spappolare il cervello da un santone oleografico che gli spara in 35 secondi le solite baggianate sull’occidente, tanto di maniera quanto scombinate - e nel frattempo il suo mentore in Italia cambia da così a cosà senza un perchè allo stesso modo del nostro tormentato pretino… boh…
Le scene psichedeliche son inquietanti nella loro semplicità ma mi sa che gli mandano definitivamente il cervello in tilt… mah… forse in occidente ci s’ha una idea del buddismo un pò così, di riporto dalla piena…
comunque c’è un grosso sforzo produttivo per le ambientazioni, gli interni, una bella fotografia, gli ultimi 40 minuti che virano sul thriller politico ma sinceramente mi sa che le idee erano un pò confuse…
certo durante l’incubo psichedelico del nostro pretino in Nepal c’è una scena involontariamente comica: quando vede apparire dal buio la figura evanescente del Papa sembra quasi l’apparizione del megadirettore galattico dietro la vetrata scura che chiama a sé Fantozzi dopo il lancio del sasso contro i vetri dell’azienda… mi ha fatto un pò sorridere ma forse non era una citazione…
si, se ricordo bene veniva definito “velleitario come tutti gli altri film del regista” e questo giudizio mi è sempre rimasto impresso nella memoria.
Forse non è velleitario, in teoria è anche un buon film.. però forse soffre di un difetto che è alla base di tutto lo sviluppo della storia stessa: un cambio completo ed opposto delle psicologie dei due personaggi amici (il pretino di Bentivoglio e il futuro Papa di Terence Stamp) che non trova molta giustificazione… all’inizio son completamente diversi con Bentivoglio arrembante e anticonvenzionale e non si capisce bene perchè questo suo viaggio mistico nel Nepal lo faccia cambiare radicalmente. In peggio. Forse - ma se così fosse è spiegato male e non è per niente approfondito - c’è una critica del regista verso i “viaggi dell’illuminazione” che invece che portare benefici rendono le idee ancora più confuse… non so, è difficile capire il cambio di atteggiamento del pretino al suo ritorno. Così come la svolta - questa si veramente incredibile - di Terence Stamp che all’inizio qualche briciolina di modernità ce l’ha… (si tuffa in mare e fa il bagno come fosse un playboy, fuma copiosamente…) ma sostanzialmente è un uomo di chiesa prudente, assennato, molto con i piedi per terra. Ed invece dopo diventa quel che diventa, una volta che assurge al ruolo di sommo pontefice: e qui è l’aspetto più inverosimile di tutto il film per il quale non viene fornito nessun percorso di svolta psicologica che lo porta a diventare ciò che diventa.
Bentivoglio è bravo ma non risulta simpatico… anche perchè (e qui c’è un altro fatto non spiegato) fa il delatore e pare non provarne rimorso, quando ancora è nella sua fase “giovanile e turbolenta”. Boh.
La velleitaria terrorista rossa scompare bruscamente e anche lei non si sa bene che ruolo avesse avuto, non viene approfondita, parte come una mezza disperata e poi diventa quasi una raffinata che ascolta Brahms quando all’inizio pare abbia anche difficoltà a scrivere in italiano, quando lascia un messaggio al pretino con calligrafia incerta e bambinesca…
Peccato perchè i mezzi si vede che c’erano: gli ambienti vaticani sono molto sontuosi e non escludo che siano stati girati veramente in loco; le scene ambientate in Nepal sembrano effettivamente girate là, soprattutto nel prologo, ma anche negli altri luoghi sopra descritti e nel templio buddista dove viene indottrinato dal santone… quindi i soldi non mancavano. Ma è proprio il disegno dei personaggi che subisce delle mutazioni abbastanza inspiegabili e non coerenti con quanto fino ad allora raccontato. Vabè, diciamo che tutta la parte finale che volge al thriller politico è comunque interessante e sa creare tensione.