Vorrei aggiungere due approfondimenti riguardo questo film, in particolare sul discorso stunt che è quello a cui sono più legato.
Cliff Booth, interpretato da un memorabile Brad Pitt, è senza dubbio uno dei migliori personaggi del film, più probabilmente il migliore in assoluto.
Proprio come la trama stessa del film che viene elaborata da Tarantino miscelando fatti reali a finzione, anche Cliff Booth, stando a quanto raccontato dal regista, è ispirato a diverse figure realmente esistite nel sottobosco del cinema hollywoodiano anni ‘60 e ‘70. Per esempio, il rapporto quasi fraterno tra Cliff e Rick somiglia molto a quello tra Burt Reynolds e la sua storica controfigura, Hal Needham. Una relazione, la loro, durata anni, tant’è che Needham, oltre a controfigurare Reynolds in svariate pellicole, lo ha anche diretto in qualità di regista.
Inoltre Reynolds era stato scritturato proprio da Tarantino per “C’era una volta a… Hollywood”, per ricoprire il ruolo di George Spann, ma purtroppo l’attore non fece in tempo a regalarci quest’ultima interpretazione e ci lasciò qualche mese prima.
La storia di Burt Reynolds e della sua amicizia con Hal Needham sono raccontate nell’interessantissimo documentario “I am Burt Reynolds” disponibile fino a un po’ di tempo fa su Sky onDemand e NowTV, non so se sia ancora disponibile in streaming attualmente.
La scena del combattimento tra Cliff Booth e Bruce Lee in “C’era una volta a Hollywood” è stata sicuramente una di quelle più discusse. A trainare il dibattito ci ha pensato innanzitutto la polemica scoppiata tra Quentin Tarantino e la figlia di Lee, Shannon.
Tralasciando la polemica, quello che più interessa sapere è quanto ci sia di vero nella versione di Quentin Tarantino.
Il personaggio di Cliff Booth, come accennato pocanzi, è il risutato di un collage di personaggi realmente esistiti, ma per quanto riguarda la scena che stiamo analizzando il riferimento è senza alcun dubbio uno soltanto: Gene LeBell.
Era conosciuto come l’uomo più forte vivente, il più duro di Hollywood. LeBell è stato due volte campione nazionale di Judo e un formidabile esponente del submission wrestling. Oltre alla carriera da atleta, LeBell ha lavorato a lungo nel mondo del cinema tra cui spicca il ruolo di stuntman nella famosa serie The Green Hornet, in cui Bruce Lee interpretava il ruolo di spalla dell’eroe: Kato.
LeBell fu avvicinato dal coordinatore degli stuntman per farlo confrontare con Lee, poichè quest’ultimo stava prendendo “a calci nel culo” l’altro stuntman e non riuscivano a convincerlo ad andarci più piano pur garantendogli che la scena sarebbe venuta bene lo stesso. Non riuscendo a placare il combattente di Hong Kong, il coordinatore Bennie Dobbins chiese a LeBell di bloccare Lee con una headlock, in modo da indurlo a essere più collaborativo.
Il piccolo drago, come racconta LeBell, una volta bloccato rimase veramente sorpreso, non se lo aspettava!
LeBell riferì inoltre che dopo essersi chiariti, Bruce Lee non era affatto arrabbiato, anzi, capì che mancava qualcosa al suo Jet Kune Do, che fedele alla filosofia del “be water” prendeva in prestito diversi approcci derivanti dalle arti marziali più disparate.
Sempre LeBell ricorda con affetto: “Ho frequentato Bruce Lee per lungo tempo, lui veniva nella mia palestra e viceversa. Gli ho insegnato judo e wrestling, mentre lui mi ha mostrato dei colpi e dei calci che uso tutt’ora nei miei film. Era un uomo meraviglioso e un grande artista marziale”.
Esempi fulgidi dell’amicizia tra Lee e LeBell sono due scene immortali della filmografia dell’attore: lo scontro con Sammo Hung in “I 3 dell’operazione drago” e il leggendario combattimento al Colosseo con Chuck Norris in “L’urlo di Chen terrorizza anche l’occidente”.
Infatti, in entrambe le scene, Lee sottomette gli avversari con due mosse apprese grazie al lavoro con LeBell.
Jene LeBell purtroppo ci ha lasciati lo scorso anno, ma il suo enorme contributo al cinema mondiale rimane vivo grazie ai film a cui ha preso parte come stuntman e come stunt coordinator.

