Original Sin (Takashi Ishii, 1992)

Un incontro fortuito, una relazione extraconiugale inizialmente forzata poi accettata, un difficile equilibrio tra marito ingenuo e amante intraprendente, una soluzione che non ne é veramente una. Un melodramma classico.

La protagonista parla poco, al contrario dei due uomini, ma esprime molto attraverso silenzi e sguardi. La fotografia é, al solito, magnifica; montaggio e suono contribuiscono grandemente alla riuscita globale dell’opera.

La storia é inusuale per il regista, ma il suo stile fa la differenza. Memorabili, per esempio, l’amplesso con i due amanti avvolti da un lenzuolo grigio o la passeggiata lungo un porto abbandonato. E i 30 minuti finali nell’hotel sarebbero da far studiare in una scuola di cinema (almeno se fossi io a dirigerla :smiley:).

Qualche immagine tratta dal film:


L’incontro/scontro che origina il tutto

I neon non possono mai mancare

L’inversione del rapporto

La summenzionata scena della passeggiata al porto

La gioia é sempre nell’aria

No spoiler, ma che finale!

2 Mi Piace

Segnalo questa incredibile uscita, assolutamente da non perdere!

E mi riprometto di scrivere di Alone in the Night e A Night in Nude, quando la pigrizia estiva mi avrà abbandonato!

3 Mi Piace

In effetti non ricordo un solo film orientale degli ultimi trentacinque anni in cui non si veda almeno un neon. Deve essere una loro ‘fissazione’. Comunque nel suo diario Edda Ciano (proprio lei) scrisse che già negli anni trenta ad Hong Kong esistevano le insegne di quel tipo.