Parliamo di Gianni Cavina

Più che un attore un marziano del nostro spettacolo. Legato a doppio filo al mondo di Pupi Avati (a cui ammise di dovere tutto) ma col tempo ha dimostrato anche di poter camminare con le proprie gambe. Lo conobbi un paio di volte a un paio di pranzi di famiglia all’inizio degli anni ottanta in quanto lontano cugino di un mio zio. In quel periodo era un po’ in crisi perché lavorava poco. L’esperienza con la tv con la coppia Pavone-Reno non fu assolutamente felice e per un po’ di tempo pensò al ritiro definitivo. Si pentì tanto di aver fatto Voglia di donna anche perché inizialmente lui doveva fare soltanto la parte cornice (in cui tra l’altro è doppiato - gliel’ho chiesto perché ma non se lo ricordava forse era impegnato su qualche altro set). Mi spiegò che l’episodio con Cicciolina e Luciano Salce non doveva farlo lui ma un altro attore che all’ultimo momento diede forfait è lui per contratto si ritrovò invischiato in un episodio che non gradiva. Era comunque contento di aver lavorato con Luciano Salce, mentre sulla Staller pur reputandola donna bellissima era dell’idea che tutto avrebbe dovuto fare tranne cinema. Ebbe a discutere sul set col Rossetti che gli chiedeva di fare qualcosa di un po’ più spinto (non ha specificato cosa) e che lui non era disposto a fare. Reputava Atsalut Pader il suo film più bello e sperava che dopo gli arrivassero offerte di pari livello, mentre invece cominciarono ad arrivare copioni di commedie scollacciate sempre più scalcagnate e a cui disse no. Un film di cui invece fu molto soddisfatto fu Bordella di cui ancora si chiedeva del perché del parapiglia censorio capitato al film (ragionava sul fatto che il film è tutto sommato casto). Poi si farà in parte con la televisione, comunque anche lui ha avuto molto meno di quanto meritasse.

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Diciamolo francamente @rodar, é stato forse uno dei pochi attori(probabilmente visto che conosceva tuo zio) che si é lasciato andare, a raccontare aneddoti sulla sua carriera.
Grazie anche al mio lavoro, ho notato un aspetto fondamentale: se queste persone le fai sentire a loro agio, senza tanto clamore e particolare “elettricitá” perché te li trovi davanti, sono fiumi in piena.
Ho fatto sempre cosí con tutti, nascondendo abilmente la grande gioia di trovarmeli davanti miti assoluti del cinema,tv e della canzone mentre gli stavo preparando qualcosa al bar.
Tornando a Cavina e la sua esperienza con i coniugi Reno.
Giá di per se, quella trasmissione era un pianto.
La sera o ti beccavi lo sceneggiato a puntate su Rai uno, in attesa della Domenica sportiva o il varietá comico~musicali sul “secondo”.
Tralasciando “A tutto gag” di Romolo Siena(veramente divertente e ben recitato dal cast) gli altri, tra cui Che combinazione appunto erano strutturati malissimo e bruttissimi perfino da vedere.
Crisi di idee degli autori, capisco che dovevano sopperire alla crisi e al menefreghismo delle persone che non pagavano l’abbonamento annuale e trovarono il modo per recimolare du lire per le loro casse.
Risate registrate durante schetch comici(mah), gioco di specchi per far vedere il gran numero di pubblico presente allo spettacolo, interviste con ospiti che promuovevano film o l’ultimo successo musicale assolutamente ridicole.
Piccola annotazione, oltre alla Pavone l’altra presenza femminile in questo programma é rappresentata da Barbara D’Urso (secondo me inserita lí perché allora era fidanzata con Memo Remigi)
Insomma lo schifo assoluto lo concludo con la frase tormentone che l’attore pronunciava(incise perfino un 45 giri) in quel programma:**Pó esse, che non pó esse…pó esse sí"

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Da quanto ricordo il problema di quella trasmissione fu non tanto la Pavone fu, ancora attiva discograficamente, quanto il marito a cui non si sapeva cosa far fare. A suo dire, questo lo affermò anche pubblicamente, venne trattato come uno sguattero soprattutto da lui sempre spalleggiato da lei. Quella, va detto, fu l’ultima grande esperienza televisiva da vedette della Pavone dopodiché si dovette arrangiare nel filone revival non tanto per lei ma perché proprio non si sopportava lui. E lui lavorava solo perché c’era lei. Riguardo la D’Urso non mi ricordo che disse qualcosa; d’altra parte pure io non l’avevo mai sentita nominare ma credo che nella trasmissione facesse molto poco. Ad ogni modo il varietà televisivo non era nelle sue corde, parlo di Cavina.

Le mie due brevi chiacchierate con l’attore partirono dal fatto di averlo visto in un film erotico cosa che mi stupì. Gli dissi con garbo ma in maniera diretta che mi sembrava un pesce fuor d’acqua in quel contesto cosa che lui confermò. Mi disse anche che Avati non era per niente contento, che questa cosa lo avrebbe potuto danneggiare nella carriera di attore considerando quello che aveva fatto fino a quel momento.

Ricordava invece con grande divertimento, cosa confermata anche da Avati, il modo in cui riuscirono a racimolare i soldi per girare Balsamus senza considerare la totale inesperienza del regista stesso tanto che per farlo dovettero chiamare professionisti da Roma.

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@rodar di “Voglia di donna” ne parlammo una delle prime volte che ci incontrammo a Roma (secoli fa) e ti dicevo come i dirigenti Rai non se ne risentirono quando Bottari nel primo episodio con la Gesmer e Tinti, presero in giro Domenica in e il famoso Ditone.


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Era una semplice valletta pettinata con acconciature settimanali, vestitissima(a differenza di come era apparsa a Strix)muta e naturalmente sempre col sorriso smagliante.

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Accidenti che memoria. Si ricordava vagamente di aver visto qualche volta Memo Remigi ma di non avere associato lui a lei. Comunque immagino essere stato un personaggio che badava soprattutto ai fatti suoi. L’unica altra cosa che mi disse è che la Pavone era insopportabile perché voleva che il marito venisse infilato più spesso, ai suoi danni, anche se Romolo Siena letteralmente non sapeva che fargli fare. Pensò anche di ritirarsi dalla trasmissione ma la penale era troppo alta e non se la sarebbe potuta permettere. Lui come altri bravi attori, come ad esempio la già citata Anna Mazzamauro, furono utilizzati poco e molto spesso male.

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Che fosse insopportabile, si vede.
Avrei su di lei, due aneddoti diretti non li scrivo, rischio(anzi é probabile)che vado fuori tema.

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Bravo caratterista che avrebbe meritato di più, i suoi problemi di depressione suppongo abbiano influito a livello professionale. Bordella secondo me ha avuto noie censorie per i contenuti, soprattutto la satira sui servizi segreti americani.

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La depressione arrivò dopo anche se mi ha sempre dato l’impressione essere una persona fin troppo tesa all’introspezione (quando l’ho incontrato era esattamente come si vedeva sia sullo schermo sia in televisione. Intendo il modo di porsi). Per quanto riguarda Bordella diede fastidio ciò di cui parlava perché il film è assolutamente casto. Però in quel caso, mi spiegò, che la cosa pesò loro poco perché erano tutti molto attivi professionalmente. Poi all’epoca non c’erano neanche le videocassette perciò una volta che un film era in qualche modo messo da parte finiva lì e bisognava passare al film successivo. Non c’era altro modo. Da quello che mi ricordo, perché sono passati veramente tanti anni, a lui dispiaceva il fatto che col passare del tempo gli offrivano un copioni sempre più scalcagnati e sempre più volgari cosa che non voleva fare. Da qui la sua presenza nel film di Franco Bottari di cui poi si pentì.

bel ricordo di un attore che apprezzo molto,per me Cavina sarebbe stato tagliato anche per ruoli da "duro"malinconico ,mi pare abbia fatto qualche parte da malavitoso in cui è uscito bene

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Nel 1991 la Rai gli affidò due stagioni dell’lspettore Sarti dai romanzi di Loriano Machiavelli. Sicuramente uno dei suoi ruoli migliori, sembrava scritto su di lui. Fece molta altra televisione sia con Avati che con altri sempre validissimo. La scelta della TV fu obbligata perché al cinema si lavorava poco in quel periodo e lui di fare le commedie sexy proprio non ne voleva sapere. Mi spiegò che non era una questione di spocchia ma che non ci si ritrovava pur rendendosi conto dei soldi che perdeva perché lo avrebbero pagato bene.