Visto stasera, non per una mia predilezione verso questo genere di film ma invogliato da pareri eccellenti provenienti da personaggi insospettabili. Apprezzato nei miei limiti, nel senso che riconosco la bravura dell’attore principale e del regista, apprezzo la libertà interiore che traspare dal racconto di queste giornate sempre uguali, e anche quella punta di tristezza dell’episodio della ragazza. Tutto ben confezionato, ben fotografato, certo per gusti personali sarò sempre su altri lidi. La colonna sonora scusate ma la trovo molto banale.
Sono un tantino più vecchio di te, quindi non vado in sala a vedere un film di Wenders dal gennaio 1994, ovvero 30(!!!)anni fa. Si trattava di “Così lontano, così vicino!”. Sono tentato, di dare una chance all’anziano crucco, invogliato dalle recensioni positive e dal sorprendente riscontro commerciale. Dopo Miyazaki, mi affido nuovamente all’estremo Oriente. Scusate la rima… ![]()
quale titolo più centrato… ![]()
Finito di vedere poco fa. Piccolo, minimale, minimalista, e non si vuol fare prediche o mirare ai massimi sistemi. Con l’età, Wenders punta alla semplicità. E fa benissimo, vivaddio. Aiutato, per l’occasione, da un protagonista pressoché perfetto. Di poche, anzi pochissime parole. E sempre con l’espressione giusta. Con gli ultimi 2 minuti, che giustificano ampiamente il premio ottenuto a Cannes per il migliore attore. In breve, un bellissimo film. Dopo 30 anni, zio Wim si è riconquistato la mia stima, da spettatore appunto… ![]()
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P.S. Inoltre, fra musicassette e macchine fotografiche, è il trionfo dell’analogico. Ma senza arroganza, anzi con inattesa gentile intelligenza… ![]()
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Entrato nella cinquina, agli Oscar, dei film stranieri. Personalmente, faccio volentieri il tifo per il vecchio crucco, e il suo nettacessi nipponico… ![]()
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Per chi se lo fosse perso in sala,da aprile in dvd, e combo br+ 4k. Continuo a consigliarlo. Anche, anzi SOPRATTUTTO, a chi non ama Wenders…![]()
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P.S. E potendo votare, era per me l’Oscar come miglior film straniero. Alla faccia di Glazer, Garrone e dei loro “temi importanti”. Che mi hanno un po’ rotto il ca…![]()
mah, avrei preferito il progetto originale (documentario sui bagni pubblici giapponesi)
il film non mi ha veramente detto nulla, solita estetica wendersiana vista 900 volte, nostalgie che non mi appartengono nonostante l’età, idee che spiazzano per la loro pochezza, un auto-compiacimento ridicolo, noia a fiumi
totalmente d’accordo, manco quella è riuscito a imbroccare