Dramedy strappalacrime convincente anche nella sua prevedibilità, grazie al tono sbarazzino che si stempera un po’ nella seconda parte: per fortuna Fraser e gli altri sono abbastanza bravi da mantenere il tutto sopportabile e solo lo snodo finale risulta un po’ forzato. Buon film leggero e di buoni sentimenti.
Due parole sulla trama. Un attore fallito che vive da sette anni in Giappone accetta di entrare in una azienda gestita da un fascinoso cinquantenne, in cui, grazie proprio alla sua esperienza recitativa, deve interpretare di essere di volta in volta qualcun’altro. In questo caso lo vediamo alle prese con un vecchio attore un tempo famoso ma ormai non più lucido la cui figlia chiede di interpretare un giornalista che vuole scrivere su di lui una biografia nonostante l’attore abbia già dato alle stampe una autobiografia perché l’uomo si sente dimenticato, un okatu che ha bisogno di un amico per giocare ai videogiochi e andare in locali di spogliarelli e, soprattutto, con una bambina di circa 9/10 anni mezzo sangue di spiccata intelligenza e acume, Mia, per cui deve far finta di essere il padre americano. Tutto questo richiesto dall’ambiziosa madre che vuole che al colloquio per far entrare la bambina in una prestigiosa scuola si possa presentare con un ‘marito’. Ma Philip, questo è il suo nome, si affeziona sia al vecchio che, soprattutto, alla bambina…
Dire di più non sarebbe giusto. Il possente canadese (1.92) si conferma attore di vaglia, ma tutti gli attori sono bravi. Va visto e sentito rigorosamente in lingua originale per il passaggio continuo tra giapponese e inglese. Concordo con lo snodo finale un po’ forzato. Apprezzabilissima la scelta di non inserire storie d’amore (Philip frequenta una donna della sua età ma è più che marginale) e da non perdere la pubblicità del dentifricio.
Che gran bel film, per certi versi mi ha ricordato Lost in Translation, la lacrimuccia è sempre dietro l’angolo ma il film non scade mai nel melodramma più becero, anche se ne avrebbe ben donde, e come ben scriveva Rodar nemmeno nell’inutile storia d’amore, che di riffa o di raffa fra un po’ la mettono anche in un Predator. Grande Fraser, ma il resto del cast non gli è da meno.
Comunque
l’idea di pagare un’attrice che interpreti l’amante che dice alla moglie “è tutto finito” è geniale, a livelli del Perozzi