Dopo ben 26 anni trascorsi all’interno del Salone delle Feste del Casinò Municipale a Sanremo, il Festival fu costretto a trasferirsi. A causa di urgenti lavori di restauro della storica sede, l’organizzatore Vittorio Salvetti e tutto il suo entourage dovette ripiegare sul Teatro Ariston.
Quello che nacque come un ripiego temporaneo si trasformò nella casa definitiva del Festival (fatta eccezione per l’edizione del 1990).
Il passaggio all’Ariston portò con sé una drastica riduzione del prezzo dei biglietti e una capienza nettamente superiore, rendendo lo spettacolo visivamente più moderno.
Fu il primo anno in cui Mamma Rai trasmise “il calderone musicale” interamente a colori sul territorio nazionale, uniformandosi finalmente agli standard delle altre televisioni ed emittenti europee.
Per questa edizione, la conduzione venne affidata alla “fatina” Maria Giovanna Elmi, affiancata solamente nella serata finale da Mike Bongiorno.
Entrata nell’azienda nel 1974, Maria Giovanna Elmi era conosciuta dal pubblico italiano soprattutto come la “signorina buonasera” dal sorriso dolce e dai capelli biondi platino.
Vittorio Salvetti, la scelse proprio per il suo volto rassicurante in un periodo storico molto teso e cupo per i cosiddetti anni di piombo.
La Elmi condusse le prime due serate della manifestazione completamente da sola. Fu una delle primissime volte nella storia della kermesse in cui una donna si trovò a gestire in totale autonomia il palco più importante d’Italia, senza un “presentatore principale” uomo a farle da spalla.
L’organizzazione temeva che la Elmi, da sola, non riuscisse a reggere la pressione della finalissima del sabato sera, specialmente con le novità tecnologiche del colore e i complessi sistemi del voto.
L’affiatamento sul palco fu molto particolare: la “bionda” mantenne il suo stile fresco, sognante e quasi fiabesco, mentre Mike portò la sua classica conduzione rigida, precisa(anche troppo), scandita dai suoi celebri “Allegria!” e dalle sue famose gaffe(costruite?pò esse)
Per l’occasione la Elmi, sfoggiò un abito bianco lunghissimo con ampie maniche, che i settimanali dell’epoca definirono “da sposa” o “da eroina medievale”.
Con l’avvento della TV a colori, quell’abito abbagliava le telecamere, rendendo la sua figura ancora più eterea e memorabile.
Come confessato dalla stessa ex presentatrice anni dopo, la sua fobia più grande durante quel Festival erano le scale (come per tutte).
Il terrore di inciampare in diretta con la gonna lunga la costringeva a guardarsi continuamente i piedi prima di entrare in scena
Proprio la finale subì un celebre e clamoroso imprevisto memorabile: i tecnici della Rai capitanati da Antonio Moretti, marito di una sua collega presentatrice, sfumarono improvvisamente la diretta pochi istanti prima della proclamazione del vincitore per cedere la linea al Telegiornale, lasciando i telespettatori con il fiato sospeso, mentre sul palco nessuno si era accorto di nulla.
La reazione degli Homo Sapiens alla clamorosa e improvvisa interruzione fu un misto di incredulità, smarrimento e frustrazione, vissuto in un backstage totalmente caotico mentre Mike Bongiorno procedette regolarmente a proclamare la vittoria di “Bella da morire”.
I quattro membri della band toscana salirono sul palco per ritirare il premio ed eseguire nuovamente il brano tra gli applausi del pubblico presente in sala, del tutto convinti che milioni di italiani li stessero guardando da casa.
Il fulmine arrivò subito dopo, non appena il gruppo si incamminò per raggiungere i camerini e la sala stampa.
I ragazzi si aspettavano la tipica euforia della diretta tv, ma trovarono ad accoglierli tecnici e giornalisti sbigottiti; furono proprio gli addetti ai lavori a dare loro la notizia: “A casa non vi ha visto nessuno. Hanno staccato prima della proclamazione”.
Chi visse la scena nel backstage raccontò che Mike Bongiorno era letteralmente furioso. Da professionista impeccabile qual era, Mike non tollerò affatto che un evento di quella portata venisse troncato a pochi secondi dalla fine per un “razzo” errore di sforamento dei tempi, e riversò la sua rabbia contro i funzionari Rai presenti.
Per gli Homo Sapiens -che stavano vivendo il momento più alto della loro carriera- fu una doccia fredda micidiale.
In moltissime interviste rilasciate negli anni successivi, il gruppo ha confessato l’amarezza di quel momento: furono in assoluto i primi a trionfare all’Ariston e a vincere nell’era della TV a colori e si sono visti scippare la gioia del picco d’ascolti televisivo a causa di un blackout abbia tolto loro la gioia visiva della diretta.
Fortunatamente la reazione del pubblico italiano non tardò ad arrivare nei giorni successivi: nel giro di pochissimo tempo, il verdetto delle vendite ripagò ampiamente il gruppo: la canzone divenne un successo clamoroso nelle radio e nei juke box e balzò in cima alle classifiche, dei 45 giri più venduti in Italia, trasformando la delusione di quella notte, in un trionfo.
L’edizione del 1977 ricordiamo che vide una partecipazione ridotta: solo 12 artisti in gara scelti strategicamente da Salvetti tra i giovani dominatori delle classifiche di vendita. La finale si disputò attraverso un inedito meccanismo di scontri diretti a eliminazione.Il podio fu un monopolio assoluto dei complessi musicali, a dimostrazione del forte impatto che le band pop-rock stavano avendo sui giovani dell’epoca.
Il palco dell’Ariston ospitò performance memorabili fuori gara, tra cui quella del gigante del soul Barry White, John Miles, oltre a pilastri nostrani come Domenico Modugno, Iva Zanicchi e tanti altri.
L’arrivo di White come super ospite internazionale fu un colpaccio clamoroso per il Mister Festivalbar, ma portò con sé una dose massiccia di panico dietro le quinte e non solo.
Il “Re della Disco” e del soul americano, all’apice assoluto del suo successo mondiale, sbarcò in Liguria accompagnato dalla sua mastodontica (non solo) reputazione e da richieste da vera e propria diva, che misero a dura prova la macchina organizzativa della Rai, agli addetti ai lavori del Teatro Ariston e tutto il personale al completo del Royal Hotel dove il cantante alloggiava.
Più che il cachet fisso in sé, a pesare enormemente sulle casse della manifestazione furono le spese vive.
L’organizzazione dovette pagare interamente le spese di viaggio, vitto e alloggio non solo per Barry White, ma per l’intera Love Unlimited Orchestra, una mastodontica formazione di musicisti e coriste al suo seguito.
Il trio vocale femminile (composto dalla moglie Glodean James, sua sorella Linda e l’amica Sandra Wells) che faceva da colonna portante ai suoi show, condividevano con il Maestro la passione per l’eccesso estetico.
Prima di salire sul palco, le artiste occuparono i camerini dell’Ariston per ore. Il personale del teatro raccontò che lo staff della Rai, andò nel panico a causa delle loro monumentali sessioni di trucco e parrucco.
Consumarono quantità industriali di lacca per capelli, al punto che nei corridoi retrostanti il palco si creò una vera e propria nebbia chimica che fece tossire anche per diverse ore tecnici e gli stessi presentatori.
Nonostante si trovasse nella patria della buona cucina(lo sappiamo tutti), “Mister Let’s the music play” era terrorizzato dall’idea di mangiare cibo locale prima di esibirsi; temeva che un cambio di dieta potesse fargli male o appesantirgli la voce.
Impose che gli venissero serviti esclusivamente hamburger e patatine fritte di una nota catena americana. All’epoca, i fast-food americani non erano diffusi in Italia come oggi, e l’organizzazione dovette fare i salti mortali, mobilitando auto e staff per recuperare il cibo desiderato e portarglielo caldo in hotel.
L’”americano” già al suo arrivo all’Ariston volle sei casse di Ballantines, che consumò felicemente nel backstage insieme ai componenti della sua Love Unlimited Orchestra con una montagna di ghiaccio tritato al momento.
Anche l’hotel di lusso che ospitava il cantante dovette piegarsi a richieste fuori dal comune. L’entourage esigeva che il letto della sua camera non avesse le classiche lenzuola di cotone bianco fornite dalla struttura.
Il “pingue” pretendeva esclusivamente lenzuola di finissima seta nera o blu notte, lavate con un detersivo anallergico privo di profumazione industriale; la direzione dovette reperire d’urgenza i tessuti richiesti per rivestire il letto monumentale della star, assecondando quello stereotipo da “seduttore della notte” che l’artista incarnava perfettamente anche nella vita privata.
Per un “armadio a 6 ante come lui” naturalmente usava abiti su misura, solitamente completi sontuosi e camicie di finissima seta d’importazione. Per via del lungo viaggio, i suoi vestiti erano arrivati a Sanremo inevitabilmente sgualciti.L’artista impose una regola ferrea: nessuna stiratura tradizionale a secco o con ferro comune, che avrebbe potuto rovinare o lucidare i tessuti. Pretese di trovare nei dintorni della cittadina ligure delle stiratrici specializzate capaci di trattare i suoi capi esclusivamente con un sistema a vapore verticale continuo. Una “scagnozza” del suo entourage rimase fissa in lavanderia a controllare che la temperatura del vapore non subisse sbalzi, per non rischiare di infastidire il Maestro qualora ci fosse atata una piega fuori posto.
Circondato da un cordone di guardie del corpo mastodontiche, creò una barriera invalicabile per i giornalisti italiani.
L’artista rifiutò quasi tutte le interviste e pretese che i corridoi del backstage venissero completamente sgomberati ogni volta che doveva spostarsi dal camerino al palco, per evitare qualsiasi contatto con estranei, curiosi o persino con gli stessi artisti in gara.
Non ammetteva mezze misure nemmeno per gli spostamenti dall’ hotel al Teatro.
Pretese una flotta di limousine e auto americane chilometriche, rigorosamente nere e dotate di vetri oscurati al massimo livello allora consentito.
Poiché le strade di Sanremo sono storicamente strette e tortuose, l’autista della star fece un’enorme fatica a manovrare il mezzo nei pressi dell’ingresso della struttura, bloccando il traffico cittadino e creando enormi ingorghi tra i fan in delirio.
Quando i tecnici videro la stazza di Barry White e seppero che si sarebbe esibito insieme ad alcuni elementi della sua iconica orchestra, ci fu un momento di terrore puro per la tenuta statica delle assi del palcoscenico. Vennero fatti controlli dell’ultimo minuto per assicurarsi che la struttura reggesse senza problemi il peso del gigante del soul e della sua strumentazione. Fortunatamente i capricci e la tensione accumulata dallo staff, nel momento in cui White salì sul palco l’atmosfera cambiò radicalmente. Con la sua inconfondibile voce profonda e il suo carisma, regalò una performance memorabile che lasciò il pubblico estasiato, confermando che, dietro le pretese da star, c’era un artista immenso che da solo valeva il prezzo del biglietto.
Nonostante tutte queste richieste asfissianti avessero fatto impazzire l’intera macchina organizzativa di Sanremo, seppe come farsi perdonare. Prima di lasciare definitivamente la Riviera dei Fiori alla volta del suo tour europeo, l’artista volle ringraziare personalmente i facchini dell’hotel e il personale tecnico più stretto del Teatro Ariston e di Mamma Rai che avevano sopportato i suoi ritmi e i suoi sbalzi d’umore.
Un gesto da Re Mida: distribuì per tutti una serie di mance faraoniche in contanti (rigorosamente in dollari americani). Il gesto lasciò i lavoratori a bocca aperta: l’ammontare complessivo delle mance superava di gran lunga lo stipendio mensile di molti dei presenti, trasformando istantaneamente il “terribile esigente Barry” nell’ospite più amato di tutte le edizioni sanremesi.
A distanza di decenni, l’edizione del 1977 resta impressa nella memoria collettiva per quel podio tutto composto da complessi e per la favola di ‘Bella da morire’.
Una canzone nata dal caso, rifiutata da Mal e finita sul tetto d’Italia.
È questa la dimostrazione di cosa sia sempre stata quella manifestazione: una macchina che fabbrica sogni e canzoni immortali che, partendo dal palco dell’Ariston, ha saputo da sempre conquistare le classifiche e il cuore di intere generazioni.
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Jo, sei una miniera di informazioni e aneddoti. Forse te l’ho già chiesto, ma lo ripeto: mai pensato seriamente di fare lo scrittore, e pubblicare un libro coi tuoi ricordi e le tue esperienze? Materiale, mi pare ce ne sia. E come stile, sei messo bene…![]()
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Grazie mille per i complimenti @Zardoz, significano davvero molto. Sto vivendo un momento bruttissimo e la scrittura è uno dei miei sfoghi.
Ringrazio anche gli amministratori per lo spazio che mi concedono per “parlare” delle mie passioni. Purtroppo in altri blog passati questi aneddoti (molti li ho scritti man mano che si presentavano le occasioni)non erano ben visti, perché si badava solo ai numeri degli iscritti e a topic ripetuti fino alla noia.
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…sappi che qui trovi affetto!
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