Un celebre regista (un indimenticabile Stellan Skarsgård), in crisi creativa da almeno un decennio, decide di adattare per il grande schermo (e per Netflix
) una sceneggiatura autobiografica che riflette sulla sua infanzia (forse la madre o la nonna, non ho capito) e sulla sua paternità (sua figlia). La figlia in questione (la straordinaria Renate Reinsve) - attrice principalmente di teatro moderno, con alcune incursioni nel mondo delle serie televisive - sembra la scelta ideale per ricoprire il ruolo centrale nel film del padre. Tuttavia, i loro rapporti sono da sempre complicati, e nel momento della proposta, la protagonista si trova a un picco di depressione. Di conseguenza, una giovane attrice americana (Elle Fanning, perfetta nel ruolo) viene scelta per prendere il suo posto.
Quando ho visto i primi lavori di Joachim Trier, non mi avevano particolarmente colpito, ma da The Worst Person in the World, con la stessa attrice protagonista, ho cominciato a riconoscere in lui una delle voci più interessanti del panorama cinematografico europeo contemporaneo.
Questo film, che si sviluppa su un impianto classico da dramma familiare, è semplicemente straordinario, probabilmente il miglior film che ho visto quest’anno.
I due attori principali offrono interpretazioni magnifiche, sia da soli che nelle scene di interazione, dove le poche ma potentissime parole e gli sguardi riescono a trasmettere l’intensità del non detto in modo incredibilmente efficace.
La regia, la fotografia e il montaggio sono anch’essi eccezionali: basti pensare alla scena iniziale nel teatro o alla storia dell’abitazione familiare, un incipit tra i più belli che abbia mai visto!
Una visione decisamente poco estiva e poco allegra, ma assolutamente consigliata!
Non vedo l’ora di scoprire come evolverà la carriera di Joachim Trier e in quali altri progetti ritroveremo Renate Reinsve, una delle rivelazioni degli ultimi anni. Se non l’avete ancora visto, vi consiglio anche la sua prova marcante nel formidabile Armand!