
Ieri notte è stato il classico caso in cui scelgo un blu ray pensando di vedere un certo tipo di film e poi alla fine scopro che il film è completamente diverso.
Pensavo che Sharkwater fosse un documentario mozzafiato interamente girato sott’acqua in mezzo agli squali con apparecchiature ultra-hd (tipo certi documentari della BBC) e invece era un’altra cosa.
Trattasi di un documentario fatto per “glorificare” gli squali, cantandone le lodi e distruggendo il mito dell’animale feroce mangiatore di uomini. Il documentario segue l’autore Rob Stewart, un ragazzo innamorato degli squali che ha abbandonato la sua carriera come operatore e fotografo subacqueo per unirsi a Sea Shepherd, l’organizzazione no-profit che, con le sue navi, attacca tutti i pescatori e i contrabbandieri che pescano specie protette in maniera illegale (usando anche la violenza quando necessario).
Gli squali vengono quindi presentati come specie seriamente in pericolo, pescati solo per le loro pinne (che al mercato nero raggiungono prezzi esagerati) e poi buttati via. In effetti lo scenario presentato nel documentario è molto inquietante, con un’autentica mafia (specialmente in Costarica) che traffica una quantità abnorme di pinne di squalo (che vengono usate per prelibate zuppe ma anche per discutibili farmaci et similia).
Il documentario quindi segue per un po’ le avventure di questi tizi di Sea Shepherd che in effetti non rischiano certo di annoiarsi e che, anzi, spesso si trovano in guai seri perché, visto il giro d’affari dietro agli squali, i poachers sono spesso in combutta con le forze dell’ordine.
La cosa migliore del documentario, però, sono certe riprese subacque, alcune davvero da mozzare il fiato (e a me fanno pure paura ma io ho il terrore di queste cose).
Io ammetto di essere stato un po’ irritato dal fanatismo di questi tizi di Sea Shephard che avranno anche tutte le ragioni del mondo ma in quanto fanatici mi mettono un po’ a disagio (detto col massimo rispetto, beninteso).
In ogni caso questo documentario (che tra l’altro è stato pluripremiato, anche più di In The Market) ha un difetto talmente grave che se mai dovessi incontrare il regista Rob Stewart mi metterei a mangiare un filetto di squalo in salsa di delfino davanti ai suoi occhi solo per farlo incazzare e per punirlo dell’immensa cialtronata che ha fatto.
Il documentario (che peraltro è montato molto bene) ogni tanto presenta delle scene girate in 1.33:1 (quindi in 4/3) con videocamere un po’ scrause rispetto a quelle HD che hanno girato il resto delle immagini (che sono in 1.78:1, quindi in 16/9). Fin qui nulla di male.
Il problema è che invece di croppare l’immagine in 4/3 per adattarla al 16/9 (quindi zoomandola e tagliando sopra e sotto) hanno stretchato l’immagine! Quindi hanno semplicemente allungato l’immagine tirandola verso destra e verso sinistra deformando tutto! Una cosa che neanche il più cialtrone dei dilettanti (o il più dilettante dei cialtroni)! Quindi ogni tanto si vede gente che parla con un faccione allargato oppure si vedono cose e posti con le proporzioni completamente sballate.
Una vera schifezza, per quel che mi riguarda è imperdonabile.
In definitiva però mi sento di consigliarvelo, è un documentario abbastanza appassionante, con alcune riprese stupende e diversi bei momenti. Il blu ray UK, poi, costa pochissimo ed ha anche diversi extra.
Adesso è a 9.90 ma quando l’ho preso io costava 5.99. Altrimenti accontentatevi del dvd a 3.99
Qui trovate il sito ufficiale che ha così tante informazioni che il link di imdb sarebbe pleonastico.