https://www.imdb.com/it/title/tt0059719/
Luis Buñuel, noto per il suo cinema surrealista e di critica sociale, crea in Simón del desierto (1965) una satira dell’estremo ascetismo religioso, dell’ipocrisia e della futilità della devozione cristiana, liberamente ispirata alla storia del santo asceta siriano del V secolo, Simeone Stilita il Vecchio, che visse per 39 anni in cima a una colonna.
Il film racconta la storia di Simón, un eremita che vive su una colonna nel deserto per avvicinarsi a Dio, affrontando le tentazioni del diavolo, impersonato da una donna seducente (interpretata dalla bellissima attrice messicana Silvia Pinal), e miracoli che si rivelano assurdi o inefficaci, culminando in un salto temporale in un nightclub della New York degli anni '60, a simboleggiare il degrado della fede nella modernità e la vacuità dei sacrifici ascetici.
Buñuel usa l’umorismo surrealista per mettere in discussione la disconnessione tra religione e realtà umana, analizzando temi come la repressione sessuale, la vanità spirituale e l’irrilevanza sociale della pietà.
Il regista spagnolo, con la sua educazione cattolica ma il successivo rifiuto della Chiesa, smaschera l’ipocrisia clericale attraverso scene in cui Simón critica i monaci per le loro distrazioni mondane, esegue esorcismi che profanano figure sacre e dimostra indifferenza verso le guerre e l’avidità umana, sottintendendo una critica molto efficace alla Chiesa per il suo sostegno a un ordine sociale ingiusto e la sua razionalizzazione dell’irrazionale. Ciò è coerente con la sua carriera, segnata da scandali come quello del film Viridiana (1961) e dal suo esilio dovuto alle pressioni del Vaticano e del regime franchista.
Il film ha un messaggio con forti sfumature atee, sebbene non dogmatico. Buñuel, che si dichiarava “ateo, grazie a Dio”, ricorre a profanazioni carnevalesche – come le tentazioni edipiche, le possessioni demoniache e la degradazione di Cristo – per relativizzare il sacro e promuovere il dubbio scettico, descrivendo l’ascetismo come inutile e alienante. Tuttavia, vi è un’ambivalenza: non nega completamente gli enigmi religiosi, ma li sovverte culturalmente, integrando elementi della sua educazione cattolica e del surrealismo per criticare la fede senza negarla del tutto.



