Slip caldo e bagnato (Arduino Sacco, 1987)

Preso in considerazione in quanto a voci utilizzate nel doppiaggio da un coinquilino di bocca buona - come il sottoscritto - constatata l’effettiva assenza, vado a tappare il buco.
A mio modestissimo parere non è fra i peggiori lasciti del prolifico, spesso controverso, sicuramente imprevedibile regista anconetano.
Il girato infatti è immerso in un’atmosfera decadente, diversa dal solito incontrollabile carnevale godereccio, le musiche sono meno peggio del solito, il risparmio delle luci di scena in alcune sequenze stavolta riesce ad avere una giustificazione artistica, è indispensabile per enfatizzare le violenze perpetuate dalla sadica coppia formata dai due protagonisti, naturalmente perfetti per la parte - il cui nome (vedi affisso in alto) fu aggiunto solo in un secondo momento mediante “pecetta”, la locandina originale, disegnata come spesso avviene per i film di Sacco dalla mano celebre e rispettabile di Aller, non li contemplava.
La storia narrata dalla consueta voce off (marchio di fabbrica del responsabile) ci parla di una giovane coppia composta da Don Tim e Valerie Siddi stanca di fare il mestiere più antico del mondo e in procinto di partire verso un destino migliore. Chi scrive ha da sempre avuto un pizzico di “simpatia” per questa bionda non bravissima come attrice ma dalla pelle lattea e dalle rotondità consistenti, molto operosa nel cinema porno italiano - in un dittico di pellicole mostruose si concede addirittura una scioccante parentesi animal con un pastore tedesco, senza trucchi, davvero inaspettata e impressionante. Mi piacerebbe parlare di queste due opere allucinanti perché di certo assenti nel nostro abbecedario, ma non vorrei alzare di nuovo un polverone di polemiche come successo in passato all’atto di prenderne in considerazione quelle di tipo equestre.
Ritorniamo a noi, un premio a chi mi dice dove Arduino ha preso la Limousine in cui Pontello carica la ragazza, dopo averla pagata e bendata, per portarla nella villa che sarà l’habitat del resto del film. Qui, oltre al suo ragazzo, ci sono altrettanti partecipanti, diretti con piglio crudele da Marina. Lei non partecipa, osserva eee… come qualcosa non le garba ordina a Gabriel di intervenire, incitandolo soprattutto a punire. La prima metà del film si basa su questo mix di morbosità e violenza, anche psicologica, non vi aspettate miracoli perché la firma registica la sapete già, difatti consiglio la visione agli amanti delle cazzate assolute in virtù della scena dell’altalena. Per non parlare di quella con Marina, Clark e la pompetta dell’olio da meccanico… questa singolare sequenza, recitata come sempre in maniera ineccepibile dalla (secondo la mia teoria) più grande porno-attrice di tutti i secoli, a me è piaciuta eh, sìssìssì, a me mi è piaciuta davvero tanto… finì naturalmente sui rotocalchi specializzati (Nuovo Star Cinema) fra elogi di ogni tipo. In un ipotetico secondo tempo, il film dilaga totalmente nell’hardcore classico, Gabriel si ritira con quattro ragazze, Marina con altrettanti uomini. Il francese mantiene fermamente i piedi nella realtà, effettivamente impegnativo soddisfare un quartetto di donne contemporaneamente, ma lui appare molto divertito dalla cosa, ride e sorride, in questa puntata spadroneggia intendiamoci, e alla fine tiene contenti tutti distribuendo equamente il succo del suo piacere sui quattro posteriori ben esposti dalle donne. Marinaaa… vedere per credere: accompagnata da un simpatico e sostenuto commento musicale, lei spicca il volo raggiungendo come di consueto livelli stellari, indomabile, nessun timore, nessuna timidezza nell’averne quattro da gestire, da veterana e soprattutto imperatrice dell’hard si esibisce in un corpo a corpo che sprigiona scintille: anal, doppia, facial.
Come sempre esagerati, lei e il regista, non possono non infilarci un passaggio di quelli sconsigliati ai deboli di stomaco.
A me non è affatto dispiaciuto, parte quasi come un dramma erotico, le violenze non le condivido e soprattutto mi eccitano quanto la birra analcoolica, però - ahimè - so che a molti spettatori piacciono, io penso che il direttore credeva (alla maniera degli atei, è chiaro) in questo suo componimento, gli appioppa come quasi sempre un nome che non c’entra un piffero con quella che siamo costretti a chiamare trama, però calcando qua e là la mano e guardando 5/6 volte più del solito nella mdp fa uscire un film distinguibile fra decine e decine di quelli con Marina - naturalmente per merito delle performance della stessa. Così distinguibile che in pochi ricorderanno, vuoi anche per un altro film quasi omonimo dello stesso Sacco (Slip caldo, vedi Giusti sul Dizionario stracult), nonostante sia stato immesso sul mercato video da una label importante e pubblicizzato a dovere sui vari Video X.

Inserisco di buon grado anche il retro della cover, sorvolando sullo storpiamento del “cognome” della mia beneamata, ma invitando il lettore a leggere la breve trama, in sintonia con la retorica tipica dell’autore.

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