Sogni Di Una Ragazza Di Campagna (Aristide Massaccesi, 1994)

Claudia (la incantevole Penelope) è una giovane ragazza che vive in campagna e si innamora di uno degli operai appena assunti. Con l’aiuto della zia (Lara Palmer), praticante di magia, lei cerca di ottenere l’attenzione del suo amato.

Questa è la tipica produzione hard di Joe D’Amato degli anni '90, con una trama ridotissima e un cast di donne tutte stranieri (in questo caso due ungheresi, una francese, una cecca e una inglesa). Tuttavia, la fotografia è impeccabile e questo è il fattore che mi interessa di più in questi film.

Per quanto riguarda le scene di sesso, la migliore secondo me è quella tra Claudia e il suo fidanzato, in cui è possibile vedere un po’ di preliminari, cosa inusuale nel genere hard, ma che trovo essenziale.

Nei titoli di testa vengono elencati alcuni nomi (Stefania Sartori, Tatiana e altri) che non compaiono nel film.

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Sogni di una ragazza di campagna è stato girato quasi in contemporanea con “Homo erectus” (regia di D’Amato ma una presentazione di Luca Damiano) e “Scandalo al sole” (nei titoli di testa italiani: un film di Joe D’Amato, regia di Luca Damiano).

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Sospetto che “Sogni Di Una Ragazza Di Campagna” sia stato girato contemporaneamente a “Adolescenza”, “Malizia Italiana” e “Don Salvatore - L’Ultimo Siciliano”. Tutti questi titoli fanno uso della stessa casa in campagna.

La casa dove è ambientata la vicenda di questo “Sogni di una ragazza di campagna” sembra sicuramente proprio quella della “trilogia siciliana” dei tre titoli da te citati e girati presumibilmente lo stesso anno (1995).

Tuttavia Malizia italiana, Don Salvatore e Adolescenza sono girati contemporaneamente con produzione Capital e produttore esecutivo Salvo Di Liberto, mentre Sogni di una ragazza di campagna, Homo Erectus e Scandalo al sole sono sempre produzioni Capital ma con insieme Gold Pictures e Luca Damiano Entertainment.

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Queste recitano male pure in fotografia…

Questi film di Massacesi girati in video (diciamo così anche se il formato di fatto è ignoto) hanno una singolare caratteristica anche qui diciamo teoretica: non corrispondono alla realtà. Non saprei dirlo meglio però il senso credo sia chiaro: raffigurano situazioni che non eksistono cioè che non emergono dal reale bensì si situano in un al di là del principio di realtà (per la recitazione, per la scelta dei protagonisti, per la regia, per la sceneggiatura, per la fotografia) volteggiano in una specie di vuoto che coincide con l’insignificante, la mancanza di significazione… poi ditemi la vostra ma io non riesco a interpretare questi film video di Massacesi degli anni '90 tranne che così… è ovvio che non è un giudizio positivo però hanno una peculiarità che è già qualcosa… difficile dire “cosa”

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Capisco quello che vuoi dire, ma questa - se ci pensi - è un po’ la caratteristica costitutiva del genere pornografico, sin dagli esordi americani su grande schermo. Non è nella natura intrinseca di questo genere, ancora più di altri, di trascendere e scavalcare la realtà? Nel gruppo di film a cui ti riferisci questa caratteristica è ancora più accentuata, complice anche lo stile che caratterizza i video massaccesiani.

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Ciao! Grazie per la risposta che poi la tua vale doppia… Luce Rossa è per me una sorta di compagno fisso a cui eternamente ritorno (basta chiedere a Lindo lui lo sa bene :wink:
E’ vero in linea generale che il quid filmico della pornografia moderna si situa in un al di là della realtà e del realismo. Mi viene in mente la produzione di Dorcel e della PRIVATE in Germania con questa quiddità posticcia e volgare di lusso e lussuria- d’altro canto il genere amatoriale a sua volta in un eccesso di realismo ottiene lo stesso effetto diciamo così facendo il giro dall’altra parte… però ci son anche grandi esempi di cinema porno che riescono a cogliere uno stralcio di realtà, una verità penso a film come Pénétration di Lasse Braun - 1976 o sul versante softcore Les Impures - Bocca di velluto (it) di Torgny Wickman -1975
Questi film di big Joe hanno invece proprio la consistenza e il sapore della plastica in bocca è come mangiare delle formine a forma di pizza invece di una pizza vera :slight_smile:

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Credo che il problema (o il pregio, a seconda dei gusti dello spettatore) dei “film” pornografici di Joe D’Amato degli anni '90 sia la loro posizione in un limbo: non possono essere considerati vero e proprio cinema, perché mancano di elementi fondamentali come sceneggiatura, recitazione, ecc. D’altra parte, la fotografia professionale, l’uso della pellicola 35mm e la presenza di una struttura ridottissima che ancora ricorda una narrazione con un inizio, uno svolgimento e una fine, pongono queste produzioni al di sopra delle tipiche produzioni gonzo/amatoriali.

È come se D’Amato non riuscisse a liberarsi dalla grammatica cinematografica convenzionale, ma allo stesso tempo provasse una noia mortale all’idea di dover girare film pornografici. Con il talento che aveva, e se non fosse stato per la pigrizia, credo che Massaccesi avrebbe potuto creare un cinema porno “d’autore”, con uno stile visivo personale.

La domanda rimane: ha senso pretendere un valore estetico/artistico da un genere la cui funzione primaria è quella di stimolare lo spettatore a masturbarsi?

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