The Italian Job: storia di una grande truffa su pellicola

La stagione cinematografica del porno italiano ha avuto come fulcro centrale, tra gli altri temi, l’utilizzo spudorato e spregiudicato di visti censura piazzati su pellicole che in Ministero non erano e non sarebbero mai passate, perché chi era dietro a questi film non aveva voglia di spendere altro tempo e denaro (anche l’esame in censura è soggetto ad una tassa da versare). Questo noioso modus-operandi ha portato non solo alla confusione tra i vari titoli nei repertori ma anche alla scoperta avvenuta in epoche posteriori rispetto alle rispettive pubblicazioni, di film che si erano nascosti sotto titoli di altre pellicole, avendo essi un visto censura usurpato da lungometraggi (appunto) già in circolazione e già noti.

La questione che qui si espone ha per protagonista due effimere case di distribuzione e produzione locate in Roma, la quale risultano intestatarie nei repertori di una vasta gamma di titoli perlopiù erotici, con una bizzarra e particolare caratteristica: tutti i lungometraggi hanno i credits di film già editati a suo tempo e vengono qui rimascherati con titoli a dir poco stucchevoli e sgrammaticati. Il dubbio allora sorge: perché operazioni del genere? Semplice: perché entrambe le società erano implicate in distribuzione di film hard che (ovviamente) niente avevano a che fare con i film presentati in censura e che quindi, per la distribuzione in sala, necessitavano di un visto a cui aggregarsi. Una grande truffa, che prende in giro repertori (con nomi fittizi e dati nulli), biografi e lo stesso curioso del settore che involontariamente rimane intricato in questa ragnatela di fumo invisibile. Le schede di questi non-film, nati e creati solo per essere il passpartout per l’accesso di pellicole hard in sala, sono ornate da nomi piuttosto inverosimili, pseudonimi storpiati e deliranti misteri.

Ma andiamo con ordine:
La Polyvideo Produzioni, con sede in Roma, apparteneva a Marco Colibazzi, modesto regista e attore teatrale, a molti noto come regista hard (passato che rinnega, col nome Mark Coly) fido braccio destro di Lorenzo Onorati. Ed infatti, la Polyvideo altro non è che la riesumazione dalle ceneri di una società ben nota agli hardisti e appasionati di softcore: la Eurostar Cinematografica, in cui perlatro militava Alessandro Perrella. Oltre a questa truffaldina operazione composta da vari film, la Polyvideo nel proprio curriculum vanta solamente la produzione di 3 lungometraggi hard (diretti da Colibazzi e Onorati), la direzione della seconda edizione del film Bruce Lee Vive Ancora (si può leggere il nome nei titoli di testa) e la produzione di NELLA NOTTE, infimo prodotto horror datato 2004 diretto dall’allora esordiente Giovanni Pianigiani, rimasto inedito per varie vicende.
Vari sono i film “molestati” da questa società, tutti presentati peraltro in semplici VHS o DVD: emblematico è il caso di ABAT JOUR (Lorenzo Onorati - 1988) rititolato La Donna Del Delta (2005), Nessun Rimpianto (2006), La Protetta di Lola (2007) [tutti titoli che hanno singolarmente ricevuto visto censura!]. Altri sono i film che compongono il carnet Polyvideo: come Nuda è Arrivata la Straniera (Lorenzo Onorati - 1988) rititolato Maliziose e tanto intriganti (2005) oppure The Sensitive (Salvatore di Liberto - 2004) rititolato Le Nuove Seduzioni, Oltre il buio l’amore, Sublimi e intensi piaceri, Il decadimento dell’amore (2008) e altri, altre nomenclature ancora. Un’operazione allucinante, una strutturata organizzazione per intascarsi visti censura di pellicole essenzialmente inesistenti, da usare solo ed esclusivamente per poter far proiettare in sala poveristici video hard prodotti da produttori con cui il Colibazzi era in accordo, video che senza questi visti non sarebbero sennò mai potuti passare in censura (quale regista di hard nel 2005 si sarebbe mai messo a girare riempitivi per copie censura?). Della messinscena delle opere Polyvideo si riesce a reperire traccia semplicemente sfogliando un qualsivoglia quotidiano locale di una qualsiasi regione nella sezione spettacoli: ed è cosi che leggiamo “Jenna ama…sesso e diamanti” oppure “Ragazze in ebollizione…in un caldo ambiente familiare” [il titolo del visto è il primo, preceduto quindi dal titolo del vero film hard in proiezione]. Tuttavia è da segnalare come nella lunga lista dei lungometraggi fantasma, ne figurino alcuni con credits equivalenti a nessun film esistente, impossibile quindi al momento stabilire cosa sia stato utilizzato per comporre la copia censura di questi misteri.

La Saluna Film invece apparteneva a tale Nadia Argento, fantasma, sparita dalla faccia della terra. Questa piccola casa di produzione vanta nel curriculum (oltre ,ovviamente, ai vari non-film) un cortometraggio modesto realizzato nel 2013, “Ad Arte”, partecipante inoltre all’epoca ad alcuni festival locali. La produzione della società dell’Argento non si discosta poi molto dall’ingannante modus operandi della Polyvideo di Colibazzi: anche qui decine di titoli inesistenti presentati in cassetta o dvd, titolati con un dadaista gusto dell’orrido (come ricordava @Paolo_Tarsis certi paiono ideati con Google traduttore) e anche qui, come nel caso precedente, vengono molestati più volte film come Lambada Blu o Abat Jour di Lorenzo Onorati. Facile quindi dedurre un qualche tipo di rapporto tra le due società: entrambe locate in Roma, entrambe promotrici di una non troppo limpida idea per accaparrarsi nullaosta, entrambe attaccate agli stessi film…
purtroppo al momento non è possibile approfondire di più sulla questione, se non tramite i soliti mezzi alla portata di tutti, senza la necessità quindi di andare a interpellare i diretti interessati, che oggi o sono spariti o preferiscono non parlare. È interessante comunque, come certi bizzarri titoli Saluna rechino i credits di produzioni pornografiche direct-to-video (vedi “Facciamo Sesso”, accreditato all’inesistente Sandro Demitri, i credits in realtà fanno riferimento a “La Volpe e l’uva” video hard di Marzio Tangeri del 2003). Il dubbio sorge quindi spontaneo: cosa avranno mai messo nella copia censura di un video porno girato in casa dove su 90 minuti di durata, 85 sono scopate nude e crude? Quasi sicuramente, per logica, nella copia presentata alla commissione ci sarà stato tutt’altro. Tuttavia i titoli della Saluna presentano tutti una caratteristica che li discosta da quelli Polyvideo: cercando per quotidiani e stampe varie non troveremo mai una testimonianza dell’utilizzo dei visti per lo scopo per i quali sono stati pensati, come quindi se non fossero mai stati utilizzati…purtroppo, come già esposto sopra, molti dubbi resteranno immutati a causa della scarsità di fonti dirette orali.

E voi cosa ne pensate?

Le filmografie complete di entrambe le società sono reperibili su Italia Taglia o, in forma parziale, sul sito dell’A.N.I.C.A. Allego comunque sotto qualcuno di questi visti, copie da me reperite in un archivio di un ex cinema a luci rosse di Bologna


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