Tonno spiaggiato (Matteo Martinez, 2018)

Ovvero il film di Frank Matano.

Come tutti i film cuciti intorno a noti comici, la pellicola soffre di alti e bassi qualitativi, soprattutto nella prima parte.

Diversamente dai “classici” film costruito intorno ai comici, però, ad un certo punto si nota che c’è dietro un bel lavoro di scrittura, curato ed approfondito; la pellicola dopo un avvio altalenante prende il via sul serio e si avvale di un bel lavoro centrato su una costruzione dei personaggi dettagliata, in cui non è solo il protagonista a brillare (anzi, quello di Frank resta il personaggio più irrisolto ed abbozzato) ma tante delle figura di contorno assumono un carattere, una personalità, una loro impronta riconoscibile con la quale marcano il loro passaggio all’interno del film.

Anche le gags e le dinamiche comiche non si avvalgono solo unicamente di battute estempranee; i meccanismi della risata sono ben scritti e congegnati, spesso si costruisce un climax che porta alla situazione assurda che ti fa scompisciare.

Ho apprezzato molto anche lo spirito un po’ iconoclasta nei confronti della religione. Non a caso una delle sequenze da risate a crepapelle riguarda una vecchina che bestemmia come uno zaudro, ed il film si comclude con un blasfemo momento a brache calate in chiesa.

Non un fondamentale, ma sicuramente divertente ed apprezzabile, anche e soprattutto perché, in fondo, è stata un’esperienza molto più cinematografica di quanto mi aspettassi.

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