Tony Raggetti... praticamente attore! - Special Pierino messo comunale

Come voi certamente saprete, il 19 settembre 1981 esce nei cinema italiani Pierino contro tutti: Marino Girolami rende corporeo il celebre bambino pestifero di cento e più barzellette dandogli il volto imperituro di Alvaro Vitali, mette su pellicola le sue buffonesche scorribande, gli scherzi beffardi e canzonatori, le salaci battute che lasciano di stucco, gli affianca un numero consistente di caratteristi rodati e si avvale di un motivetto irresistibile firmato da Berto Pisano per dare ancor più ritmo, ammorbidisce il tutto con il dolce viso (e non solo) della splendida Michela Miti. È un successo clamoroso - stiamo parlando di miliardi delle vecchie lire - l’Agis arriva a travisare i numeri, gioca al ribasso, perché è inconcepibile che un film simile possa incassare dieci, cento, mille volte di più di un film d’autore, la volgarità del personaggio diventa addirittura argomento di dibattito fra intellettuali su una nota rivista.

Prima, durante e dopo l’arrivo dell’ovvio sequel (Pierino colpisce ancora) in tanti cercheranno di saltare sul carro del vincitore divulgando una serie di Pierini interpretati da altre facce e definiti “apocrifi”, non riuscendo neanche lontanamente a raggiungere il modello originale subendo di conseguenza l’accusa di aver portato alla rovina il personaggio. Fra quest’ultimi spicca senza paura di smentita Messo comunale praticamente spione (così sugli affissi), al quale fu sovente poi anteposto artigianalmente il “Pierino”. La genialata salta in mente a Luigi Petrini e Mario Bianchi, basta innestare qualche siparietto in un preesistente film intitolato L’infermiera di campagna, una squinternata commedia sexy ambientata a Bolsena anch’essa comunque sfacciatamente elargita a piene mani nella copia originale orfana del Pierino soprattutto sulle emittenti private ma anche nei cinema di mezzo mondo (per non parlare delle pubblicazioni in DVD) con protagonista - e specchietto per le allodole - nientepopodimeno che Laura Gemser.


L’infermiera di campagna - manifesto Messico

È realizzata come un porno di Alan W. Cools della golden age, quindi non è malvagissima, Petrini ci infila di tutto alla sua maniera, mescola Romeo e Giulietta con Don Camillo e Peppone aggregando l’intramontabile topos della dottoressa che illogicamente non trova riscontro nel titolo, ci mancava giusto il Pierino. La contrastata storia d’amore fra la figlia del sindaco democristiano Aldo Ralli e il figlio del suo rivale alla poltrona di stampo togliattiano Aldo Sambrell giungerà a un lieto fine allorquando i padri divisi dalla politica saranno costretti a scendere a patti sulla realizzazione di un villaggio turistico con lo zampino del nuovo medico condotto (la Gemser).
I due responsabili rimangono fedelmente ancorati all’iconografia tradizionale della commedia erotica pur esasperandola, sfoderano intrallazzi e tradimenti, ninfomania di provincia (azzeccatissime le location) e di conseguenza nudità immotivate, topless e lingerie a tutto andare, la classica scena della doccia (Laura), personaggetti di contorno uno meglio dell’altro dove il bue dà del cornuto all’asino, cascatoni da cinema muto, lessico gergale di stampo strapaesano che tuttavia vanta un doppiaggio professionale, Sambrell ha la voce di Riccardo Garrone e la Gemser quella di Silvia Pepitoni (grazie Zardoz!), gag slapstick in stile cartone animato, un acceso confronto tecnico da bar tra il farmacista Fefé (Mark Shanon) e l’assessore Cipolla (Nino Terzo) finalizzato a decidere la migliore fra Ornella Muti e Gloria Guida bruscamente interrotto dai catastroficamente divertenti esiti dell’arrivo della dottoressa, l’associazione del lascivo e accattivante sound scaturito dal lavoro sapiente delle mani di un deejay da urlo che qui butta giù alcuni dei suoi celebri cavalli di battaglia, Ubaldo Continiello. Eeeh… l’elenco degli imputati è abbastanza lungo, c’è anche Gabriele Tinti (come nella realtà il compagno della Emanuelle nera), l’ennesimo falso-Pierino Roberto Gallozzi, e fra le altre cose è l’ultima apparizione su pellicola di una starlet con la “S” maiuscola qui nel simpatico ruolo della comunistissima cameriera veneta amante del padrone: “Questo film è, come si dice in gergo, “una marchetta”…”(Femi Benussi - Cine70 e dintorni n 2).

Insomma, 2495 metri di pellicola, visto 77913 ottenuto a giugno, disgraziata prima botta l’11 settembre (!) dell’annus horribilis 1982, stavolta la coppia di bricconi fa indossare i panni del dissacrante Pierino all’ignoto artista (fu pittore) Tony Raggetti, l’esito è una dimostrazione pratica di come conquistare vette irraggiungibili nell’ambito di ciò che comunemente viene definito “freddura”. Tale vuol fermamente essere senza margine d’errore poiché ottiene facilmente il risultato di lasciare agghiacciati, molto ma molto di più del già ispidamente pagliaccesco Che casino… con Pierino di Bitto Albertini.

Ma com’è?! Com’è che ha fatto ad intrufolarsi di soppiatto nel mondo del cinema?
Tramite mio cugino Luigi Petrini, avevo 28 anni… e con lui abbiamo girato queste scene… inventate da me, c’era un copioncino”, in una dal coerente simbolismo è nascosto nel bidone dell’immondizia… “Quella l’ho inventata io di sana pianta!”.
Raggiunto telefonicamente in data 16 maggio 2004 Tony non riesce a nascondere il suo stupore conscio del grado di valore dell’opera: “Ma che il film è diventato oggetto di culto?! È uno dei film più trash!!”.

Incarnandone il nipote divide il set con Aldo Ralli che conferma: “Ricordo che mentre giravamo il film di Bianchi girammo delle scene con Luigi Petrini, infatti se lei vede il film scoprirà che ho la stessa giacca” (Altre storie del cinema italiano - F. Melelli).
Signor Raggetti esponga per bene come si sono svolti i fatti.
Le mie scene le ho girate a Fiano Romano. Io all’inizio non c’ero. Quel film si doveva chiamare “Cornetti a colazione”. Poi quando è uscito Pierino hanno visto che più o meno gli rassomigliavo e hanno inserito il Pierino per rendere il prodotto vendibile. Abbiamo fatto poi un collage con le nostre scene che abbiamo girato con la nostra cinepresa che era un po’ più piccola di formato. Le mie parti non sono girate in 35 mm, ma con una pellicola più piccola. Così, in modo… non professionale, con pochi mezzi”.
La vocina impossibile con cui si esprime però non è la sua…
Sono stato doppiato, ma non so da chi”. Naturalmente Laura Gemser…
Non l’ho vista per niente… non ho visto nessuno… solo quel ragazzo biondo… Roberto Gallozzi”.
Mmm… e come se la intendeva in combriccola con Ralli?
Bene, parlavamo, andavamo a pranzo, partecipava sempre alle battute. È stata carina come situazione, mi sono divertito”.
Vabbè ma almeno qualcosina avrà guadagnato quando il film è uscito…
Manco una lira!”.
Non è l’unica apparizione sul grande schermo miei cari - scoop!!! - ho notato la sua presenza furtiva nella favola più singolare per stravaganza di tutti i tempi, Biancaneve e Co.
Era tutto in esterni… erano tutte scene molto… medievali… Mario Bianchi l’ho visto il giorno delle riprese, dopo ho saputo che si è messo a fare i porno. Michela Miti non l’ho vista sul set, ma l’ho incontrata poi in un bar… non era male… bella”.
E poi?
Ho smesso e mi sono messo a fare il cantante heavy metal, ho fatto diverse serate, avevo cambiato nome, mi chiamavo Tony Rambo. Micidiale! Ho fatto queste serate sulla riviera, a Rimini… le ballerine in topless… come contrapposizione al Pierino, mi rompeva un po’ che mi chiamavano Pierino tutti quanti. Ho detto “Allora mi metto a fare Rambo, Tony Rambo”, cambiando personaggio da perdente a vincente… è stata una cosa storica per me, mi sono messo a fare spettacoli proprio convinto”.

Le figlie di Maria, “Me la sono presa nel secchio!”, il bambino e i suoi “ventini”, l’uccello padùlo, la celebre barzelletta da scuole elementari “50… 50… 500!”… siamo ben al di là del tollerabile in quanto a concordanza con le norme sebbeneee… la flebile somiglianza con Alvaro Vitali c’è, la statura è giusta, l’aurorale acconciatura e la camminata spavalda unite a sfrontatezza, arroganza e sboccata volgarità non stonano col tenore degli sketch, non conviene esporli più di tanto, vedere per credere!
È quanto mai obbligatorio tuttavia menzionare la mossa questa sì ineccepibilmente originale del Raggetti che racchiude il significativo messaggio “Tiè! Me ne sbatto le palle se non ci stai con me!”.
Sorprendentemente anche uno fra i giudici più severi sembrerebbe voler tutto sommato assolvere il malcapitato (D. Pulici - Nocturno n 138). Mario Bianchi e Luigi Petrini invece, le cui trovate sono talvolta restie ad obbedire più che altro alle regole del buon senso, poverini non possono avere una c@**o di idea, non possono appoggiare la mano sulla macchina da presa cheee… puff!!!.. salta subito fuori per magia come di consueto una rara gemma di cemento armato dove non ci sono mezze misure, alla “O con noi o contro di noi”, quel genere di pellicole che entrano di prepotenza nel cuore di una ristretta (in casi come questi ristrettissima mi sa) cerchia di imprudenti affiliati connotati da oculato discernimento per la sconsideratezza. Difatti viene annoverato sul “Dizionario dei film italiani stracult” da Marco Giusti che lo definisce “Poverissimo, abbastanza di culto. Girato malamente, con comparse prese direttamente tra i paesani, trivialissimo, ma si vede volentieri sulle private”.
Questo Pierino è un tuffo al cuore, anzi quasi come un tuffo a pesce dalla scogliera… per non tirare in ballo sostanze proibite dalla legge:
straniamento iniziale, quasi malessere; inaspettata e inconcepibile tempesta di emozioni anche divergenti;
sommo piacere primordiale.
Sì, regge anche il paragone con l’insieme degli atti fisiologici, volontari e involontari, che caratterizzano il processo d’espulsione di tipologia scatologica. Il frutto di tali sforzi non può essere amato dalla critica, nemmeno da quella di parte, Gordiano Lupi su alcune delle molteplici pubblicazioni da lui vergate non la smette di manifestare il suo disappunto: “Pessimo e (per fortuna) poco visto. Il terribile (in tutti i sensi) Pierino di turno non funziona per niente, le sue battutacce da Pierino dei poveri sono davvero patetiche” (Laura Gemser e le altre - idem su Storia della commedia sexy all’italiana vol. 2), conscio suo malgrado che “gli amanti del trash però non se lo devono perdere perchè presenta sequenze da considerare epocali”. Non può che fargli eco “Luce rossa”: “Merita quant’altri mai la modaiola e ingiuriosa etichetta di trash”. Roberto Poppi che sul suo “Dizionario del cinema italiano” si presenta un tantino sboronamente come “Cinéfile e storico del cinema che ha raccolto nel corso degli anni un archivio personale difficilmente eguagliabile” intanto questo pseudo-Pierino non ce l’ha e non l’ha manco mai visto, giustificandosi così: “Si tratta di un oscuro film che ha circolato pochissimo”.

Nella sua fiacchezza il messo comunale vanta comunque più d’una uscita in VHS: la sola ad esibire il “Pierino” nel titolo è quella tutta colorata confezionata in Svizzera col marchio PCX, fra le due improntate dalla Broadcast è da evidenziare invece senz’altro quella acclusa alla serie 100 film per 100 anni di cinema a causa di cover in bianco e nero, anno di produzione di fantasia (1975!), Alida Valli (!!!) nel cast.
Come l’eccelso capostipite di Girolami anche questo squallido Pierino fa bella mostra di sé sul mercato video iberico hablato en espanol e distribuito da Video Gamma di Madrid col titolo di copertina La doctora, el alcade y su senora (laddove le immagini iniziali ci riportano invece Country nurse), lo stesso nome con cui viene forbita dalla compaesana Universal Video la cassetta con la versione spagnola de L’infermiera di campagna sfrondata delle cavolate del Raggetti.

Anche secondo i gusti di Rocco D’Amato “l’interprete di Pierino è semplicemente terrificante: non sappiamo se costui abbia interpretato film dell’orrore, ma ne avrebbe avuto tutti i numeri” - botta di grazia - “se la presenza di Shanon potrebbe testimoniare della volontà di realizzare almeno una doppia versione, è pur vero che, a differenza di “Agnese e…” e “La bimba di Satana”, non è presente nel film una pornoattrice affermata” (DizionHard). E te pareva… come per tutti i lavori del periodo firmati Alan W. Cools a lungo si è discusso di una giammai riemersa edizione contenente sequenze a luci rosse fermamente negata (come sempre) dallo stesso regista sul numero 5 di “Cine70 e dintorni”, laddove sul numero 8 Mark Shanon rivendica: “Con Laura no, con le altre attrici l’abbiamo fatto l’hard, come no… la versione hard esiste… io l’ho fatta, altrimenti non mi chiamavano”.

A dargli manforte la presenza di Herminia Basalo, misconosciuta bellezza iberica disponibile a fare sul serio nelle scene spinte, mentre anche l’incoraggiante edizione tedesca in DVD titolata Frau doktor kann’s nicht lassen diffusa da X-rated Medien Pool (157 esemplari!) si palesa sciaguratamente nella solita veste soft disattendendo le mie speranze.
L’attenta visione di Messo comunale comunque a qualcosa è servita, come ivi diramato in precedenza un successivo confronto e incrocio dei dati raccolti ha permesso finalmente di poter dare un nome alla Jacqueline Duprè de La bimba di Satana, Antonella Prati, qui figlia del sindaco democristiano.

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che un film del genere possa incassare molto piu di un film d’autore lo trovo assolutamente ovvio e ragionevole,all Agis dovevavo essere tutte cenerentole delle favole allora per pensare il contrario

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La versione hard è mai uscita fuori?

Secondo un certo autorevole volume, no.:smiling_face_with_sunglasses:

Magari era uscita fuori dopo…

Magari se avessi letto attentamente avresti trovato la risposta… “giammai riemersa” (autocit.), neppure fra le pubblicazioni estere.

Quella frase m’è sfuggita. Comunque non sarà che Cersosimo ricordava male?

La cosa più interessante, che non conoscevo assolutamente, è l’edizione in VHS della Broadcast nella collana dedicata ai grandi classici del cinema… Come gli sia saltato in mente di inserirla proprio in quella collezione è un grande mistero.

Domanda: in tutte le versioni italiane che hai visionato sono presenti le scene con Pierino?
Ricordo che nella versione inglese intitolata Emanuelle in the country tali sequenze mancano.

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Sì, tutte le edizioni intitolate Messo comunale praticamente spione, con o senza il “Pierino” nel titolo, contengono le scenette con Raggetti.

Emanuelle in the country è uno degli innumerevoli nomi con cui si propose L’infermiera di campagna (senza il falso-Pierino) all’estero.

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Ma è quel film in cui il regista raccontava che sul set i soldi arrivavano giorno per giorno e diceva tipo all’operatore ‘con questi ci prendiamo 200 metri di pellicola e col resto i tramezzini’?

No, quello era Mario Bianchi che parlava della TRIBOLATA lavorazione de “La banda Vallanzasca”…:smiling_face_with_sunglasses::victory_hand:

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Quel film l’ho visto e adesso si spiegano tante cose… :unamused_face:

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Se non erro era Bianchi sì, ma riguardo alla lavorazione in quel di Bolsena, facendo riferimento alla pellicola con la Gemser e a Agnese e…(Funny Frankenstein)

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Mamma mia! Che brutta china aveva preso il nostro cinema… :unamused_face:

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Che sia “La banda..” o un altro film, l’aneddoto rende comunque l’idea delle condizioni in cui si trovavano a lavorare certi registi. Bianchi in tal senso fu sfortunatissimo. E senza eccellere o (da parte di noi cinefili) esagerare in rivalutazioni postume, lui era comunque assai meno incapace di certi sciagurati registi coevi. I nomi, non li faccio…:broken_heart::relieved_face::skull_and_crossbones:

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D’accordissimo con te

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Pure io, pure io concordo con i miei amici Walter e Alessandro… :grin:

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Ricordavo di avere un’altra vhs della serie…



Beeh… che dire!? Il selettore era uno di bocca buona… e anche qui sono diversi gli errori clamorosi, vedi retro copertina:
titolo originale, Felix (!); anno di produzione 1975 (!!).
A parte gli scherzi, incredibile vedere film simili - che io adoro, ma ammetto essere una boiata - inglobati assieme a Ben Hur, Mezzogiorno di fuoco, Metropolis, Totò a Parigi, Totò cerca casa, ecc.

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Forse i diritti de Il medico della mutua erano troppo alti, quindi hanno ripiegato sul villico. :smiley:

Ricordo quella serie. Assurda

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