Totò a Studio uno (Antonello Falqui 1965 § 1966)

Ci sono sere in cui la televisione non trasmette soltanto immagini: apre una porta.
Il 27 febbraio 1965, nello studio del Teatro delle Vittorie, quella porta si spalancò davanti a un pubblico abituato al bianco e nero. Sul palco di Studio Uno, Mina attendeva il Principe della risata, icona assoluta di un’Italia che cercava di lasciarsi alle spalle la guerra a colpi di genialità.
Dall’altra la Tigre di Cremona, la voce che stava rivoluzionando la musica leggera.
Da sette anni mancava dal piccolo schermo (la prima volta fu in una puntata del Musichiere), la vista gli rendeva difficili i movimenti, il corpo appariva fragile, quasi incerto, bastò una delle sue frecciatine coloratissime Questo teatro fu inaugurato durante la guerra dalla compagnia Totò-Magnani… e adesso, durante la pace, è stato rovinato dalla televisione!
La risata corale del pubblico esplose.
Mina sorrise. In quell’istante, il tempo sembrò fermarsi: il re della comicità era tornato.
Nel piccolo angolo “L’uomo per me”, Mina lo scelse come suo partner ideale. Totò la guardò con galanteria e rispose che, considerando l’anagrafe, avrebbe potuto farle al massimo da padre. O forse da zio.
Sulle note di Baciami, composta proprio da lui, Totò accompagnò Mina trasformandosi in una caricatura irresistibile del cantante melodico. Il corpo elastico, le mani, le smorfie: ogni gesto sembrava sfidare la fisica. Mina cantava, lui improvvisava; lei brillava, lui le faceva da spalla. Eppure, insieme, sembravano appartenere allo stesso universo.
L’anno seguente ritornò.
Ad accompagnarlo c’era la storica spalla, Mario Castellani, complice storico, pronto a dare vita allo sketch indimenticabile di “Pasquale”.
Dopo le risate, Totò dedicò a Mina un monologo surreale, fatto di parole inventate e corteggiamenti impossibili.
“Bionda maliarda con poca ciccia e niente lardo”.
Mina rise di gusto. Totò inclinò il capo, soddisfatto: il complimento aveva colpito nel segno.
Rivedere questi spezzoni (un tesoro fortunatamente custodito nelle Teche Rai) non è semplice operazione nostalgia: è una lezione di rispetto artistico. Mina, già diva assoluta, si fa spalla umile e adorante davanti al Gigante; Totò ricambia con una generosità e una tenerezza che commuovono. È stato l’abbraccio perfetto tra la tradizione del varietà d’avanspettacolo e il brivido della modernità pop.
Due leggende che, per pochi minuti, hanno diviso lo stesso microfono, quel microfono che saliva dal pavimento regalandoci quei momenti “colorati” davvero indimenticabili.








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