Non so se qualcuno di voi ha avuto modo di vederlo su Prime. Il film mi ha molto incuriosito per questa capacità di rifuggire la pornografia senza ripudiarne gli assunti di fondo. Il film di fatto è realizzato senza scene di dettagli in primo piano ma il genere rimane documentario sulla realizzazione di un film “gonzo”. D’altro canto se c’è qualcosa di pornografico nel film è il bacio che Davy propone alle sue debuttanti. Il film è girato con una pessima camerina a mano mini DV. Le ambientazioni ne esaltano gli aspetti cringe e dumb da boomer puttaniere del buon Davy che ha però il coraggio di mettersi a nudo. Il vecchio Davy dorme su un divano e sembra la Bestia. Film porno d’amore? O film d’amore porno? Le divagazioni sulla sua Musa appaiono puerili ma ancora una volta Davy riesce a stupirci e quasi a commuoverci in questo amore incondizionato in perenne dissolvenza verso l’origine del mondo. Kitty è a suo modo interessante ma è totalmente muta. Culto. Da discutere. Certamente uno schiaffo in faccia al #metoo
Nullo. Addirittura imbarazzante. Che tristezza… Ma dov’è finito il Davy autore di capolavori come Le seuil du vide? Ma è la stessa persona?
Se Davy pensava di fare una sorta di Exhibition degli anni 2000 ha fallito miseramente (e ogni eventuale riferimento a Exhibition appare addirittura blasfemo). Ma si sa, il tempo non perdona… Le attricette raccattate a pagamento nei paesi dell’Est non sono Claudine Beccarie, la pessima telecamera manovrata da un altro regista porno della golden age (Pierre B.Reinhard) è distante anni luce dalla vivacissima macchina da presa di Davy dei tempi d’oro, e il tutto ha un sapore di tristezza, di artificio, di plateale sfruttamento dei mercati del sesso esteuropei…
In un momento del film Davy dice di essere sempre stato un cineasta libero. Ma a cosa si riduce la libertà di quest’operazione? A un viaggio (tristissimo) di un 68enne alla ricerca del sesso perduto, girato senza estro, senza emozione, senza sostanza, schiavo della mercificazione del sesso che caratterizza i nostri tempi.
A ciò si aggiunga il disastro dell’edizione italiana. Quella di Prime non solo è una versione tagliatissima (la prima versione italiana durava 97 minuti, quella derubricata 77 e quella di Prime 71), ma è ulteriormente censurata nelle parti intime, cosa che a mio parere è molto più volgare di qualsiasi nudo integrale.
Insomma, un disastro. Il tempo perduto non ritorna mai, per nessuno…