Uscite A&R productions e Golem: qualità?

Tante Grazie.Protesto da buon Italiano “Ma non si può, non ci vuole professionalità, né cervello, basta poggiare un dvd in un masterizzatore, ma non vi vergognate???Eh? Siamo proprio in Italia, benvenuti in Italia” e me ne vado imprecando con il mio straccio di bluray dilaniato e gli amici che tentano di consolarmi.

:diogene:

Occhio che per bootleg non si intende necessariamente edizione di scarsa qualità. Credo che qua si sta discutendo la legittimità di un edizione da parte di alcune etichette con conseguente corollario di furti ed appropriazione indebita del lavoro altrui. La major che fa uscire un film in maniera legale ma in pessime condizioni (audio, video ecc) rientra in un altro discorso.

Se ti riferisci al mio post non era mia intenzione fare l’assioma “bootleg=dvd di scarsa qualità a prescindere che sia major o label indipendente, più o meno autorizzata”. So bene la differenza. Ma il mio intento era un’altro. Volevo solo far presente che il problema dell’attuale “far west” italico deriva principalmente dall’incoerenza di certe major, che ritengono “da terzo mondo” il mercato italiano, snobbandolo e trattandoci peggio di altre nazioni minori relativamente alla disponibilità di certi prodotti nel nostro idioma, mentre con piccoli accorgimenti a costo zero (considerando i loro fatturati), come l’aggiunta dei sub italici o del doppiaggio originale, potrebbero risparmiare non editando edizioni italiane dei film più di nicchia rendendo al contempo disponibile la fruizione dei film delle loro library nelle edizioni regolari inglesi, francesi, tedesche ecc, come fanno per gli altri paesi europei. Non mi sembra chiedere la luna, soprattutto quando si tratta di bluray che di spazio per tracce audio e sub ne ha a volontà. E questo semplice accorgimento eviterebbe il proliferare di edizioni “dubbie” e il nostro “scannarci” qui su Gdr per una simile questione :smiley:

Esatto. A mero titolo di esempio (lo volevo scrivere da mesi :gu: ) i dvd della A&R si presentano ottimamente, anche perché lo studio grafico che si occupa delle copertine evidentemente sa fare il suo lavoro come si deve.

A differenza del 99% delle cover dei dvd della 01, sui quali nessuno dubita che abbiano i diritti in regola ma fanno schifo ar cazzo lo stesso

Attualmente l’aspetto grafico delle cover della A&R è migliorato e devo darti ragione… però mi sa che non ti ricordi le copertine di alcune loro prime edizioni :smiley:

Riguardo alcune cover della 01, per non parlare delle vecchie cover Minerva/Raro (soprattutto per il film d’autore e i capolavori italiani, prima che si limitassero ad inserire le locandine insomma) e tante altre label, stendiamo un velo pietoso…

Cazzo se me le ricordo! Roba per stomaci forti, tipo questa qua:

All’inizio, come si evince dal retro della cover, se ne occupavano direttamente loro. Poi hanno fatto i soldi e si sono rivolti ad uno studio grafico di Pioltello, sempre nel milanese.


Su questo punto non sono d’accordo. Sarà senz’altro un problema, ma il motivo principale secondo me è la lentezza della nostra giustizia. Se decidi di fare una causa civile a una label, diciamo la Steed Productions, sei fortunato se tuo figlio non sarà morto di vecchiaia quando arriverà una sentenza. E visto che si parla di cifre relative, non milioni di euro, e comunque marginali per le finanze di una Paramount o Universal, lasciano perdere.

Va be’, insomma… vorrei ricordare che film come La Morte risale a ieri sera e La Morte negli occhi del gatto da noi erano usciti per una label minore con master esecrabili e poco tempo dopo son stati rieditati con master decenti da un’altra casa. Credo che la prima edizione “minore” non fosse manco in regola, a dirla tutta; non mi risulta che le nuove edizioni siano state snobbate dagli aficionados, soprattutto il film di Tessari. Basta poco, eh. Chiaro che se il discorso diventa “oramai è uscito il bootleg, chi me lo fa fare di osare che poi ci rimetto” non si va da nessuna parte. Ripeto, il vero appassionato non è uno che “basta che ho il film, aoh”; è uno che compra anche più edizioni dello stesso film che adora, se gli dici che dopo l’edizione demmerda non autorizzata ne esce una in regola e con master migliore compra uguale. C’è chi si offende perché vede messa in discussione la propria professionalità, in quanto addetto ai lavori: io mi offendo nel veder sottovalutare il mio buon gusto e la mia volontà di supportare label degne di nota, quando sfornano prodotti meritevoli.


Che poi, seriamente: quanti pensate che siano gli acquirenti interessati agli splatter anni 80, ai gotici italiani anni 60 o alle commedie sexy anni 70? Come dicevo, pubblico di nicchia; se curi questo tipo di titoli sai che più di tot non guadagnerai comunque, specie se ti fai carico di restaurare. Indi, il discorso “chi me lo fa fare di spendere di più per la traccia audio italiana/ la rimasterizzazione/ eccetera” è un po’ sterile, il pubblico vien da te proprio in cerca di 'ste cose qua. Altrimenti manco compra il bootleg, si tiene le vecchie registrazioni in VHS o i Super 8. Che poi una grossa major se ne fotta di distribuire da noi certi titoli storicizzati perché la fetta del pubblico italiano non rappresenta un guadagno sufficiente è altro discorso; ma allora, come dicevamo, inutile che poi rosichino se uno si accatta i bootleg (che non sono manco solo quelli che trovi col marchio Siae in negozio, ce n’è a vagoni venduti direttamente su Amazon da privati). E non si tratta manco solo di questo; anni fa la Warner voleva mandare al macero il doppiaggio italiano originale de L’Esorcista, partendo dal solito presupposto del pubblico italiano insignificante e pontificando che al limite ridoppiarlo sarebbe costato meno. Tragedia scongiurata per un soffio, ma la dice lunga sulla cialtroneria di certa gente.

Vabbè, torniamo al discorso originario del topic: fra le ultime uscite Golem, quella del Rage di George Scott è buona, ve la consiglio. :tuchulcha

Non c’è dubbio, visto che è un bootleg dell’edizione Warner Archive ))

Certo il problema della lentezza e inadeguatezza della giustizia italiana è un grosso problema, ma lo è soprattutto per il semplice cittadino italiano o il piccolo imprenditore (che magari deve far causa allo Stato per vedersi pagato qualche lavoro) che per le major americane. E comunque non può essere quello il motivo che impedisce alle major di far uscire i titoli di nicchia del loro catalogo: al massimo è il motivo del loro disinteresse a perseguire chi si comporta male non pagando i diritti.

Siccome non ho partecipato alla discussione sul forum (ogni tanto mi tocca lavorare), dico la mia:
Se io, da acquirente e collezionista, compro un dvd in un negozio o su siti legali, e lo stesso è munito di bollino Siae, non vado certo a pensare che sia un prodotto illegale e che in un certo modo sto foraggiando una banda di truffatori.
Lo compro e basta, non sono certo tenuto a dubitare della liceità o meno dell’acquisto.
Non spetta a me, ma a chi ne ha i diritti e si sente defraudato. Se non lo fa, beh amici miei, sono cazzi suoi, tanto più se è una potente major… Figuriamoci se ci devo pensare io. Brass e Saimo da professionisti del settore giustamente ci pensano. Io me ne fotto, che ci pensi chi di dovere.
Detto questo, ho in mano il dvd Sinister de I sette samurai, dove sul retro è riportato il copyright della Toho… Spero che almeno in questo caso tutto sia stato fatto regolarmente. Credo che alla Toho non possano certo permettere una pubblicazione del genere. E peraltro non è l’unico caso, e parlo dei Sinister, eh.

Prendiamo “Lo strano mondo di Daisy Clover”, pubblicato da A&R: sul retro: "C. 1965 Park Place prod. e poi P. (cerchietto) A&R 2015:
Significa che la A&R ha acquisito il copyright per il sound-recording, mentre i diritti video sono della casa di produzione originaria? Da profano a me pare che sia così, o sembri così.
Per i Golem invece, ad esempio L’ispetto Martin ha teso la trappola, C e P sono della Golem… E via di seguito.

http://www.brentonfilm.com/articles/beware-of-pirates-how-to-avoid-bootleg-blu-rays-and-dvds

Un interessante link, trovato su facebook, che analizza la situazione delle etichette pirata.

C’è da sottolineare subito che l’autore dell’articolo ha incluso nell’elenco delle etichette anche la NoShame, e che chi di dovere ha minacciato un’azione legale, smentendo categoricamente la cosa.

L’elenco delle (presunte) label pirata italiane comunque mette i brividi: escludendo la NoShame, messa per errore, ce ne sono diciannove… ma sarà tutto vero? Label come CVC, Eagle (??), Cult Media e Stormovie? Boh.

Storm la vedo fattibile, vista la qualità atroce di certi master che sembravano riversamenti da VHS. CVC un po’ mi stupisce, ma non troppo. D’altronde, quante label che saranno in regola hanno acquisito i diritti per masteracci passati alla tele e in alcuni casi ferocemente cut? Lo trovo altrettanto disonesto nei confronti dell’acquirente, che siano in regola fottesega e si ritorna al mio discorso sul rispetto per chi entra in negozio a comprare. Rispetto che a mio avviso non mostra quasi nessuno. Se ancora vado in videoteca e non scarico/ guardo in streaming non è per riempire le tasche di certi filibustieri ma per la sopravvivenza di alcune videoteche, categoria a rischio come le librerie. Da parte di determinati videotecari (non tutti, ovviamente; la cialtroneria regna anche lì) vedo un’indiscussa professionalità, meritano di essere supportati. Aggiungo che le tirate anti-questo e anti-quello di solito su di me sortiscono l’effetto contrario, mi è venuta ancor più voglia di accattare certi prodotti. :nelson:


Quanto alla Eagle, distribuiva la collana “Drive In Cult” che sfornava master veramente schifosi, palesi riversamenti da videocassetta. Che non avessero i diritti lo davo per scontato, ovviamente non posso provarlo indi non mi pronuncio oltre.

Si ma il fatto di essere in regola o meno con i diritti non c’entra nulla con il rispetto per l’acquirente. E’ un problema legale che, appunto come ho scritto, chi di dovere si deve occupare di risolvere, non certo io, semplice compratore…

Se invece mi rifilano un master di merda, lì si mi incazzo…

Comunque dai, domani vado a citofonare alla A&R e chiedo loro conto di tutti i nostri dubbi (atroci), sempre che riesca a trovare la sede :smiley:

Renditi conto che quella lista l’ha scritta uno che non è un magistrato, un avvocato o quello che è. Per quello che vale poteva scriverla chiunque. Infatti il tizio mi pare male informato: Dania Film? No Shame? Eagle? Dovrebbe anche argomentare invece di buttare fango.

Quella collana “Drive In Cult” sono tutti public domain, quindi ad uso e consumo di chi vuole sfruttarli, non c’è niente d’illecito.

Sì, me ne ricordo alcuni davvero inguardabili, raccattati chissà dove. Soldi davvero buttati…


Uhm… Intrigo in Svizzera di Jack Arnold di pubblico dominio? :confused:

Specifico che ho linkato l’articolo perché inerente alla discussione che stiamo facendo qui, e non perché io lo consideri il vangelo eh…

Quell’articolo (che gira già da un po’ ma che ultimamente è tornato popolare) contiene alcune informazioni interessanti sul modus operandi di certi bootlegari stranieri.

La lista invece (così come tutte le liste compilate senza particolare criterio) è da prendere con almeno due paia di molle (fermo restando che parecchie label citate sono cialtronesche al 100% e la cosa è ben nota).

Lì infatti c’è stato un errore, anche se magari in buona fede: il film è una co-produzione tedesco-americana che risulta apparentemente in pubblico dominio negli Stati Uniti, mentre non lo è in Europa. Chiunque può comprare in teoria licenze e materiali da società americane specializzate in PD (per esempio Reel Media), ma a rigore non è intitolato a sfruttarli sul mercato europeo. Ma comunque qui entriamo già nel campo dell’interpretazione giuridica, visto che in casi così complessi entrano in gioco norme internazionali parzialmente contrastanti.

Pur con tutti i suoi limiti e i suoi numerosi errori, l’articolo secondo me resta interessante, anche soltanto per capire come la situazione italiana viene percepita dall’estero.