Uscite A&R productions e Golem: qualità?

Sonosoloio, tu hai le prove materiali e legali che per quei titoli specifici che ho citato la Sinister ha violato la legge sui diritti d’autore?

Ti posso dire, per fare un esempio, che L’occhio ipnotico è uscito in dvd per la Warner, ciò vuol dire che la Sinister ha avuto il “permesso” di utilizzare il loro video? (perchè è lo stesso identico video dell’edizione Warner Archivie). Ma quando mai.

Mi sa che si sta creando un equivoco. Nessuno se la prende con i collezionisti, anzi è dal primo post che stiamo ripetendo che ognuno ha il diritto di comprare quello che vuole. Credo però che inneggiare all’illegalità con giustificazioni ciniche e deliranti sia altrettanto ingeneroso verso chi cerca di realizzare prodotti almeno dignitosi.

Ma senti Federico, io nella vita faccio anche altre cose, e ti pare che mi metto a cercare, recuperare e muxare decine e decine di titoli? Non avrei il tempo neanche volendo. E poi, prima che uscissero i dvd Sinister dei titoli citati, ti assicuro che almeno un paio di quei film non erano in circolazione neanche all’estero (uno di essi neanche adesso, a mia conoscenza).

Ma comunque ognuno resta della propria opinione. Quando un giusto discorso di principio diventa assoluto e intransigente, io mi spavento…

E con questo post si può chiudere definitivamente la faccenda (a meno che non intervenga un responsabile Sinister/Golem/A&R).

Ellamiseria!

Pure io qui ho, ahimè, parecchi dvd di queste label, praticamente tutti comprati in buona fede visto che poi, non appena ho avuto la certezza delle attività poco trasparenti degli editori, ho subito smesso di comprarli.
Ora non so quanti ne ho ma ne avrò 100/150, una cosa così.

Io non me la sto prendendo con nessuno, Andrea, tantomeno con i collezionisti (quale peraltro sono pure io).
Quando uno trova un dvd in un negozio e lo compra lo fa sicuramente in buona fede visto che non avrebbe motivo di dubitare sulla liceità dell’edizione. Poi ognuno spende i proprio soldi come meglio credo

Io critico un’altra cosa: l’atteggiamento che tende a giustificare l’acquisto consapevole di bootleg perché le label oneste non lo fanno uscire, senza pensare che se non lo fanno è perché non è un investimento possibile.
Lo trovo offensivo e irrispettoso verso chi fa tanti sacrifici per lavorare onestamente in questo settore.

E comunque, ripeto per l’ennesima volta, non sta a me dire alla gente come deve spendere i propri soldi

Spero che tu non ti riferisca a me, altrimenti stai attento che potrei anche querelarti. Inneggiare all’illegalità? Sei tu che stai delirando.

Basta, non partecipo più a questo topic. Ripeto, avete perso il senso delle proporzioni.

Andrea, ma dove cavolo ho scritto che TU avresti inneggiato all’illegalità? Mi spiace che la discussione stia degenerando su questi toni…

Andrea, qui nessuno ha detto che TUTTI i dvd di certe label siano fuorilegge.

Io ripeto ancora una volta che la cosa che sto cercando di spiegare è che quando un dvd non esce in Italia non esce per motivi che possono essere molteplici, non certo per negligenza delle label che lo vorrebbero far uscire.
Non accetto il concetto “le label dormono e allora premio i furbi”.
Perché uno può tranquillamente “premiare i furbi” comprando i loro bootleg (solito discorso: sono edizioni regolarmente in vendita e uno spende i propri soldi come meglio crede) ma sentire discorsi letti in questo topic che suonano come “almeno loro fanno qualcosa” è una cosa che mi offende particolarmente.

Tutto qui, mi sembra che il discorso sia sfuggito un po’ di mano

A.N. io non riesco a dividere tutto in bianco o nero, se non in casi estremi e questo non è uno di quei casi. Non potrei mai dire ad un collezionista serio come te o zardoz, gente che ha comprato migliaia di prodotti originali, “hai sbagliato”.

Come ha scritto Brass, un conto è dire “ho preso quel dvd, anche se sapevo che è in sostanza un bootleg fatto bene” e un altro venire qui a scrivere “Sticazzi, le major non si sbattono? Peggio per loro”. Cosa che tu non hai fatto, ovviamente.

Se si dà importanza al rispetto della legalità, quei prodotti non si dovrebbero comprare. Ma questa è ovviamente teoria, la pratica è altra roba e me ne rendo conto.

A Milano, dove tu vivi se non ricordo male, c’è gente che lascia la macchina in doppia fila e quando torna, davanti al tizio bloccato da dieci minuti, ha almeno il pudore di dire “Scusa scusa! Ero di fretta, mi tolgo subito”.
Poi ci sono altri che ti urlano “Che cazzo vuoi?? Non lo vedi che non c’è un posto libero?”

Ci siamo capiti.

Non sia mai :tuchulcha, ma dammi atto che leggere “Muore nottetempo schiacciato dai suoi dvd” sulla home page di libero sarebbe davvero badiale

Non è questo il punto. Io mi fido di quanto affermi tu, o Brass, o altri che lavorano nel settore. Quindi, avendo preso per buono quanto circola nell’ambiente, ho rinunciato praticamente in maniera totale, da diverso tempo ad acquistare i dvd di alcune etichette sospette, facendo a meno di film che desideravo vedere o rivedere da anni. Allo stesso tempo, nel mio piccolissimo, faccio di tutto per sostenere le case di produzione certamente in regola, acquistando i dischi della RHV, Flamingo, Raro Video, Opium Visions e Penny Video, Cinekult e così via. Aggiungo che dati i miei gusti cinematografici, acquisto spesso all’estero dischi di etichette come Arrow, Eureka, Shameless, Le Chat qui fume, Camera Obscura, BFI ecc. ecc. ecc., tutte labels che mediamente producono edizioni di pregio e eccellente qualità.
Però mi sono anche stancato, ogni volta che si affrontano questi argomenti, di essere giudicato negativamente, solo perché non mi schiero con chi esprime giudizi di valore nei confronti di chi comunque non rinuncia a comprare i dvd presunti pirata. Giudizi spesso espressi da persone che nella loro vita, dal momento che trattasi di pratiche pirata, naturalmente non hanno mai scaricato un film, mai copiato un dvd, mai duplicato una vhs, mai posseduto un disco col logo SNC, ecc. ecc. ecc. (ma forse sbaglio, e la legalità è solo una variabile legata alla morale soggettiva di ognuno di noi, e quindi avanti con lo scambio di liste fra collezionisti…)
Il punto è che qui stiamo parlando di commercio, e che nello specifico, analizzando l’intera filiera italiana, siamo giunti alla conclusione che in questo mercato a venire maggiormente penalizzate economicamente sono le case indipendenti che lavorano seguendo le regole, ovvero secondo la legge. Allora, visto che si parla anche di regole, mi chiedo perché alla fine di ogni discussione di questo tipo, il cerino debba sempre rimanere in mano all’acquirente finale, che comunque non solo legittimamente, ma anche legalmente acquista quei prodotti, e ciònonostante viene più o meno implicitamente giudicato complice di malfattori. Me se quei dvd sono dei bootleg, chi quei dvd li distribuisce e chi quei dvd li vende non è forse attivamente suo complice? E se le case che ho citato prima si fanno distribuire e si fanno vendere i dvd dagli stessi che distribuiscono e vendono i dvd pirata, perché a essere giudicato complice deve essere sempre e soltanto chi alla fine COMPRA, ovvero l’unico che in tutta la catena non guadagna nulla, ma coi suoi soldi fa guadagnare tutti gli altri? Forse perchè su questo punto le piccole case devono chiudere un occhio e accettare il compromesso di lavorare con gli stessi che permettono ai pirati di esistere sul mercato?
Ecco, io non mi permetto di giudicare, anzi, ripeto, sostengo per quanto mi è possibile gli indipendenti, che di certo non fanno quello che fanno per arricchirsi. Vorrei semplicemente che nei miei confronti venisse riservato lo stesso tipo di rispetto. Infine non dimentichiamolo: per quanto uno possa essere convinto, ad oggi nessuno ha posto fuorilegge i dvd sospetti. E l’onere della prova spetta all’accusa. Questa è la legge, e se uno ci crede, non vi si può appellare solo quando gli fa comodo.

Ovviamente l’hai appena fatto, e legittimamente. Ed io pure. La cazzata del “io non giudico nessuno!” lasciamola fuori dal thread, se possibile.

Però non mi pare di aver dato la responsabilità SOLO a chi compra questi dvd, anzi. Sono a mio parere i meno responsabili, ma visto che qui su Gdr non sono iscritti i responsabili della creazione e distribuzione di questi prodotti (almeno, che io sappia), si parla tra di noi. Mica per altro, eh.

Volendo stemperare un po’ i toni (ma ammetto che non vedevo scorrere tanto sangue nel forum da un po’ e la cosa mi garba), la butto lì: fermo restando che editare senza diritti (non m’interessa, ancora una volta, fare i nomi che prove contro tizio o caio non ne ho) è sbagliato eccetera, la questione sollevata da Andrea sulla traccia audio italiana (per fare un esempio, ci potrebbero essere anche altri spunti) non potrebbe offrire agli addetti ai lavori spunti di riflessione sulla direzione presa dal tanto menzionato “mercato”? Mi spiego meglio: tu editi un DVD estero del tale film italiano, senza traccia italiana perché “tanto, il mercato italiano” eccetera. Dato che molti collezionisti (chiamiamoli pure scassacazzi, pazienza) considerano la traccia audio italiana fondamentale e quindi non esitano a comprare da concorrenti, diciamo così, “sleali”, non sarebbe il caso di adeguarsi? Capisco che significhi sborsare altri soldi, ma almeno non costringeresti l’utente a scelte drastiche del tipo “o così, o pomì. Da quell’altro nun ce devi annà, punto” che fa tanto pizzettaro da borgata. Come dicevo, DVD import ne ho accattati; se mi sforni robe succulente che rispondono a determinati requisiti, sapendo che altre label sono più disoneste compro da te. L’alternativa non ha senso, se ti aspetti che gli acquirenti non potendo comprare il tuo prodotto perché non ha i requisiti si asterranno da comprare da altri in nome dell’onestà donchisciottesca addio core. Poi, oh, liberi noi di spendere come ci pare, liberi gli addetti ai lavori di ragionare come vogliono; però questa è la sostanza. io potrò anche non essere contentissimo dell’edizione italiana di Chi sei? ma per me l’audio italiano di questo film è fondamentale; non c’entra una mazza conoscere o meno altre lingue, il doppiaggio italiano era fico e se ascolti la voce del maligno in Inglese ti cascano le braccia. Mi sfornassero una nuova edizione rimasterizzata in Italiano ri-comprerei, scherziamo? Per semplificare ulteriormente, ecco cosa mi aspetto da un DVD io:

  1. Formato cinematografico corretto
  2. Edizione il più possibile integra, quantomeno corrispondente al montaggio circolato nelle sale italiane
  3. Se è uscito in Italia, traccia italiana d’obbligo
    Per il resto m’accontento, van bene pure i subs non removibili (tanto ho visionato molti film in lingua originale coi sottotitoli, non mi danno fastidio) e quant’altro. Vedete voi. :slight_smile:

Comunque sei pagine in 24 ore questo obsoleto forum non le vedeva da tempo.

Mi secca solo che manchi il parere di :bmw: sulla questione, perché lo immagino gustoso.

Cosmo, mi pare che abbiamo già affrontato l’argomento su altro forum. Sono d’accordo con te che il problema ormai ha infettato l’intera filiera italiana, in un certo senso siamo tutti coinvolti. Sinceramente però, dal mio punto di vista, più che distribuire le colpe sarebbe utile trovare delle soluzioni alternative. La questione che ho cercato di sollevare, forse non abbastanza chiaramente, è proprio questa: se noi collezionisti siamo d’accordo che questa situazione non ci piace, c’è qualche via d’uscita da percorrere insieme? Se non c’è, vabbè, allora ci teniamo i bootleg e non se ne parla più.

in breve:
mux casalinghi scaricati da internet => rovinano il mercato
bootleg in vendita ricavati da mux casalinghi scaricati da internet => wow!!!

:goaminimale:

non dimentichiamo che la professione di pinocore è “download”

:pinoeat:

A parte il fatto che stavo facendo un discorso rivolto alle etichette indipendenti, se leggi bene, capirai che non di giudizio si tratta. Al contrario, scrivo che nonostante tutto SOSTENGO gli indipendenti.
Allo stesso modo, il giorno in cui l’etichetta x venisse messa fuorilegge, e qualcuno continuasse in qualche modo ad acquistare i suoi dischi, non avrei proprio nulla da dire a chi lo accusasse di essere un sostenitore dei pirati.

L’unica strada sarebbe il boicottaggio. Ma la cosa dovrebbe partire da chi in questa situazione ci rimette, dunque gli indipendenti, che per sperare di avere un pò di visibilità, dovrebbero dichiarare pubblicamente che le etichette x, y e zeta sono dei fuorilegge. Perchè non lo fate? Mi pare ovvio. Ma non per questo vi considero dei collaborazionisti.

Qui comunque secondo me si sta mancando clamorosamente il punto della questione: è logico che alcune etichette “scorrette” compromettano il lavoro di quelle label che si sbattono per ottenere i diritti di un determinato film, ma su questo punto credo che tutti più o meno siamo concordi e quindi riteniamo esecrabile il comportamento di certe label, di certi distributori e quant’altri abbiano intenzione di “fare i furbi” a spese del contribuente e di chi acquista i diritti regolarmente.

Tuttavia mi pare che Tuchulcha in uno dei suoi primi post sull’argomento non avesse parlato di label “indipendenti”, di cui anzi aveva lodato il lavoro, bensì mi pare avesse criticato principalmente le cosidette “major” (che certo non sono delle “verginelle” riguardo l’approfittarsi delle tasche dell’appassionato), le quali in passato, almeno nei primi anni dell’esplosione del supporto dvd, hanno fatto a gara ad immettere sul mercato italiano migliaia e migliaia di titoli, molti dei quali senza alcuna remora relativa alla qualità del master, alla correttezza del formato oppure alla presenza o meno del doppiaggio originale italico, tutte caratteristiche che all’appassionato (ma in certi casi anche al grande pubblico, come ad esempio relativamente ai ridoppiaggi che snaturano battute ormai entrate nell’immaginario collettivo degli spettatori nati e ubicati nella nostra Penisola) importano eccome.

Mi spiegate allora perché un film, anche importante secondo me (benché ormai un po’ di nicchia), come “2022 i sopravvissuti” non sia mai stato editato in Italia dalla Warner? E perché, una volta aver deciso di pubblicarlo, lo abbiano pubblicato un po’ in tutti i maggiori paesi europei (anche in bluray) tranne il nostro, senza aggiungere l’audio italico ma, inspiegabilmente, rendendo disponibili i sottotitoli nella nostra lingua, spesso assenti anche in alcune edizioni “de luxe” di altri film delle stesse major pubblicate anche da noi? Se il nostro mercato è troppo “piccolo” per loro, perché non trattarci come, per fare un esempio, la Polonia ed editare una edizione europea che includa anche i sottotitoli italiani senza preoccuparsi di recuperare il doppiaggio originale? Potrebbe essere un buon compromesso che aiuterebbe a contenere i costi e a non far proliferare certe label più discusse. O quanto meno potrebbero rendere disponibili questi film “meno vendibili” e di nicchia, per lo streaming a pagamento o il download, su qualche piattaforma tipo Netflix e similari, oppure lo stesso Amazon.

Invece niente… anzi, in totale disprezzo per l’utente finale accade che alcune major abbiano addirittura impedito a consumatori-appassionati corretti come il sottoscritto, che non amano scaricare film e serie tv illegalmente dalla rete, di collezionare alcune serie comprando i cofanetti originali, interrompendone la pubblicazione prima della fine di tutte le stagioni: così ora mi ritrovo sul groppone i dvd delle prime tre annate di due “ottime” serie come Nip Tuck e Boston Legal (durate 5 stagioni l’una mi pare, che da noi hanno avuto meno successo rispetto ad altre) pagate peraltro profumatamente, senza avere la possibilità di completare la collezione (e la visione) comprandole in edizione originale. Il colmo poi è vedere che al contempo all’estero si trovano regolarmente i cofanetti completi di queste due serie, con a corredo esclusivamente la lingua inglese (e mi pare giusto, essendo recitate in quell’idioma) e uno stuolo di sottotitoli, comprendenti magari lingue come l’olandese e il turkmeno, ma non l’idioma parlato da Dante. Perché? Perché? Perché? Ad una major (non dico ad una piccola label benemerita che cerca di far quadrare i conti) cosa costerebbe? Qualcuno me lo può spiegare? Perché in UK trovo il cofanetto completo de “I Soprano” con la lingua e i sub italici e invece se compro in Francia quello completo di Nip Tuck non ce li trovo? Benché ad esempio il cofanetto relativo alla stagione 4 di quella serie avesse sia l’audio che i sub italici? Forse perché siamo diventati un paese più periferico anche del Turkmenistan? Oppure solo perché sarebbe uno spreco di soldi perché in Turkmenistan si pratica il download illegale in misura minore che in Italia? Evidentemente alle major sta bene così, considerando che non si sbattono neppure per perseguire le eventuali uscite illecite sul mercato nostrano di film inclusi nelle loro library. E purtroppo alla fine ad essere penalizzati, ancor più dei consumatori, sono le piccole label indipendenti, che magari acquistano diritti a caro prezzo di un determinato film e poi vengono (anche per questa mancata vigilanza da parte delle major) “sorpassate a destra” da qualche uscita della “concorrenza meno leale”.