2 anni prima del cult Cattive ragazze, la nostra aristocratica preferita dei salotti televisivi ci conduce mano nella mano nel jet set romano con un giallo che lei stessa definisce “gotico”, mescolando personaggi reali ad altri inventati, ma motruosamente verosimili.
Quando un giovane critico d’arte e tombeur de femmes viene ritrovato morto con una freccia di balestra conficcata nel collo, i sospetti sono molteplici: dalle tante donne che gli ronzavano intorno — una principessa di uno staterello, una romanziera venuta da lontano, una nobildonna di estrazione contadina, una poliziotta insicura — agli uomini invidiosi del suo successo: uno scultore attempato, un nobile salutista, un arcigno politico, un mentore travestito.
La trama è, in fondo, solo un pretesto per raccontarci, attraverso flashback molto articolati, le vite tormentate dei singoli personaggi e il percorso che li ha condotti a ritrovarsi in questa corte dei miracoli, dove si è disposti a qualsiasi bassezza pur di conquistare il riconoscimento degli altri. Lo stile è diretto e dannatamente efficace nel immergerci dentro la volgarità ambiente, abilmente camuffata da un’artificiale eleganza. Il ritmo è serrato e avvincente, nonostante le 360 pagine del romanzo.
Ciò che più mi ha colpito è la cattiveria con cui l’autrice osserva e descrive le situazioni, insieme alla capacità di rendere i personaggi quasi tangibili attraverso la successione di nefandezze subite o perpetrate.
Eccovene alcuni esempi, tratti dal romanzo:
““Sei un bambino cresciuto male. Un uomo inutile. Schiappa come amante, con una puntina tra le gambe, che per trasformare in una robusta matita non bastano mille bocche… Io vado a dormire, domani ti farò chiamare dal mio avvocato per organizzare con reciproca soddisfazione, spero, il nostro divorzio. Alle mie condizioni.””
“Teresina si sfilò la vestaglia e, nuda, si contemplò. Si compiacque del suo fisico giovanile, sodo, ben cesellato da un bisturi esperto. S’accarezzò il pube spelacchiato, unica nota di disappunto in quel corpo supercurato.
“E cosi calva che fa pena… Dovrò decidermi a fare un trapianto…”
“Ma no!” cinguettò Efisio, porgendole una grande scatola a forma di cuore, segno che quelle lamentele erano una cosa abituale per lui. “Lei ha delle bellissime parrucche da passera… Incollata per bene, nessuno s’accorgerebbe ch’è finta.””
“I due cascarono sulla moquette e lui, con guizzo disperato, inaspettatamente turgido, entro dentro di lei.
“Oh si…” ansimò subito Céline, dimenticandosi della coca.
“Ti amo…Ti amo…” ripeteva Giannetto, mentre si agitava con tenera violenza dentro di lei. Incredulo di quel sentimento assoluto, presagendo che forse per lui, il granitico, il fascinoso ambiguo, l’inaffondabile arrogante, sarebbe stata la fine.”