sono l’unico che lo ha sempre trovato un personaggio odioso e spesso disgustoso? penso che come attore comico o di commedia faccia meno ridere che osservare gli orari dell’autobus alla fermata
Mi sa di sì. Per me immenso, una “spalla” gigantesca per Totò.
Infatti grandi film i tartassati,guardie e ladri per non parlare dei ruoli drammatici come Roma cittĂ aperta, Mio figlio professore o il delitto di Giovanni Episcopo
No non sei l’unico, già ne parlammo, non mi ha mai MAI fatto ridere. Tutt’altro discorso per suo sorella!
Da romano che sono forse lo scrivo a malincuore, ma non mi é mai piaciuto come attore, probabilmente perché associo la sua figura a quella quando ha caratterizzato Romolo Catenacci in C’eravamo tanto amati e così lo immaginavo fosse nella vita reale, cinico, autoritario e cattivo con chi gli era intorno.
Potrò anche sbagliarmi ma…
Aldo Fabrizi e Totò
Tratto da Corriere delle sera aprile 1977
Lavorare con Totò era un piacere, una gioia, un godimento perché oltre ad essere quell’attore che tutti riconosciamo era anche un compagno corretto, un amico fedele e un’anima veramente nobile.
Ogni giorno il nostro incontro in teatro, mai prima delle 13 (Totò era più nottambulo che mattiniero, mentre io pur rincasando tardi mi svegliavo presto; lui arrivava fresco fresco, leggero leggero, ed io che avevo già sforchettato, pesantino pesantino, dovevo ricorrere a doppi caffè antipennichellistici), dicevo, il nostro incontro avveniva sempre con un abbraccio sinceramente affettuoso e due bacetti, uno di qua, uno di là . Nel breve tempo che ci preparavamo per la scena da girare, c’era il solito scambio informativo a base di « come te senti? », « hai dormito? » e altre domandine e relative rispostine personali.
Arrivati davanti alla macchina da presa, cominciavamo l’allegro gioco della recitazione prevalentemente estemporanea che per noi era una cosa veramente dilettevole. C’era soltanto un inconveniente, che diventando spettatori di noi stessi ci capitava frequentemente di non poter andare più avanti per il troppo ridere.
Il guaio, però, era che la cosa non finiva lì poiché bastava una battuta nuova, un gesto impreveduto, una reazione inaspettata per dover interrompere nuovamente il dialogo con disappunto di noi stessi che, pur lieti e felici per il divertimento nostro e dei presenti, ci davamo complimentosamente la colpa l’un con l’altro. Se il regista, visti gli inutili tentativi di sottrarci a queste crisi di fanciullesca irresponsabile ilarità , proponeva di girare due primi piani in controcampo, per utilizzare i pezzi buoni, noi ci impegnavamo solennemente di farIa per l’ultima volta senza interruzione, come si addice a due professionisti seri e consapevoli del costo della pellicola.
Però, non convinti di quanto promettevamo, scoppiavamo in una irrefrenabile risata, cercavamo di giustificare all’attonito regista che il nuovo attacco era soltanto uno sfogo per scaricarci da ogni eventuale pericolo di ricaduta. Tuttavia, prima di girare cercavamo di rattristarci nominando la nostra ,età , le nostre tasse e, se in quei giorni era avvenuta la dolorosa scomparsa di un nostro amico, mancato all’affetto dei suoi cari, ricorrevamo anche a questo luttuoso freno. Ma dopo un’espressione di concentrato cordoglio, purtroppo sbottavamo vergognosamente a ridere prima del ciak.
Io sono decisamente tra gli estimatori di Fabrizi, sopratutto in versione drammatica (Mio figlio professore, Il delitto di Giovanni Episcopo) o cmq semi-drammatica (Campo de’ fiori, Avanti c’è posto, Vita da cani, Una di quelle), capace di recitazioni trattenute, misurate e straordinariemente realistiche. Come commediante meglio come spalla di Totò che negli assoli o nei calderoni anni 60, anche se mi fece molto ridere in quel gioiello di Papà diventa mamma.
Doveva avere un carattere non facile (anche se come detto più volte dalla Faldini e da Liliana De Curtis era l’unico attore Castellani a parte che Totò considerasse davvero un amico), altrimenti non si spiega come sia di fatto uscito dal giro dalla seconda metà degli anni '60, e a parte qualche occasionale comeback con Magni e Scola nessuno abbia avuto voglia di riscoprirlo o di usarlo anche solo per il suo valore iconico.
Lo raccontò Sordi che Fabrizi per il suo brutto carattere fu isolato dall’ambiente del cinema
Era amico solo di Totò e Peppino con cui ha fatto molti film
Con la Magnani pare non si sopportassero proprio
c’era un aneddoto letto non ricordo dove, che durante le pause, a tavola, i colleghi si divertissero a stuzzicare Fabrizi elogiando la Magnani, e lui immancabilmente andava su tutte le furie e attaccava a sproloquiare. Sostanzialmente era amareggiato dal fatto che Roma città aperta fosse identificato soprattutto con la Magnani e che proprio da quel film fosse decollata la sua carriera internazionale, mentre la sua performance fosse stata sostanzialmente ignorata.
Lo ha raccontato Magalli
Vero! A Tintoria se non sbaglio!
Ciao!
C.
Vi scrivo un aneddoto che l’attore Ugo Fangareggi mi raccontó un pomeriggio nel mio locale circa il carattere di Aldo Fabrizi davanti ad un aperitivo, fatto di ricordi, emozioni e tante risate.
Stava girando il film Sette monaci d’oro e mentre erano impegnati l’attore romano e Carlo Pisacane(Capannelle nei soliti ignoti),quest’ultimo trovandosi difronte alla figura mastodontica di Fabrizi, restó intimorito, tanto che la battuta non riesce a pronunciarla.
Avranno provato non so quante volte, fino a che Aldo si spazientĂ e lo trattĂł malissimo.
A quel punto in difesa di Capannelle intervenne Ugo con piglio deciso"se lei continua ad insultarlo, non ci riuscirĂ mai e stiamo qui fino a domani
Ancora piĂą incxxxxxto Fabrizi si rivolge a Fangareggi con il classico ma lei chi Ă© come si permette
Sono Ugo Fangareggi faccio l’attore e vorrei terminare il tutto in orario
Lei caro signore, ribatte Fabrizi, ho fatto il regista di diversi film…
Mah, rispose, io la conosco solo come il prete di Roma città aperta…
Ci fu il gelo sul set e la scena si realizzó senza nuovi stop e la boriositá di Fabrizi fu nel constatare che grazie a lui, finalmente si riuscà nell’impresa.
Eh no, rispose questo grazie a me, che ho tranquillizzato il signor Pisacane.
Questo era una delle tante sfaccettature del carattere di Ugo, intollerante verso (parafrasando un film di Fabrizi) i prepotenti.
non sono un grande fan di Fabrizi,ma con Toto’ formava una coppia clamorosa.Risulta vero che fosse parecchio destrorso politicamente?ricordo che ,ero bambino,mio nonno ex partigiano,ogni volta che incrociava in Tv un film in cui compariva,cambiava canale e partivano insulti
Fabrizi fascio? Certo, è cosa arcinota da parecchio tempo. A dirla tutta, quando lo venni a sapere me ne fregai altamente. E più che il film di Rossellini, io lo ricorderò per il suo ruolo in “C’eravamo tanto amati”. Palazzinaro volgare, fascio e ignorante, ma coerente. A differenza del genero Vittorio Gassman. Ah, non occorre specificare che in coppia con Totò era formidabile. Spassose varie sue scenette in TV. Mi piaceva la sua aria da orco buono, burbero ma non cattivo. Insomma, Fabrizi al di là di tutto rimane una figura assolutamente rispettabile nell’ambito dello spettacolo italiano.![]()
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Se ricordo bene pure Elena(Sora Lella) scherzosamente parlava del carattere del fratello abbastanza fumantino e rosicava parecchio quando Verdone la scelse per i suoi films.
Come @Zardoz anch’io mi diverto a rivederlo nelle “macchiette televisive” su tutti Lulú,il cameriere e lo sciatore e in C’eravamo tanto amati: chissà cosa pensó quando Scola scritturó anche la sorella per la parte della moglie del “palazzinaro” Catenacci.
io lo voglio ricordare nel Ginecologo della mutua,di aristide,incredibile vederlo li ma divertentissimo comunque ,burbero all prese con sgallettate " da visitare"
A me piace ricordarlo sia nei film con Totò che poi sono solo cinque: Una di quelle diretto da lui stesso, i capolavori guardie e ladri ed I tartassati di Steno , Totò Fabrizi ed i giovani d’oggi e Toto contro i quattro, sia nelle interpretazioni drammatiche come Roma città aperta di Rossellini, il delitto di Giovanni episcopo di lattuada sia mio figlio professore di Castellani.
Oltre c’eravamo tanto amati di Scola già citato






