Il film che mi ha fatto interessare al cinema indiano contemporaneo! All’epoca, mi persi la sua uscita nelle (poche) sale in cui fu distribuito perché era il periodo natalizio. E a distanza di più di un anno e mezzo sono infine riuscito a recuperarlo, con sottotitoli francesi ben utili per capire i dialoghi da cui passano alcuni dei momenti più memorabili della pellicola.
Anche facendo parte dell’estroso cinema bollywoodiano, questo film spicca per una smodata ricerca di grandezza.
- Cominciamo dalla durata: quasi 3 ore e mezza per un epopea familiare che vede un figlio in totale adorazione del padre, che invece ne apprezza poco gli eccessi d’intransigenza e lo spirito ribelle. Questo rapporto tormentato caratterizzerà tutto lo svolgimento della storia poiché il figlio non riuscirà mai a lasciare la sua famiglia d’origine per fondarne un’altra, ma soccomberà alla guerra per il controllo dell’impero familiare (che si estende ben aldilà di quanto ci é dato a vedere all’inizio).
- In seguito, non si puo non soffermarsi sulle interpretazioni che definire sopra le righe sarebbe un eufemismo: il protagonista ha scatti d’ira improvvisi al solo sentire parlar male del padre, ha spesso le espressioni facciali di un giovane Sylvester Stallone e a volte quelle di un personaggio tratto da un film ZAZ (le scene di seduzione nell’aereo, per esempio), gira nudo per casa solo per festeggiare una buona notizia e tiene discorsi assurdi la maggior parte del tempo (compreso uno simil nazista
); anche la moglie non scherza quando si arrabbia (ed ha quasi sempre ragione tra l’altro) e tutto questo senza parlare del cattivo principale muto con traduttore al seguito, che é semplicemente geniale. - Infine, il piatto forte sono le scene d’azione : l’incomprensibile attacco alla riunione (flashback? flashforward? sogno?), l’arrivo alla villa di ben più che gli 88 folli tarantiniani, con una carneficina che neanche nella trilogia Baaghi o il finale più macho che abbia mai visto, dove i corpi sudati e muscolosi (da far impallidire quelli di Pain & Gain) si esibiscono in una danza di morte, che sublima la tamarraggine la più assoluta!
Un film da una volta nella vita, ma aspetto quell’Animal Park, che immagino non si farà mai!