Film che mi ha lasciato al contempo affascinato e perplesso.
È innegabile che ci sia qualcosa di attraente e seduttivo nell’opera, nel modo che ha di procedere e svelarsi, nella caratterizzazione dei personaggi e nell’idea di fondo in sé, che è una sorta di fantasticheria metacinematografica nella quale il cinema penetra nella vita in modo così incisivo e profondo da riuscire a modificarla e pure a sopprimerla.
Allo stesso tempo la visione mi è risultata pesante, faticosa, forzata, dopo l’intrigante partenza nella parte centrale il film mi sembrava davvero girare un po’ in tondo, una pippa mentale un po’ fine a sé stessa, resa digeribile solo dalla bravura del regista a mantenere sempre quell’atmosfera di mistero, irrealtà e magia surreale. Il finale ci proietta definitivamente nella dimensione del fantastico e del grottesco, caratterizzata però da dei vissuti emotivi ansiogeni, e riesce in qualche modo a dare un senso a tutto ciò a cui abbiamo assistito fino a quel momento, senza però (almeno per quanto mi riguarda), appagare lo spettatore, che resta un po’ stordito e rintontito.
a me solo perplesso, anzi diciamo pure profondamente irritato, e per quel che riguarda i punti enne o da te risaltati, direi che ci andrebbero messi sopra esponenti dell’ordine del centinaio. lo vidi in sala in occasione della mostra internazionale del cinema di pesaro quasi 20 anni fa, dove venne ampollosamente presentato come un irrinunciabile stracultissimo maudit (badge assegnato a mio avviso più per il suo essere stato per moltissimo tempo un film fantasma pressoché irrintracciabile e visto da pochissimi che non per i suoi meriti effettivi).. già dopo 20’ l’audio era quasi obliterato dagli improperi e dai moti di insoddisfazione di gran parte dell’astanteria. mai visto niente di più autoindulgente, ombelicale, autistico, velleitario e pipparolo, tutto cerebro blindato a mai carne o humus narrativo neanche per mezzo minuto, forte (è un eufemismo) di una metafora (peraltro volendo anche banale) in A5 reiteratamente urlata a un megafono amplificato a 10mila watt per 100 snervantissimi minuti che resta lì a prendere il sole del nostro affaticato sguardo, come idea spiaggiata e inerte, volendo anche molto bella, ma che verrà articolata di gran lunga meglio da terzi (il cronenberg videodromico, per scomodarne uno solo in mezzo a cento).. se non mi sono miracolosamente appisolato lo devo più alla situazione in sala che alla mia soglia resistenziale, dove tutti sacramentavano o davano forfait guadagnando l’uscita. alla fine saremo rimasti in 10-15. mai più neanche remunerato 100 euro al minuto.
L’avevo visto per la prima volta una quindicina d’anni fa, su consiglio di un amico direttore della fotografia che ne era rimasto rapito, appunto. Ma mi aveva lasciato perplesso, in gran parte deluso. L’ho riguardato qualche giorno fa, nel bel master presente su Mubi. Mi è sembrato molto centrato per il modo in cui ritrae l’epoca in cui è ambientato, ancora segnata da una parte dal sentore di morte del regime di Franco e dall’altra aperta alle libertà della movida madrilena nascente. Ma queste libertà, rappresentate dalla droga e dal sesso, sono in fondo vane per i personaggi protagonisti.
Gli ingredienti del film sono tutti giusti, ma - come scritto nei commenti precedenti - la metafora è forzata e alla fine l’incedere è spesso al di sotto delle aspettative e incapace di restituire la forza e la potenza che un soggetto simile contiene in sé.
Ottimi gli interpreti, in primis Eusebio Poncela (che, poco prima, era stato il coprotagonista di Ogro di Pontecorvo), arrivando a Cecilia Roth, capace di rendere complesso il proprio personaggio. Ma è forse la voce registrata di Pedro/Will More a restituire i momenti di maggior inquietudine.