Backrooms (Kane Parsons, 2026)

https://www.imdb.com/it/title/tt26657236/

Film in arrivo:

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Ci hanno creduto:

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https://www.imdb.com/it/title/tt26657236/

Così così. Il fenomeno dei primi anni 2020 arriva al cinema decisamente cotto con una storia che a stringere poteva svolgersi ovunque visto che alla fine diventa più che altro il dramma di un uomo disturbato. Ovviamente le backrooms ci sono (ma non ci sono i bacteria forse per non rendere il tutto troppo risaputo anche se è da lì che parte tutto) anche se il grosso già si è visto nelle decine e decine di filmati realizzati non solo da Parsons (l’universo comunque è quello della A-Sync). La trama in due parole: probabilmente verso la fine degli anni novanta (i monitor dei PC e dei televisori sono ancora col tubo catodico e ancora circolano le cassette audio e video) ex architetto di mezza età (Eijofor, unico attore famoso del cast) fallito, alcolizzato e proprietario di un grande magazzino di mobili sulla via del fallimento costretto a dormire nel suo negozio dopo essere stato cacciato via da quella che non si riesce a capire se è la moglie o la compagna proprio per via della sua dipendenza dalla bottiglia, trova, non vi sto a dire come, la strada per entrare in queste backrooms. La differenza con i vari filmati è che lui può fare avanti e indietro, almeno fino a un certo punto, mentre nelle decine di filmati presenti su YouTube il più delle volte non si torna indietro. Altra novità è che appunto il protagonista è un uomo di mezza età mentre nei filmati sono quasi sempre uomini molto giovani se non proprio ragazzi (chissà perché poi). Cerca aiuto da una psicologa o una psichiatra, non ho capito, che ha più problemi di lui; alla fine anche lei entrerà nel retrobottega. Ci sono anche altri personaggi, per la verità molto pochi, ma non svelo altro per chi volesse andarlo a vedere. Il fatto che sia stato scelto un negozio di mobili per chi non lo sapesse sicuramente è stato dovuto al fatto che si è scoperto molti anni dopo che quella famosa fotografia che ha dato l’origine a tutto in realtà non era altro che un normalissimo negozio di mobili in dismissione (poi ne è uscita fuori anche un’altra che è stata riprodotta nel film e che si vede per un paio di secondi). È inutile andare a cercare quell’ambiente perché non esiste più non esistendo più il negozio di mobili. Unica cosa interessante è la spiegazione del perché molte delle cose che si vedono nelle backrooms appaiono distorte.

Il film è accreditato al solo Parsons ma credo che sul set qualcuno lo debba avere aiutato perché a vent’anni un conto è dirigere filmati di pochi minuti un conto è dirigere un film di quasi due ore.

Incongruamente nel poster sopra mostrato mettono in evidenza lei, ma in realtà il vero protagonista è lui praticamente in scena per buona parte del film.

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Vado nel fine settimana, mi incuriosisce come in generale mi incuriosiscono gli horror sul tema ciò che vedi è nella tua mente perché sei pazzo. Poi l’idea di una casa che cambia struttura (tipo il romanzo Casa di foglie), come il trailer sembra suggerire, ha sempre qualcosa di inquietante. Purché non si riveli una stronzata pretenziosa come Skinamarink, non sopporto quella roba.

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Non è centrale nel film. Ci sono spunti interessanti che vengono un po’ lasciati da parte per mettere al centro il protagonista che alla fine diventa sin troppo presente e invadente. Nel senso che le vere protagoniste dovrebbero essere le stanze stesse. Comunque una volta visto mi dirai.

Un momento genuinamente terrificante, posso dirlo senza problemi, è la pubblicità televisiva al libro, che allega anche tre cassette audio, della protagonista. Si tratta di un libro di auto aiuto la cui pubblicità è stata girata in modo tale da sembrare, pur non mostrando niente di strano, un horror analogico. Impressionante per come è stata fatta bene. Sembra provenire veramente da quegli anni.

Faccio un po’ di chiarezza qua essendo il tema e il come si è arrivati a portarlo sul grande schermo un po’ nebuloso, partiamo dal Regista Kane Parsons o Kane Pixels (per far fede al suo nome su YouTube), è un ragazzo che ha iniziato a 16 anni pubblicando il primo corto che preludeva altro sulle Backrooms, corto che è stato creato usando Blender, sembra vero perché le inquadrature e la profondità di campo di alcuni momenti non ne danno la percezione, a 20 anni Kane arriva dopo tutta la web-serie da lui scritta e ideata su YouTube sul grande schermo con una rilettura di alcune cose già presenti nella serie, la A-SYNC (agenzia privata poi accorpata dal Governo Americano dopo l’apertura del portale delle Backrooms e cosa fatta in funzione del risolvere la crisi abitativa che sconvolge gli Stati Uniti in questo universo parallelo) e nuovi protagonisti che per caso si imbattono in questo posto. Lui è depresso perché gli và male il lavoro e lei invece la sua psicologa che lo deve supportare e sopportare, tutto cambia quando lui si imbatte nel sottoscala del negozio nel portale che lo trascina nelle Backrooms, man mano che le esplora capisce che quelle stanze sono cosa viva e che gli piace ricordare il mondo che le circonda a modo loro, distorto ma pur sempre vero. Le Backrooms alla fine sono il cimitero della nostra memoria dove ricordi troppo brutti diventano esseri deformi e senzienti sempre avidi di ricordi da fagocitare e vittime da soggiogare.
P.S. Kane è stato aiutato nella produzione dal navigatissimo dell’horror Osgood Perkins, regista di LONGLEGS e The Monkey.

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Così ha più senso, anche se la lettura degli avvenimenti è abbastanza lineare (a parte il finale irrisolto, ma forse pensano a un sequel). A me è piaciuto, non mi ha convinto molto la conclusione come dicevo ma innegabilmente un senso di disagio addosso te lo lascia.

(A ben vedere, il finale si comprende di più se prima hai seguito la serie su YouTube)

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Se non hai visto neanche uno di quei filmati non è che capisci granché. Questo penso che sia applicabile a qualsiasi film ispirato da una qualsivoglia serie televisiva o web che sia. Comunque non mi è piaciuto perché è troppo impostato verso il protagonista che alla fine, per quanto mi riguarda, diventa solo respingente (molto teso alla lagna), non crea empatia e viene voglia di dirgli ‘buttati a fiume’. Tuttavia comprendo anche il suo scorno nei confronti della compagna, che presumo non essere più una ragazzina, che continua a fare l’eterna studentessa fuori corso senza neanche cercarsi un lavoretto, come fanno tanti negli Stati Uniti, per cercare di contribuire alle entrate di casa.

Visto ieri senza sapere e aver visto niente della serie sul Tubo. IMHO uno degli horror più importanti e significativi degli ultimi anni, mi meraviglio che le recensioni (chiamiamole così) di un film del genere diventino quattro parolette in croce dai tuttologi di questa sezione - io bazzico principalmente il cinema erotico e hardcore quindi qui sono un pesce fuor d’acqua ma liquidare ‘sì bellino ma la serie su YT era più bella’ è francamente inaccettabile. In questo film ci sono riferimenti che vanno da Alien all’horror found footage, al body horror all’horror francese che va da Martyrs alla Ducournau, c’è anche il mondo dei videogiochi, c’è l’inconscio trattato come se si materializzasse - l’inconscio come diceva Lacan trattato come un ‘linguaggio’, c’è un immaginario che coincide con la storia dell’arte contemporanea (se avete un minimo di cultura e siete per caso stati alla Biennale di Venezia 2026 scoprireste che il padiglione della Germania sembra il set di Backrooms con i mobili che emergono dalle pareti o sprofondano nel terreno e installazioni fatte di sedie accatastate). Si esce dalla sala con un senso allucinatorio e di profondo disagio, qualcuno ha parlato di una distopia che tira in ballo l’intelligenza artificiale (come se il mondo delle backrooms fosse un mondo creato dalla IA ma con gli errori tipici della intelligenza artificiale da qui i corpi con sei occhi eccetera) - rispetto tutti i giudizi ma dire che un film del genere che ridefinisce l’horror concettuale, sia un filmetto di un regista che non si sa neanche se arriverà alla seconda prova è presuntuoso e qualunquista. Non voglio fare polemiche per cui evitiamo commenti risentiti a quello che ho detto… è la mia personale opinione rispettatela come io (non) ho rispettato la vostra :slight_smile: grazie me ne torno nel fantastico mondo di Marina Frajese e Guya Lauri

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non sono certo di aver capito di cosa parla e non voglio saperlo finché non lo vedrò, ma se siamo dalle parti dello spazio-mondo linguaggio liminale come un minimo di intuito porta a suggerire, salutarlo come un’innovazione mi pare esageratino. senza andare troppo indietro nel tempo, già tre quattro anni fa uscì un film povero di mezzi ma sagace per trovate e sviluppi, che a naso era molto simile (hostile dimensions) e cadde in fondo al pozzo dell’oblio senza neanche fare il suo giro.

non metto in dubbio i risultati, ma personalmente l’arte che più rispetto è quella che fa l’esatto contrario rendendosi incodificabile, cioè trattare il linguaggio come un inconscio.

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ma no stai pure qui con noi, che saremo sempre troppo pochi
Però se mi permetti non è che puoi entrare in una stanza, mandare a fare in koolo i presenti, e poi uscirne dicendo adesso però non mi rispondete che non voglio fare polemica, ciao

In linea di principio eh, non ti sto rispondendo :winking_face_with_tongue:

Detto questo non mi esprimo non avendo visto il film, scrivo solo per chiedere ai videogiocatori del forum se anche a voi i trailer hanno fatto venire in mente Control

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aggiungo questo articolo da gggiovani

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Buongiorno anche a te e buon viaggio :blush:

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Per me non ridefinisce nulla, è assai pretenzioso e l’unico merito che gli riconosco è, come dicevo, una certa capacità di inquietare (soprattutto nella prima parte). Quando scivola verso il pippone metaforico, ci perde parecchio.

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Be’ ma che il protagonista sia respingente mi sembra fondamentale, dato che tutto ruota attorno alle proiezioni mentali di un nevrotico. Secondo me, stava sul cazzo pure alla sua terapeuta. Io l’ho trovato convincente come personaggio, m’ha ricordato il disagiato protagonista del racconto La Casa folle di Richard Matheson.

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Bellissimo, hai citato Facciabuco ne deduco facilmente che tu non sai nemmeno cosa hai visto, quindi quella è la porta sul retro, prego aprirla e andarsene

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Non so se l’ho scritto sopra, ma l’ho trovato molto tendente alla lagna. In pratica dei suoi fallimenti è sempre colpa degli altri. Comunque il film l’avrei fatto differente. Più corale. Ma visto che non sono uno sceneggiatore posso fare ben poco.

Quello è vero. Ti confesso, comunque, che sono andato al cinema prevenuto e tutto sommato neanche io sapevo cosa aspettarmi dal film. Quello che non mi è piaciuto, a stringere e poi chiudo il discorso, è che il dramma personale di quell’uomo in realtà poteva accadere in qualsiasi altro posto. Alla fine le backrooms sono solo un pretesto per raccontare altro. Io almeno la vedo così.

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Visto perché trascinato dal figlio sedicenne. Mi ha messo più ansia il negozio vuoto di clienti che tutto il resto, poi la cifra dei nuovi horror è sempre questa: jumpscare, il buio che nasconde qualcosa e l’estenuante attesa che accada qualcosa di significativo. Non avevo visto nulla sulle backrooms sul Tubo e non intendo farlo ora, ma mi sembra un pegno scorretto per codificare gli spiegoni deliranti del film. Bravi gli attori, sceneggiatori urgentemente cercansi.

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