Negli anni ne ho visti a centinaia. Alcuni veramente ben fatti, altri interessanti, molti altri del tutto evitabili. C’è anche chi ha creato degli universi alternativi tipo quello intitolato Lost in the Hyperverse che però purtroppo è fermo da più di un anno. È una situazione che parte più o meno dal canone classico per allontanarsene quasi subito e per finire attraverso tutta una serie di situazioni che sono impossibili da spiegare a parole. I filmati sono molto lunghi ma non annoiano perché fatti molto bene e con ambientazioni del tutto originali. Molto interessanti sono anche quelli giapponesi chiamati Vaporwave. In fondo anche il videogioco, poi film, Exit 8 si rifà alle backrooms. Sarebbe interessante farne uno sugli horror analogici.
A partire da domani dovrebbe circolare nelle sale una versione più lunga di 16 minuti. Chissà se anche in Italia…? Comunque sta tenendo ancora bene, nei cinema a Torino continua a essere in programmazione (mia nipote è andata a vederlo col fidanzato Domenica, non le è piaciuto molto ma è evidente che ai teen-agers la curiosità la mette).
Sì anche nel nostro Belpaese grazie alla I Wonder Pictures esce il 3 Luglio questa versione estesa del film
Giusto per chi non l’ha visto. Un tempo una cosa del genere la riservavano per i dvd. Ora addirittura pretendere di rimetterla nei cinema mi sembra un po’ troppo. E poi per vedere cosa. Mah!
Spesso la Director’s Cut o Estesa che dir si voglia restituisce qualche piccolo dettaglio che va a influire sul significato del film per chi lo ha girato oppure come nel caso della versione di Zack Snyder di Justice League diventa completamente un’altra cosa più stratificata e profonda a livello di trama, okay ci possono anche essere le eccezioni come per esempio la Director’s Cit delle Crociate di Ridley Scott uscita direttamente in home video ma il concetto è che spesso quando si fa’ un montaggio ci sono cose che in un primo momento vengono lasciate fuori e invece per il regista costituiscono dettagli essenziali del racconto che sta facendo vedere e quindi ci rimane male poi quando ha scoperto che il taglio non l’ha fatto lui bensì la produzione per accelerare sui tempi d’uscita in sala, vedasi L’Orgoglio degli Amberson di Orson Welles dal quale la RKO mentre lui era in Brasile a girare roba per il governo TAGLIÒ 40 MINUTI, MISE UN NUOVO FINALE E NON CONTENTA BRUCIÒ LE SCENE TAGLIATE PER FAR POSTO IN MAGAZZINO (questo solo per dare un esempio della cosa ne posso raccontare mille altri di aneddoti), qui nel caso specifico delle Backrooms non ho la minima idea di cosa sia stato tagliato e perché, quindi vi esorto a andare in sala più che altro per supportare il giovane regista e andare a scoprire cosa manca ed è stato reintegrato.
Io per curiosità la vedrei, però nelle programmazioni di oggi a Torino vedo segnalata solo la theatrical. Boh…
Aggiornamento: da quello che ho letto, la versione che adesso circola nelle sale è quella più lunga ma tante pagine di cinema non lo segnalano. Si tratterebbe di materiale presente a fine film, post-crediti e in lingua originale non sottotitolato. Un piccolo sforzo extra avrebbero potuto farlo ma va be’. Il guaio è che manco i gestori dei cinema si sono adeguiati: letto che in molte sale le luci si sono riaccese a fine titoli di coda, mentre inziava il materiale extra. E gli spettatori in attesa dello spettacolo successivo pretendevano di entrare lo stesso, anche se mi pare strano (al The Space vicino casa mia, a fine della proiezione ti fanno comunque aspettare prima di entrare perché tra uno spettacolo e l’altro il personale delle pulizie deve riassettare). Mi sa che attendo l’uscita in home video…
Dal 3 luglio.
Certo, lo avevo già scritto io.
Ah, mi era sfuggito scusa!
Visto ieri sera al Visionario di Udine, in lingua originale con sottotitoli presenti anche nelle scene bonus. All’ingresso siamo stati informati della presenza del materiale extra dopo i titoli di coda.
Il video è un documento di indagine realizzato da una squadra dei tipi in tute hazmat che vediamo anche durante la storia principale. Le riprese riguardano la scoperta e l’analisi di una serie di cartelli pubblicitari con il testo “Everything must go”, da cui il titolo di questa nuova versione estesa.
Sono andato al cinema senza aver visto il materiale precedente di Parsons, e ho trovato il film eccellente. La storia passa in secondo piano, anche se sono curioso di sapere come queste Backrooms, che esistono e sono un fenomeno studiato da scienziati, si vadano a intersecare con i prodotti delle menti dei personaggi. Mi vedrò quanto prima gli altri video su YouTube.
Le soluzioni visive sono stupende e inquietanti. Quando sono deserti, i luoghi pensati per accogliere grandi numeri di persone e oggetti sono spaventosi, dai quadri di De Chirico a Shining e Session 9. Parsons ha una sensibilità surrealista incredibile, riflessa anche dalla colonna sonora di cui è co-autore.
Per me è un grande pezzo di cinema e di arte, e con le idee giuste potrebbero andare avanti all’infinito con questo soggetto.
Paradossale pensare che se non fosse stato per la fotografia, che immagino conosciate tutti, di un banalissimo negozio di mobili in dismissione e di quell’anonimo che su 4chan ha scritto (riassumendo al massimo) ‘qualcuno ti ha già sentito’ tutto questo non si sarebbe mai creato.
parto da due premesse: la prima è che l’ho visto totalmente digiuno della propedeutica dei precedenti corti su yt (il cui recupero a questo punto potrebbe forse essere addirittura esiziale e guastare la festa) e non è affatto vero che, come dice e ripete qualcun altro lungo i 30 post precedenti, il film senza previa presa visione di quelli risulta quasi del tutto incomprensibile (ma ha davvero ancora senso la chimera della comprensibilità in una disciplina che tende a metterla in discussione o sabotarla? io resto sempre molto deluso quando in un film mi si fa capire tutto o troppo con nette quadrature del cerchio), a meno forse di essere tra le file degli spettatori impreparati e per i quali il cinema è un prescindibile optional;
la seconda è che tutto sto gran salutare in parsons il capostipite di un nuovo filone-soggetto-temainesplorato dell’horror sudo a capirlo. parsons non s’è assolutamente inventato alcunché, forse ha semplicemente rigiocato un certo jolly in un periodo in cui certi nomi legati all’ossessione per le estraneità/distorsioni spaziali e le dimensioni parallele erano finiti in fondo alle secche del dimenticatoio, che il nostro ha senz’altro scaltramente ricombinato (con esiti che comunque assai apprezzabili): già entro la prima mezzoretta non possono non venire alla mente, solo per dirne tre, carnival of souls, certo cinema di vincenzo natali (penso soprattutto a nothing e haunter) e soprattutto vivarium o più recentemente prodotti sfortunatamente passati sottotraccia come amityville backrooms e il già menzionato hostile dimensions (che nulla ha da invidiare a questo e anzi se mai nonostante la penuria di budget lo supera sia in follia sia perché evita di diventare supermetaforissima show), per tacere ovviamente dello strutturalismo visivo caro da parecchio a molto horror e all’adozione della struttura escheriana (ma c’è anche molto, forse persino troppo, metodo paranoico-critico di dalì).
detto che comunque il feticcio del nuovo in arte è da almeno trent’anni impossibile, a me pur avendo intuito (e ahimé indovinato) cosa avrei esattamente trovato lungo questi 110’, come esperienza sensoriale in sé dissociata da simbologie sovraesposte che parla anzitutto al nervo ottico alla pancia e al sistema simpatico è abbastanza piaciuto pur non arrivando all’esaltato alzabandiera né a urlare col megafono “yeeee! capolavoro del ventiseiennio!”, e in almeno due passaggi ha anche strappato un deciso brivido di disagio.
arrivata na certa purtroppo parsons non la tiene più, deve giocarsi ne andasse della sua carriera l’extracard metaforica e il film fa esattamente proprio la nefasta mossa che speravo evitasse: inizia a caricare il cestello dell’allegoria a buon mercato, a insinuare le più ovvie risposte e dare spiegazioni anziché stratificare le domande. e quando il film diventa una banale metonimia di quel che ha già fatto (là sì, davvero lacanianamente) lynch in inland empire (semplificando: l’inconscio for dummies, l’edificio inesplorato come traslatio dell’emisfero destro), cade la catena, il ciclista e la bici (e anche all’inizio, quando sembra subito suggerire che si tratta di una sorta di logico esperimento tecnologico, scatta lesto il vaffa). a discolpa va dato merito che se la scrolla in parte di dosso decidendo di non impantanare la totalità dell’opera in una rassicurante risposta definitiva. che per certo rischia di arrivare in un prossimo capitolo. per in ogni caso il rubicone lo passa senza troppi intoppi.
Carissimo schramm, il vaffa non si può applicare qui per come tu riporti ‘‘logico esperimento" perché appunto non vedendo la "serie di corti’’ viene spiegato lì che la A-SYNC è prima un normale conglomerato internazionale che opera già con successo nel settore scientifico (cura delle malattie? vaccini?, non lo spiega Parsons con precisione) e poi questa azienda in questo universo parallelo al nostro viene contattata dal Governo Americano perché c’è una enorme crisi degli alloggi in questa linea temporale e quindi decidono internamente all’azienda di trovare per mezzo diciamo sempre di esperimenti bio-meccanici la soluzione che si presenta quando smaterializzano una particella in uno spazio altro da lì in poi il passo per aprire un corridoio comunicante con le Backrooms è breve ma sempre in tempi o lunghi o lenti lo vedi a seconda di come scorre il tutto per te, nella serie capiscono che non è stata la soluzione felice e ‘‘chiavi in mano’’ che volevano sia loro che il Governo Americano. Detto questo spero di aver chiarito intrinsecamente al messaggio di risposta che sì raga bisogna che guardiate anche la serie altrimenti vi ponete interrogativi destinati a rimanere senza una reale risposta.
come ben immaginavo, tutta questa spiegazione che mette un po’ troppo in ordine le cose e getta troppa luce razionale sulle origini, è - parlo per me, non per tutti - un sovrappiù che guasta molto. anche perché come già esternato
ma è proprio quello che auspico. io da un’opera meno risposte ottengo e più beatissimo mi sento. per lo stesso motivo ho timore a rivederlo con 16’ aggiuntivi, quanto meno se sono costituiti da appendici didattiche.
Non ci siamo Schramm, se l’opera viene concepita dal basso, ricordati che siamo partiti da una foto su un forum, più precisamente x dedicato al Paranormale su 4Chan, è logica conseguenza che si stimoli la creatività della gente, perché i livelli delle Backrooms non hanno una fine; io lodo Parsons per aver cercato partendo da questo caos di aver iniziato una progressiva sistemazione del materiale con una storia che va da punto a a punto b con tutti (restando in tema xD) i corridoi e le svolte improvvise del percorso in mezzo
non sono certo di capire cosa intendi esattamente con “concezione dal basso”, ma per certo non è dando risposte precise (e numerose) che stimoli un processo ergodico all’interlocutore. un’arte che rassicura con chiarimenti, spiegazioni e via razionalizzando non è un’arte che a me interessa e che rispetto. avrei apprezzato molto di più il film e chi l’ha concepito se mi avesse tolto del tutto la sedia sotto il culo e la terra da sotto alla sedia (parlando di arredamenti liquidi), lasciandomi totalmente senza appigli. quando parson se la gioca con allegorie e metafore (anche parecchio sempliciotte, ma che dire, è giovane, correggerà il tiro - si spera) facendo sproloquiare la signora spiegoni il film subisce un netto calo ponderale. l’ottovolante fa venire molta più caga se ci sali sprovvisto di barra di sicurezza. mi spiego?
Capisco tranquillo, in ogni caso ''concezione dal basso" vuol dire su Internet
Il segmento FUORI TUTTO su Youtube offerto da Parsons.