Bugonia (Yorgos Lanthimos, 2025)

È troppo presto per parlarne lo so, ma c’è una data d’uscita italiana: il 6 novembre. Cannes, no. Ma vedrete che Venezia non se lo lascerà sfuggire.

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Appena presentato a Venezia. Se la Stone mostra di nuovo la patonza irsuta, ci scappa per lei un altro Oscar? Chi vivrà, vedrà…:smiling_face_with_horns::tongue::pig_face::wink:

capirai, l’aveva già fatto autocitandosi in young pope. a me comunque lanthimos acchiappa come a un anoressico la sacher torte. è forse il più genuino e personale tra i nipotini greci di haneke, ma non mi fa mai strappare i peli pubici

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Che palle, sempre gli stessi attori, però sembra intrigante.

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La Stone è appunto al terzo film consecutivo, col greco. Se loro due si piacciono, di sicuro io non mi intrometto…:smirking_face:
P.S. Per “aggiornare” il film, rispetto al prototipo coreano “Save the green planet!” (vedi il thread apposito) del 2003, è stato introdotto il tema del “terrapiattismo”. In funzione umoristica, spero…:nerd_face:

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Non ho afferreto, è un remake quindi?

si, di jigureul jikyeora! del 2003 di jang joon-hwan

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Ipotizzo che gli autori abbiano cambiato il finale, rispetto alla versione coreana. Vederemo se mi sono sbagliato. Cioe’ vi prego di dirmelo, perche’ non credo che lo andro’ a vedere. :slight_smile:

Ciao!
C.

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A me Lanthimos incuriosisce sempre, però è sempre molto misurato, asfittico e troppo concettuale. Non trascende mai oltre il cinismo, oltretutto. Anni fa vidi Dogtooth, il quale non lo trovai neppure male - sempre facendo finta che non debba molto al “Castello della purezza” di Ripstein, del quale è il remake non dichiarato. L’anno scorso ho visto in sala “The kind of kindness”, e mi son ritrovato con le stesse sensazioni di cui sopra. Un cinema da catena di montaggio, che non ha nulla da spartire con la somma freddezza di Haneke, per quanto @schramm lo voglia far diventare parente del maestro austriaco - però mi rincuora che non vada in visibilio per il greco. Sul reparto attori sono d’accordo con @SWAT: veramente estenuante la presenza della Stone.

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diciamo che non è un discendente diretto ma un pronipote o un cugino acquisito indubbiamente sì: ha anche lui quel modo di fare ricattatorio tenendo il rappresentabile e il narrato sul mostro-non mostro, sul fuori campo usato come leva per intensificare la violenza nelle/delle immagini, abbracciano entrambi una clinica crudezza emotiva e un’asciutta estetica del distacco e della violenza refrattaria all’enfasi, usati apposta per mettere a disagio o disturbare maggiormentelo spettatore. antinaturalismo che ricade anche sul rigore estetico e sulla recitazione. entrambi fanno saltare per aria l’ordinario o ne rivelano il doppio fondo. poi certo, con diverse poetiche e haneke è indubbiamente più stronzo e materico. che è poi dove invece floppa lanthimos quando c’è da colpire sotto la cintura, come tu stesso premetti in apertura di intervento. sarà così anche per questo film?! e come ne esce dal raffronto con la matrice?

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Indubbiamente, in senso ampio, te lo concedo, e concordo con ciò che hai scritto - osservazioni precisissime, come al solito. Ma in senso stretto a me pare che Lanthimos si soffermi sull’oggetto, e mi sembra faccia leva su quello per spettacolarizzare (benché tutto sia spesso celato, come giustamente dicevi). Invece Haneke, all’opposto, credo non cerchi la spettacolarizzazione, ma penso si incammini in un percorso filmico con l’obiettivo rivolto verso l’umano e i meccanismi che lo muovono verso le azioni (violente, insensate, ecc.) che compie. Haneke è vicino all’umanesimo, potremmo dire; Lanthimos, invece, fiancheggia la cronaca: non perché la imiti, piuttosto perché si potrebbe dire che utilizzi le sue stesse strategie per arrivare al pubblico.

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Insomma, Haneke più “professorale”. Il greco, più paraculo. :nerd_face:
P.S. Non ho la vostra raffinatezza linguistica, signori. Ma una discreta capacità di sintesi, modestamente, sì…:poop::clown_face::victory_hand:

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E quella capacità, oltre alle altre che taci per pudore, ti viene riconosciuta. Però, molto spesso, la sintesi è pure l’anticamera della semplificazione :smile:
A parte gli scherzi, è possibile che i due intendano il cinema in modo diverso (anzi, è sicuro), ma non necessariamente dobbiamo sentirci costretti a essere pregiudiziosi nei confronti dell’uno o dell’altro. Certo, come si evince da ciò che ho scritto sopra, preferisco Haneke, ma questo non è detto che precluda l’avvicinamento all’interessante lavoro portato avanti da Lanthimos, nel quale mi è sempre parso di capire che pure qualcosa di buono ci sia. E cercare qualcosa di buono anche nelle cose che meno ci convincono, penso sia l’unico modo, il più saggio, per tirare avanti - e non solo in territorio cinematografico.

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Io mi sforzo di trovare cose buone anche nei film di Mattei, figurati. Non sempre ci riesco, ma vivaddio ci provo…:woozy_face:
P.S. A proposito di sintesi.:victory_hand::smiling_face:

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devo dire che a oggi è l’unico lanthimos che mi abbia davvero convinto a tutto tondo e che mi sono goduto senza mettere tra me e la visione troppi però e tuttavia. non ricordavo niente di niente della matrice (recupererò, sono soprattutto curioso di confrontare i finali) per cui non avevo nemmeno la testa inquinata da pregiudiziali e comparativi di maggioranza minoranza o uguaglianza.
è praticamente lanthimos che prende (finalmente, aggiungo) una bella vacanza da se stesso e si ricorda soprattutto di raccontare una storia senza darci dentro di troppi appesentimenti/inquinamenti concettuali-intellettuali pret-à-porter e prét-à-épater (ma non mancano botte sulle gengive e un paio di divertite virate pulp-splatter). plemons e la stone apicali, quest’ultima una quasi versione demoniaca della giovanna d’arco dreyeriana. il finale col botto è un precipitato del giansenismo portato oltre le più estreme conseguenze, praticamente tutto quello che lanthimos voleva farci sapere sul suo sprezzo dell’umano ma non aveva mai osato mostrare. c’è voluta la svolta chiamiamola mainstream per arrivarci (che oltretutto ho mancato).
non un fotogramma che faccia sentire il suo peso, non un sovratesto o un sottotesto che diano di gomito, solo una gran bella bistecca al sangue di cinema corposo. fossero tutti così i film da due ore piene che quando finiscono lasciano con la sensazione di aver visto un mediometraggio.
attendo curioso le sue prossime manovre.

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Visto la settimana scorsa, non ho visto l’originale e questo è solo il terzo film che vedo di Yorgos (dopo Dogtooth e Lobster), ma promosso a pieni voti. Emma & Plemmons sugli scudi, menzione d’onore per l’esordiente Aidan Delbis, per le locations “fuori dal mondo” e per le musiche di Fendrix. Spassosissima la strizzata d’occhio ai patiti di ogni cospirazione, triste ma inevitabile la “Soluzione Finale”. Andrebbe fatto vedere a certi leader mondiali, anche se dubito potrebbero coglierne il messaggio.

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Promuovo anche io a pieni voti, è quel Lanthimos che mi piace, credo di averli visti tutti, qui siamo sul podio assieme a Dogtooth, povere creature aveva preso una piega troppo sopra le righe.

PS: Per chi non lo sapesse, “bugonia” era una credenza greca che letteralmente significa “nascita dal bue” ossia che le api nascevano spontaneamente dalla carcassa in decomposizione di un bove.

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Dopo ripresa della scena del taglio dei capelli, la Stone si è rifatta su Lanthimos:

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