Citizen Vigilante (Uwe Boll, 2026)

se la mela non cade mai lontano dall’albero, il problema sta nell’albero: e quindi il vigilantismo si sposta dai rami secchi e i frutti marci alle radici, cioè al sistema educativo, legislativo e poliziesco, una schiatta di lassisti e corrotti che nulla fanno possono vogliono devono, finendo nell’abbracciare il qualunquistico tuttomerda e l’oltranzismo di una frangia terroristica. lo spunto delocativo è interessante per il filone, ma il problema sta nel manico-monaco, cioè in un boll che nel 2026 continua a non avere granché chiari e presenti i concetti di dosaggio ed equilibrio insomma di struttura narrativa, che da una parte fa sempre meno o troppo di quanto ci si aspetta dati i presupposti di fondo (sul meno, rimproverabile il non indulgere maggiormente - già che ormai gli era partita la frizione - nella più sfrontata violenza insistita e gratuita) e dall’altra tiene assieme il film a suon di wormhole e implausibilità (i.e.: la swat che dopo la prima sventagliata entra pronta a farsi decimare a frotte come fossero pedine inanimate di un arcade, sapendo benissimo che avranno la peggio; capisco il credereobbedirecombattere, lo spirito di corpo etc. ma un minimo di amigdala e di strategia? e poi la bufera di proiettili king size che fa ecatombe di tutti tranne del capo, manco sfiorato e si potrebbe continuare altre 30 righe) e momenti overcringe in pieno sprezzo del ridicolo (la scopata nel suo bordello, dove vede macchie di muffa identiche a dei monti di venere e tutto il dialogo a seguire). ma leggo che ha nel cassetto un sequel e quindi da questo punto vedremo se correggerà il tiro e avrà il coraggio di esasperare fino a una consapevole (e auspicabile) autoironia dark il tiro.
gli spunti di indubbio interesse non difettano, ed è in sé curioso aver ammodernato i macchiettismi dei vari bronson-eastwood-norris (chuck ma perché no anche andy) in un contesto di rinnovata ambiguità rappresentativa: a scanso di sospetti d’apologia, il nostro è anche classista, gentrificatore, capitalista, spietato nel landlording, razzista, sprezzante verso la sua stessa forza-lavoro e da bravo fondamentalista non bada ad aspersione di sangue innocente pur di dimostrare una propria tesi - così che da una parte la pancia si stacca di netto dalla testa, dall’altro sembra voler dire che gli estremi rimedi sono peggiori dei mali estremi. ma sembra soltanto: boll resta sempre il solitissimo buzzurro bifolco cafone binario che ci va tematicamente leggero come la frana in valtellina, ma personalmente è qui stato talmente cialtrone e cazzone che mi è stato impossibile non prenderlo in simpatia. per quanto, mi resta incomprensibile la levata di scudi addirittura censoria contro un filmetto tutto sommario ordinario nella sua fracassoneria, che di certo non reinventa la ruota di un filone, anche se per impegnarcisi ci si impegna.