Il programma di quest’anno non è male, come anche quelli degli anni precedenti. Tanto Red Carpet ma anche piccoli spazi per chicche cinematografiche. Certo, il programma annualmente è sempre più pachidermico: concorso, fuori concorso, SIC, Giornate degli autori, speciali, restauri, masterclass…
Il problema maggiore, però, il costo che bisogna sostenere per stare a Venezia. Tra vitto e alloggio è come se stessi facendo un viaggio di nozze. A cui aggiungere il costo dell’accredito.
da tempo per farti qualche giorno a venezia, festival di cinema o biennale teatro che sia, devi avere chi ti ospita lungo tutto il tempo di permanenza ed essere qualcuno del settore beneficiario di un pass illimitato. l’alternativa, anche solo considerando il costo di una prima colazione, è indebitarsi con una finanziaria o aprire un mutuo e non mi pare assolutamente il caso.
Nel 2021 ho vinto un contest di Radio Italia solo musica italiana. Il premio consisteva nella “passeggiata” sul red carpet e due posti per un film (al momento della vincita non specificato) nella sala “mega galattica”. Tutto il resto era escluso, viaggio e pernottamento a mio carico. Era richiesta estrema eleganza. Per una notte (solo dormire) in un albergo paragonabile ad una pensione ad una stella di una località di serie B della costa romagnola ho speso la bellezza di 250 euro!!! Il film era “America Latina” dei fratelli D’Innocenzo. Se non fosse stato per il “momento di gloria” sul tappeto rosso (e quando mi ricapita???) la potrei definire una “rapina”.
Ho documentato la mia avventura in questo video:
bellissima la parodia della MGM! il rapporto stanza-prezzo è davvero da inchiesta della federconsumatori. non oso indagare quanto viene non dico un cinquestelle ma un tre. massima solidarietà. anche per il film che ti è toccato in sorte (non riesco davvero a dire “poteva andare peggio”). ma io non mi ci sarei messo a prescindere dal titolo. potevano anche assegnarmi l’ultimo tom six e a quelle condizioni sarebbe scattato al volo il braccio a 90. anche perché ho anni e anni di racconti e resoconti di un amico che ci va ogni anno con tot numero di pass e deve escogitare ogni volta i sestupli carpiati per sfamarsi e soggiornare. fortuna supplementare vuole che odio il divismo e tutto il corredo circostante e del red carpet diem non me ne è mai importato mezza cicca. effettivamente dimenticavo di aggiungere che solo per un A/R a venezia vanno scuciti tra i 72 e i 105 euro e scusate se ho detto pulviscolo. e visto che parliamo de denari, venezia è da un pezzo diventata anche la seconda patria, per non dire la prima assieme a roma, dei borseggiatori superpro e a me di girare stando sempre al ciocco dà ai nervi solo all’idea.
Tu devi spostarti dalla Sardegna, quindi già hai un handicap sul costo viaggio. Chi si trova nello Stivale può prendere un Flixbus e ammortizzare molto, anche se, dipende dalle distanze, è un viaggio bestiale. Il problema è proprio il costo del luogo. Uno potrebbe prender alloggio a Mestre, però poi c’è il problema dello spostamento quotidiano. E il costo del traghetto da Venezia al Lido.
I prezzi di anno in anno sono rincarati e non diminuiscono perché tanto annualmente c’è la ressa. In città normali male che vada vai a un supermercato e ti compri un tozzo di pane e una bottiglietta (0,25 cent).
se ti riferisci a me, mi trovo sotto parma - donde mi sembra di capire parta tojo - di una ventina circa di stazioni ferroviarie e costa un culo uguale. ma passi pure il viaggio, esistono vie traverse. è tutto il resto che a parità di condizioni non esiste neanche se di film gratis me ne assegni 3 (e andrebbe poi anche visto dove, perché avendo il feticcio delle prime centrali se mi metti nelle ultime non mi godo appieno il film e mi smarrono forte). una cosa incredibile che accadde all’amico di cui dico sopra è che andò a vedere mimic e per legge dell’attrazione al rientro si trovò la camera affittata invasa dalle blatte! lui e il compare di visione passarono la notte intera a decimarle tutte e l’indomani erano così stracchi che la sala non la videro proprio.
Comunque per chi ci deve andare, al di là dei soliti luoghi comuni, consiglio un giro su booking, ho appena trovato con una ricerca veloce una doppia sui 100 € a notte, ovviamente in settimana, da Lunedì a Giovedì. E a Cannareggio, non a Mestre. Sennò c’è l’alternativa Murano che costa pure meno.
Bellissimo il video, complimenti! Al solito, oltre che sotto, ho intravisto molta altra polvere (per non dire altro) sopra al tappeto.
Milito (con il suo permesso, naturalmente) nella stessa squadra del caro @schramm: trovo insostenibili il divismo e il paillettismo della solita facies festivaliera che tira dritto, verso i paraggi della mondanità più sconfortante, buona per gli spalloni di una vanitas che può solo scoraggiare.
Avessero direzionato me verso l’uscita, avrei pensato a una medaglia al valore di cui andare fieri. E d’altra parte, nella stessa edizione, e per lo stesso film citato, i fratelli Ferrari - presenti per aver composto la ost - si fecero sbattere fuori, lasciando all’interno la povera Roberta a rappresentarli. E io di certo non mi sarei fatto sfuggire l’occasione di ritrovarmi in così buona e “rotolante” compagnia, felicemente sgravato dall’insostenibile frivolezza dei tappeti impolverati.
C’è anche da aggiungere un altro aspetto, quello più importante.
La stragrande maggioranza degli addetti ai lavori, in ambito editoriale, non va lì sostanzialmente per i film, perché escono quasi in contemporanea anche ai cinema o comunque escono nell’arco di 12 mesi oppure li becchi sulle piattaforme. Non è come prima che certi film avevi possibilità di vederli solo là.
Ci vanno per la visibilità, per stringere rapporti editoriali oppure per essere invitati ai festival. È come andare a un party dove c’è il Presidente, il capo del personale, il portaborse ecc. ecc.
Aggiungo un altro tassello alla mia storia. Nella passeggiata serale mi sono fermato a parlare con i “ragazzi di Sky”. Lamentavano la loro condizione di proletari dell’informazione (“non siamo mica la Rai”). Ragion per cui il magnate australiano aveva trovato loro un appartamento da dividere in quattro (tre uomini e una donna) e spostamenti ad impatto zero (bicicletta). Tirando le somme… praticamente nessuno si può permettere il festival del cinema. Vorrei bestemmiare, ma siccome mi piace star qui faccio il bravo e non mi faccio bannare.
non ti sei sbagliato di molto, ci ho vissuto fino alla fine del 1990 per poi trasferirmi nelle marche nord.
una passata di creepshow last episode purtroppo me la feci anch’io e non la auguro a nessuno.
mentre più che mimic, come esperienza festivaliera lagunare mi narrò che fu stravolgente vedere gemini di tsukamoto (peraltro neanche il suo più perforante visivamente) in una sala con uno schermo grande quasi quanto un campo da stadio, con alcune defezioni già durante l’incipit col gatto putefatto
da ascrivere alla voce mille volte peggio mi sento
Sono dinamiche che più o meno conosciamo. Ma mi chiedo se quello di imbastire questi caroselli centripeti, caratterizzati dalla rigidità dell’atteggiarsi in favore di telecamera e flash, sia veramente l’unico modo per stringere accordi, trovare distributori e centrare al volo, a mo’ di tiro al piattello, un certo pubblico fugace, oltreché volubile. Io non lo credo.
Sicuramente mi sono espresso male. A Venezia un produttore o un distributore deve andarci, per vedere cosa c’è e chi c’è, per vedere cosa comprare o su chi investire.
Ugualmente i direttori artistici dei festival, tra quelli che vanno per vedere che opere ci sono e sponsorizzare il proprio festival (medio o piccolo che sia). Registi e attori di secondo o terzo livello ci vanno per farsi vedere.
Fin qui, secondo me, tutto normale, fa parte della fiera.
Poi ci sono i giornalisti di seconda, terza e quarta categoria che si pagano tutto da soli (al massimo hanno l’accredito gratis) per stringere rapporti con giornali che pagano, per amicarsi i direttori dei festival (farsi prendere come giurati o selezionatori oppure farsi solo invitare) e con stringere rapporti con le case editrici che sono lì per la promozione del libro oppure produttori o distributori. Se vedete in giro, ormai sono pochi i giornalisti che scrivono 2 o massimo 3 recensioni al giorno. O comunque pubblicano 2 o 3 interviste al giorno. Potrei prendervi esempi precisi, ma poi sarebbero troppo precisi e sarei individuato.
Concordo @Astrubale, Venezia è una passerella, deve esserlo, non certo un festival del cinema democratico. Non a Venezia, per fortuna. Da quando i Veneziani si sono staccati dalla terraferma per andare a Venezia hanno messo i puntini sulle i riguardo all’essere elitari. Tant’è che anni fa quando il ponte della Libertà, che collega la città alla terraferma, rimase bloccato per un incidente, il titolo del gazzettino fu “il mondo isolato da Venezia”.
Comunque a parte le sale principali, ci sono molte proiezioni democratiche all’aperto, io vidi The Cell di Singh nel 2000 in Campo San Polo.
Assolutamente
Ho vissuto un bel po’ a Venezia in anni di gioventù. Evidentemente obnubilato dagli spritz non avvertivo percezione del festival. Ma soprattutto perchè, come scrive @almayer, erano innumerevoli le iniziative collaterali. Le settimane dopo il festival immancabilmente a Mestre ad esempio partivano i “cicli Venezia”.
Oppure al Multisala ( ) Giorgione c’erano dei piccoli eventi - ho memoria di uno in particolare : credo di essere stato uno dei pochi “fortunati” as assistere alla prima in sala di Monamour del maestro Brass che mi sembra venne proprio estromesso dalla mostra di quell’anno da Muller (e poi ignorato anche dalla distribuzione italiana).
Oppure sempre al Giorgione, mi ricordo Cronenberg mandò in concomitanza con l’uscita di Spider, tutti i suoi corti da Transfer in poi per una rassegna esclusiva che mi pare non passò al Festival.
E forse a dirla tutta, allora era forse più appetibile per me il festival di Udine molto più “rustico e ruspante” (anche se le selezione di film era esclusivamente orientale).
@Astrubale sei stato chiaro, ed è sicuramente corretto ciò che dici (e ciò che dicono anche gli altri). Io non parlavo dei meccanismi e della sostanza su cui si fondano i festival, e non volevo mettere bocca sul merito di ciò che hai scritto; mi chiedevo solo se non ci fossero altri modi per far funzionare gli stessi meccanismi. Non volevo buttarla sulla democrazia, ecc. Come a dire: “C’è proprio bisogno dei lustrini? Non si può fare in maniera diversa?”.