Henry, pioggia di sangue (John McNaughton, 1986)

per me in entrambi i casi sono slasher ampiamente ecceduti e maggiormente ascrivibili allo psychodrama dato il background psichico e biografico dei protagonisti è sviscerato a tutta morbosità, cosa che non vediamo mai avvenire negli slasher dozzinali. di più rispetto a lustig henry ha solo l’ambizione di rispettare un biopic che di lì a poco si sarebbe rivelato romanzatissimo e tutt’altro che aderente al vero (e volendo continuare a tracciare un parallelismo, la figura di zito è fortemente ispirata a quella di ed gein). circa il disagio comunque potendo tornare indietro nel tempo ti riprenderei e posterei una a una le espressioni che segnavano i volti degli spettatori che ho visto uscire da una proiezione di maniac a fine anni 90. e mi ci metto anch’io, con questo repetita:

e lo sapevo a memoria.

henry lo trovo ancora oggi interessante ma sia in sala che nei numerosi rewatch non mi ha mai sconvolto più di tanto e quanto a ecoscandaglio della psiche di un serial killer dico back to back col topic del suo knockoff (che in realtà è venuto un anno e mezzo prima di mcnaughton) e cioè che i film chiave che trattano verticalmente il mondo interiore sono altri. anche solo quanto a esplicitazione e giustificazione del modus operandi un’opera costola di tutt’altra grandezza vettoriale come il cameraman & l’assassino se lo mangia in insalata). il dettaglio psicologico in cui mcnaughton senza saperlo ci aveva senz’altro preso in pieno è quello della propensione di lee lucas alla mitomania e alla bugia patologica (si veda la scena in cui dettaglia l’omicidio della madre contraddicendosi nel giro di un paio di minuti)