Visto in una delirante proiezione al Festival Cinéma Interdit.
Un alieno con la faccia argentata e la testa a forma di cazzo arriva sulla terra, incontra due liceali e decide di colpirle con un raggio laser che trasforma irreversibilmente i loro genitali: la prima quando si risveglia si ritrova un pene abnorme (che quando è in erezione è alto come lei), la seconda una vagina gigante che le occupa una buona parte dell’addome.
La prima, dopo essere stata molestata da una banda di punk ed essere fuggita dalla gente (che la addita come freak, la deride e la immortala col cellulare), si masturba in uno sgabuzzino e poi finisce in balia di una coppia di perversi che la obbligano a partecipare ad un’interminabile sessione di accoppiamento selvaggio. La seconda, dopo essere anch’essa passata per le mani dei punk, finisce prigioniera di un mad doctor che si scopre essere in combutta con l’alieno e la sottopone a estenuanti sessioni di giochini sessuali. Le due fanciulle finalmente si reincontrano, riescono a sconfiggere i due malinenzionati e festeggiano con una lunghissima copula che si conclude con un buttergeitiano orgasmo di sangue e sperma.
Detta così, il film sembra fuori di testa ed imperdibile.
In realtà si tratta di un prodotto che, per quanto bizzarro ed originale nella trama, segue pedissequamente nella stuttura tutti i canoni di un qualsiasi JAV (Japan Adult Video): dura un paio d’ore e si compone da un numero ridotto di scene estremamente lunghe ed insistite, in questo caso intervallate (a volte) da qualche breve siparietto comico o narrativo.
Tuttavia si vede che è un prodotto concepito per farsi un raspone, fare stop e riprendere dallo stesso punto al raspone successivo. Vederlo in sala senza soluzione di continuità e senza addormentarsi è stato una vera impresa (tant’è che all’inizio del film la sala era gremita ma quando alla fine si sono riaccese le luci quasi la metà degli astanti se n’era andata); le sequenze sono lunghissime e monotone, i lampi di follia si annacquano velocemente nel format standardizzato del prodotto e sicuramente risulta più divertente guardare qualche screenshot o sentirsi raccontare la trama che vedere il film.
Bisognerebbe realizzare un edit da una trentina di minuti accorciando col falcetto tute le interminabili sequenze hard e si otterrebbe finalmente un prodotto gradevole e divertente da proiettare durante delle serate goliardiche per fare scompisciare gli amici.
Agevolo un paio di immagini per commemorare la proiezione pubblica più bizzarra alla quale io abbia mai presenziato (nella prima foto la sala gremita assiste ad un pantagruelico atto di autoerotismo, nella seconda sono immortalati Iguchi ed il suo traduttore):

