Il cacciatore di uomini - El canibal (Jesus Franco, 1980)

siamo a qualcosa che scatena una domanda sola: rigurgiti di celluloide come questo vanno davvero dissepolti dalle migliaia di ettari di cimitero radioattivo dei filmacci grindhouse? c’è davvero un coperchio per ogni pentola o è uno di quei disastratissimi casi in cui il diavolo che non fa coperchi ha sempre e comunque la meglio?

in questo delirio mal dissumulato dal kidnapping-thriller mantecato col cannibal orrorifico, franco (maestro indiscusso del “macchecefrega macchecemporta”) regala un delirio amorfo e monocorde che pare girato con una 8mm scassata e sceneggiato da uno zombie bombato di lexotan e riesce in ogni miracolo inverso del cinema: non coinvolge, non intrattiene, non offre uno zero virgola sindacale di ridanciana trash-value, non sciocca nemmeno né si scomoda proprio a provarci (quanto a gore e splatter, siamo davvero sotto i minimi storici dell’anemia mediterranea toccata dal filone, tanto più che è forse il solo cannibalico sprovvisto di qualsiasi divieto ai minori e le locandine d’epoca ce lo pecettarono posticcio assieme a disclaimer che lo sconsigliavano ai più impressionabili, nella speranza di renderlo più appetibile e moltiplicare gli incassi), si perita solo di lasciarti abbandonato nella massima esacerbazione del nulla filmico a chiederti “perché?”

è davvero il nadir del filone (avrà ben altri due tentativi di rilancio non meno fallimentari: il non meno inqualificabile la dea cannibale e cannibal terror) nonché la riprova che certi generi andavano lasciati amministrare a chi li aveva forgiati e cavalcati, ed è anche il nadir di franco che di norma secerne cinema proprio tanto più ne trasgredisce ogni abc giocando di cupio dissolvi estetico: le amorfe location sono di tale squallore che anche google maps rifiuta di geolocalizzarle, il cast pare trascinato a calci o zaffate di etere sul set, la regia tutta zoomate e controzoomate compulsive ha tutta la grazia di un beone che inciampa nella parola cinema, lo storytelling va considerato come esperimento sociale su quanto può sopportare lo spettatore prima di urlare “basta!” e dare fuoco allo schermo e dopo il primo quarto d’ora è impossibile non iniziare ad applaudire mentalmente l’auto-lobotomia.

più che da vedere, una pellicola da usare come cappio per impiccarsi. solo per penitenti/flagellanti da processione tutti d’un pezzo.

da notare che la locandina internazionale usata anche dalla vhs technovideo è ai limiti del plagio nel parafrasare il cacciatore di squali
molto più bella quella usata anche nel flano d’epoca


che sembrava la copertina di un albo de crimen del mondo!

flanetto e recensione d’epoca prossimamente!

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Recensione esagerata e troppo cattiva.

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Non mi pronuncio sul reale valore artistico, giacché il film non l’ho mai visto. Ma a tutt’oggi, è sicuramente fra i più sputtanati titoli di Franco. Ne ho sempre letto male, o malissimo: per povertà di mezzi, sciatteria, ridicolo involontario, imbarazzo generale. Com’è ovvio, anche codesto titolo ha avuto l’onore del br. All’estero, ovviamente. Da noi, un dvd della Filmotronik, proprio a inizio 2025.

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scritta da uno che col cinema irregolare scardinato e sconquassato di franco se l’è sempre mediamente spassata trovandovi più di un motivo di soddisfazione, c’è da crederci.

è cosa più o meno nota alla sua fanbase che zio jess detestasse ferocemente il cannibalico nostrano e restò così disgustato dai gnamgnam-movies di deodato e lenzi da prendere la decisione suicida di volerlo riconvertire a filone per ragazzi, epurandolo di ogni vezzo-velleitarismo antropologico, etologico, paradocumentarstico e del fattore truculenza (ci proverà prosperi a rimetterlo un po’ in carreggiata col la dea cannibale, invano). i risultati somigliano a quelli di un wanna be enzo barboni narcolettico e serioso che non riesce a divertire neanche per sbaglio, e per gli sbagli presenti in questo film non basterebbe una calcolatrice. forse l’unica cosa che potrebbe divertire, ma resta un granello di sabbia di tutta la spiaggia è che gli indigeni sono tutti di etnie palesemente differenti con straniante effetto melting pot ante litteram. il resto l’ha messo zardoz, non si trova praticamente quasi nessuno che salvi il film neanche in un’ottica del “è brutto dunque è bello”, per quanto esaltato filmbruttista sia.

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LA DEA CANNIBALE, che io ho sempre trovato peggiore di IL CACCIATORE DI UOMINI, è stato girato successivamente. Quest’ultimo il Centro Cattolico l’ha schedato come “Inaccettabile / degradante”, che allora mi sembrava un motivo a priori per vederlo e apprezzarlo… :grin: E poi il cast di habitués franchiani è già un motivo di godimento per gli appassionati di Jess.

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Comunque esce a breve, se non è già uscito, in blu ray per la Filmotronik…

ecchencelosò, difatti ho parlato al futuro :slight_smile:
secondo me tra i due è una durissima lotta tra chi è più insalvabile. col terzo non ho proprio ancora trovato la giusta dose di coraggio.

tutti soldi da devolvere in cause migliori, poi fate vobis. l’avvisagli fu data. :smiley:

Eh no, celosai male, perché ho sbagliato io a postare sopra. PRIMA è stato girato LA DEA CANNIBALE (partito a dicembre 1979) e POI è arrivato IL CACCIATORE DI UOMINI (dal giugno 1980).

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si ma in italia dea cannibale è arrivato poi (tra l’83 e l’84, quanto meno nelle sale del cagliaritano - avevo anche il flano, irreperibile invece sul corriere) e ai miei occhi è sempre quindi stato successivo al cacciatore (giunto invece nell’80-81) e da qui il verbo al futuro. apprendo solo oggi che è stato il primo della trilogia..!! :open_mouth:

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Sì, però non arrampicarti sugli specchi. E’ vero che in Italia sono usciti in ordine invertito, ma qui si parla dei film in generale, quindi ciò che conta è l’ordine in cui sono stati girati. Altrimenti un film che in Italia arrivasse 10 anni dopo (ce ne sono…) cosa facciamo, lo datiamo all’uscita italiana?

guarda, nessun messnerismo sugli specchi, molto semplicemente considero da sempre (da che ho il flano, quindi da preadolescente) la dea successiva al cacciatore per la sua semplice uscita così tardiva, della quale peraltro nulla sapevo prima che arrivassi tu a notificarlo e della quale molto probabilmente pochissimi altri erano a conoscenza qua dentro. se poi tu vuoi c redere il contrario non è un mio problema, non ci posso fare niente e non mi interessa. non c’è mia malafede sulla quale ricamare forzatamente cercando il polemos denigratorio a tutti i costi solo perché magari ti dà urto che ho demolito il film.

posso però aggiungere che ho curiosamente prima visto la dea in vhs verso fine anni 90 e solo quest’anno il cacciatore, quindi rispettando inconsapevolmente l’ordine cronologico. per quel che serve e che vale, dato che sono l’uno più insopportabile dell’altro…

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Ma sì, non te la prendere. Lo sai che ti leggo sempre volentieri e che da te imparo spesso. Nessuna polemica, volevo solo precisare l’ordine cronologico del girato, lo sai che sono maniaco di queste cose.

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Appena preso il br italiano. Io voglio tanto bene a Franco, in generale. Ne riconosco e rilevo, con onestà e sincerità, pregi, difetti, limiti, idiosincrasie, ossessioni. Mi sa che stavolta la mia passione, verrà messa a dura prova. Ma ho 51 anni, è ora di affrontare A MUSO DURO certe cose. Sperando solo di non ritrovarmi dolorante e sofferente, col grugno sfasciato…:nerd_face::skull_and_crossbones::winking_face_with_tongue::crossed_fingers:

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Visto oggi nel - comunque ottimo - BR della Filmotronik

Che dire?

Sinceramente - e qui lo devo dire anche a mio discapito - non sono mai stato un particolare estimatore di Jess Franco benchè gli riconosco la maestria nel saper tirare fuori scene in alcuni film fatte di incanevoli mix tra natura, paesaggi, simbolismi, colonne sonore, dialoghi che hanno creato in me fin da ragazzo la voglia di viaggiare, vivere libero, esplorare e cercare la bellezza anche sensuale del mondo.
Ma vedendo questo abominio di celluloide mi chiedo spesso se sia stato Jesus Franco stesso il primo nemico ed il primo affossatore delle sue stesse opere.

E’ un film indifendibile, ignobile. Anzi, di più: sembra quasi una offesa nei confronti del livello di intelligenza di uno spettatore medio. E’ irritante quello che mette in scena e come lo mette in scena, fregandosene bellamente di rendersi ridicolo o di prendere per il culo un qualsiasi poveretto che abbia mai speso soldi per andare al cinema a vedere una simile spazzatura. E’ veramente irritante il modo in cui lo gira, quello che mette in scena, come lo mette in scena.

Cominciando con una scena di inseguimento che manco alle comiche di Ridolini (che fa il paio con una scena altrettanto patetica e quindi già recidiva da Karzan quando c’è la scena con il “direttore d’orchestra” al villaggio), proseguendo con inquadrature delle ambientazioni esotiche di remote isole abitate da mostri e cannibali dove sono evidentissimi - più di una volta - i fili dell’alta tensione, fino alla presentazione dell’odiosissima (e pure insipida, a dirla tutta) Ursula Fellner.
Ma anche tutto il resto del film non scherza: parrebbe svolgersi in qualche isola delle Filippine (come dice il legnosissimo Al Cliver al pilota interpretato da Antonio Mayans - l’unico che prova a recitare) ma i banditi trovano rifugio dentro quella che pare la rovina di un convento o di un castello (boh); ad un certo punto compare il cadavere di uno a testa in giù ucciso dagli indios che non si capisce chi sia (non è dei protagnisti perchè non assomiglia a nessuno, ma proprio a nessuno… chi diavolo è?, da dove spunta fuori?);

(qualcuno mi aiuti a capire chi sia questo tizio qui, che io proprio non ci arrivo… sarò tonto ma non capisco chi sia)

i dialoghi sono ridicoli e i conflitti e le diverse e contrapposte opinioni vengono risolte nel giro di una battuta (vedere quando Al Cliver viene reclutato all’inizio dove in una sola battuta cambia idea); le scene gore sono inesistenti e quando ci sono (“le hanno strappato il cuore”: ed infatti il macinato è all’altezza dell’intestino…) fanno pietà; Werner Pochat dimostra ancora una volta che un volto particolare sortisce effetti totalmente contrari a quanto sperato se come attore sei sempre stato un cane e totalmente negato, così come quel povero guitto col cappellaccio e la mantella bianca tra i cattivi che sembra spesso una caricatura malriuscita di Franco Garofalo con il solito taglio di capelli a riportino e il tentativo di imitarne il ghigno da schizzato mezzo folle (un altro dei tanti caratteristi maschili dai volti decisamente antipatici che imperversano nel cinema di Franco); Antonio De Cabo è ringobbito e con le spalle ricurve, vecchio e assolutamente inverosimile nel ruolo del cattivo e del maschio duro (d’uccello e di cuore) benchè alla fine è ai livelli di inespressività innocua al pari di Al Cliver e meno inetto dei suoi complici che sono incapaci di recitare (Pochat) o proprio odiosi nell’apparire (quell’altro); nel villaggio Franco sembra più interessato a riprendere le fiche pelose e i buchi del culo delle donnine di colore (vabè se era solo questo il suo scopo, poteva fare un corto di 5 minuti e via) che a pensare di fare un film; degli stessi abitanti del villaggio - che dovrebbe essere, appunto, nelle Filippine - nessuno è minimanente asiatico o perlomeno è agghindato per provare pateticamente ad esserlo: sono dell’Africa ex francese o mulatti in minoranza e operai o hippy (?) madileni nella stragrande maggioranza. Non prova neanche a creare un minimo di veridicità, non prova neanche a creare una sorta di “sospensione della credulità” o di astrattismo figurativo: no, prende per il culo gli spettatori ritenedoli dei poveri dementi incapaci di pensiero spiattellandoci degli hippy o dei figli dei fiori preòevati direttamente dalla periferia di Madrid o in qualche bar delle campagne circostanti tanto per pagarli due lire…
I dialoghi ridotti all’osso invece di creare uno stile narrativo asciutto ed essenziale sembrano sempre essere messi in bocca giusto per far dire qualcosa agli attori quasi sempre nei momenti in cui invece non dovrebero dire niente o stanno facendo azioni completamente diverse e slegate da quello che dicono… la scena di Antonio Mayans che cade dall’elicottero è abbastanza esplicativa: fa un gesto mentre sta dicendo e parlando di tutt’altra cosa.
un disastro… ma più che un disastro produttivo o dovuto a ristrettezze di budget qui pare proprio che Franco non abbia il minimo rispetto nè per se stesso, nè per gli attori nè per gli spettatori che dovranno pagare per andare a vedere questa monnezza al cinema.
Veramente ignobile: si salvano solo alcuni brevissimi momenti di azione che in qualsiasi altro film passerebbero come anonimi e appena sufficienti e un pò di combattimento col mostro con quei silenzi - più casuali, randomici e frutto di un montaggio pedestre che voluti, presumo - che a volte creano un effetto straniante e involontariamente ipnotico.
siamo veramente a livelli deprimenti

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