si, purtroppo belvaux - che dei tre fu il principale ideatore e motore del progetto - si tolse la vita a 37 anni per cause mai chiarite. ricordo un affrantissimo poelvoorde che lo annunciò ai tempi dichiarando che si sarebbe ritirato dalle scene, cosa che poi fortunatamente non ha mai davvero fatto. chissà cosa avrebbero potuto combinare ancora assieme. lui peraltro non è mai più stato così torrenziale e irresistibilmente esplosivo come in questo film (forse proprio perchè era sostanzialmente sé stesso)
di un film che lavora nel modo in cui lavora - e con tale controllo sulla forma - sulla confusione dei piani di realtà, sullo scontro tra vero e limiti del rappresentabile - e annessi guasti e collassi percettivi e di senso - e sul gioco delle 12 sedie tra cinema veritè e finzione messo assieme pochi mattoncini per volta alla volta lungo una discreta sberla d’anni (praticamente lo stesso iter gestionale che ebbe eraserhead, che se non ricordo errato era anch’esso una tesi di laurea) di tutto si può dire tranne che sia stato realizzato a tentoni da tre sprovveduti o ingenui che navigavano inconsapevolmente a vista e non avevano chiaro cosa intendessero dire/rappresentare. gli intenti parodistici della tv del dolore sono dichiarati fin tal titolo (che oltre a essere precisissimo - è successo accanto a te - sfotte/paragrafa quello di un voyeuristico programma invasivo della sofferenza e del lutto familiari che andava per la maggiore in belgio chiamato striptease); interpellati dopo la prima, i tre avevano molto chiaro il portato dell’opera e gli intenti estetici, tematici e programmatici (darei a tal proposito non so cosa per rintracciare l’intervista che fece loro ghezzi mentre stavano montando alla moviola proprio il passaggio in cui benoit si riguarda più volte in moviola dicendo dove ha sbagliato con la vittima). il loro punto chiave rimbalzante in un po’ tutte le interviste era, and I quote, “volevamo dire allo spettatore 'come puoi davvero accettare quello che stai guardando? e perché decidi di accettarlo e continuare a guardare?”. insomma se ne teorizzava la sua colpevolezza innata. nulla di nuovo sul piano dell’ambiguità morale, ok (lo avevano già fatto in un certo senso non troppo dissimilmente cavara e come dice giustamente tuc il recentemente rispolverato powell, per tacere di deodato), né trascurerei che erano studenti dell’università cinematografica, non ragazzetti improvvisatisi cineasti, chiamala mancanza di consapevolezza..
[quote=“Zardoz, post:21, topic:38018”]
A proposito delle “giuste persone”, a suo tempo lessi che i 3 porcellini belgi coinvolsero, innanzitutto per risparmiare, diversi loro parenti. Genitori e nonni inclusi. Ma senza specificare loro il tipo di film a cui stavano partecipando.[/quote]
non è che sembra. fu proprio una precisa e ragionata scelta a monte per allargare la spanna del metacinema (tutti nel film sono praticamente sé stessi e mantengono il gentilizio anagrafico reale, solo che una parte lo sapeva e l’altra ne era ignara, convinta che fossero riprese amichevoli), che servì certamente a unire la mancanza di utili al dilettevole ma soprattutto a creare ulteriore spiazzamento logico e percettivo all’insieme. quest’aspetto purtroppo lo si perde un po’ nella versione nostrana, perché il doppiaggio imposta le voci di madre e nonno sempre troppo sopra o troppo sotto le righe, facendola sembrare recitazione parascolastica di due comprimari di scarsa spontaneità interpretativa, mentre in originale mantiene assai più l’aspetto diciamo così verista. uno spettatore particolarmente attento al dettaglio può cogliere la vicinanza fisiognomica tra ben e la madre, e tra la madre e la nonna, ma la cosa si ferma lì.
quanto alla consapevolezza invece dell’importanza che avrebbe avuto, dopo un primo impatto che fece un certo scandalo e successo, il film cadde più o meno nel dimenticatoio fino a diventare un culto dissepolto solo in anni recenti. di tutto questo o della vittoria a cannes non so dire quanto fossero certi, la mandata a effetto della propria non è mai pronosticabile a meno di farla troppo sporca partendo con l’intento di scandalizzare (e anche così non è detto che faccia bang)