Il mostro di Firenze (Cesare Ferrario, 1986)

va pur detto che il limite di ferrario - che non diventa mai forza - è di aver voluto fare un instant a giochi ancora apertissimi, con mille piste ancora aperte o che si sarebbero aperte di lì a pochi anni. teti vince perché l’ha direttamente buttata sull’exploitativo con trucidissime scene degne del fulci newyorchese (mai capito il solo divieto ai 14, all’epoca mi impressionò un totale; per converso è misteriosissimo quello ai 18 per ferrario, che tutto sommato si tiene orizzontale e quasi blando).

sarebbe interessante un’altra serie che riprocessi per filo e per segno tutto, che io affiderei a sollima.

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