Inside Napoli (M. Salieri, 1989/90)

Mario Salieri e le fiction hard, una scelta ‘pornonarrativa’ adottata per la prima volta nel 1988 quando il regista napoletano ideò la serie ‘Vietnam Store’, che distribuì in 4 episodi di durata per altro notevole, ben superiore ai 60 minuti, cercando un equilibrio tra scansione evenemenziale della trama e scene hard vere e proprie. Sempre ascrivibile al 1988 è la quadrilogia ‘Vortix’, ‘ispirata alle soap opera americane’ e ugualmente attenta al ‘fatto narrativo’, a mio avviso piuttosto interessante.
Nel 1989 si arriva ad una nuova produzione a puntate, dal titolo ‘Inside Napoli’. Si tratta di una vicenda che tenta di unire l’action movie camorristico/poliziottesco all’hard, il tutto inframmezzato dall’humor verace dei due ispettori pasticcioni, Max Bellocchio e Franco Alessi.

S’è molto parlato, a proposito delle produzioni di Salieri, d’un certo ‘impianto neorealistico’ di fondo, piacendo al regista porre attenzione all’ambientazione talvolta pauperistica delle vicende narrate. In questa serie certo non è così, pur ricercando, con successo, un certo realismo d’insieme per le strade di Napoli, utilizzando il dialetto per quanto concerne gli attori del luogo ed evitando di doppiare i tanti stranieri del cast: possiamo dunque apprezzare le voci originali di Joy Karin’s, Eva Orlowsky e Philippe Soine tra gli altri, impegnati a scimmiottare un italiano improbabile, involontariamente comico e per questo accattivante.
Ma soprattutto nel cast c’è lei, c’è Moana. A cui è affidata la prima scena di sesso della ’saga’, che la vede alle prese con ’Totonno o’ zozzuso’, ovvero l’anziano Mario De Sica. Sappiamo che di Moana non vale la pena cercare di apprezzare le scene in quanto tali, basta accontentarsi del fatto che c’è lei. E infatti anche in quest’occasione la biondissima e ritoccatissima star non fa niente per impegnarsi. Va ravvisato, nel film, un tocco genuinamente trash che me lo ha reso subito simpatico fin dalla prima, ormai lontanissima, visione: ad esempio la pistola ben esibita nel fianco di De Sica durante la scena del blowjob, pistola che resta, mi pare, al suo posto anche durante l’anal.

La scena dell’attentato camorristico al ristorante è casereccia al punto giusto, e, a ben guardare, regala un’altre gemma assolutamente improbabile: il killer, con un solo colpo di pistola, atterra contemporaneamente due persone, ovvero il destinatario dello sparo ed un tizio seduto ad un altro tavolo, che pensa bene di cadere nello stesso istante. Fantastico. Come fantastico è, dopo la fuga in motocicletta del ’nucleo armato’, vedere un ragazzo con le borse della spesa tentare dia attraversare la strada per poi fermarsi, subito, sul posto: evidentemente Salieri non aveva ancora dato il ‘via libera’ al nugolo di persone convocato come ’spettatore’ della fuga ai lati della strada…

Joy Karin’s non è Moana, quindi la sua scena con De Sica è oggettivamente migliore. In particolare, piace il fatto che la procace Joy cerchi spesso, durante il blowjob, lo sguardo del partner, donando alla performance quel ‘quid’ di erotismo che non guasta mai.
La scelta del vecchio De Sica per queste prime due scene hard è paradigmatica di quello che è uno dei ’topoi’ del cinema salieriano tutto, ovvero l’incontro tra ’tettone’ e ‘maturi’.
Ma i memorabilia non finiscono mai: ecco allora l’interrogatorio di Alessi e Bellocchio a Gaetano Esposito, sopravvissuto all’attentato, all’interno di una stanza che in un normale ospedale sarebbe motivo di chiusura dello stabile per scarse condizioni igieniche (vedere l’umidità delle pareti).
Quando si profila poi la presenza di un cadavere che, seppur sommessamente, non evita di respirare, c’è di che compiacersi una volta di più per un film che riserva, accanto alla notevole componente porno, un contenuto narrativo assolutamente da vedere, scongiurando l’ipotesi di usufruire del tasto del telecomando a ‘velocità doppia’ per passare all’hard successivo.

Ridendo e scherzando, arriviamo alla scena dei guardoni che, opportunamente nascostisi con giornalini ed occhiali d’ordinanza, spiano tra le fronde il duo Marco Toto-Jessica Rizzo. Alle primissime visioni del film stentai a riconoscere la Rizzo, non tanto per la parrucca bionda, quanto piuttosto per un fisico non poi così giunonico, che è stato da sempre suo trademark…ma tant’è.
Lo stesso Toto, congedatosi, è attirato da una macchina in cui si trova Moana, in tubino bianco. La scena che ne segue è importante per gli ‘affezionati’ di Salieri e di questo film in particolare, perché vi si riscontrano due cose:

  • la presenza di un’altra ’pratica’ mai mancante nelle scene del nostro, il contatto ‘lingua contro lingua’ forzatamente esibito
  • la certezza che Moana si stia seriamente rompendo le scatole: al solito, non guarda mai il partner, liquidando la pratica con occhi chiusi (quando si trova a contatto col viso di Toto) o a testa bassa
    Poi però la star ci smentisce, producendosi in una notevole scena orgiastica alternata al pissing subito da Jessica: questo montaggio alternato, effettuato da Salieri in modo sobrio a camera fissa (frontale per Jessica, dal basso per Moana) è, hardisticamente parlando, il momento migliore del film.
    Ecco pronta un’altra carrellata di incongruenze e trovate varie a deliziarci:
  • Malone in galera in infradito
  • una sfortunata bambola gonfiabile penetrata da un altro carcerato che, nella scena appena descritta sopra, si trovava libero, tra i guardoni: quando si dice arresto tempestivo!
  • Si palesa il regista in persona, ad interpretare il procuratore della Repubblica

Moana in lingerie nera è l’apoteosi della sessualità, e Salieri decide di utilizzarla per un altro dei suoi ‘piatti forti’, ovvero la scena di sesso (con Piotr Stanislas) durante la veglia al marito morto. E’ come se il regista, in questo film, stesse codificando in via ragionevolmente definitiva la propria cifra stilistica, proponendo uno dopo l’altro quelli che sarebbero diventati veri e propri stereotipi della sua produzione.
Da ravvisare che, stavolta, Moana getta qualche occhiata a Piotr durante la performance…evidentemente i suoi partner precedenti non le piacevano (difficile darle torto).
La Pozzi - al terzo paio di orecchini dall’inizio del film - si ritrova con Piero Pieri…

A completare questa prima parte della quadrilogia napoletana abbiamo la scena ‘bizzarra’ del cumshot di Philippe Soine, il Marsigliese, in un bicchiere di champagne poi bevuto avidamente da Eva Orlowsky e Joy Karin’s. Altro esempio di lascivia sessuale gradito a Salieri.

Quando vidi la Pozzi alle prese con “nonno” De Sica e poi con Pieri, pensai “Poveretta, va bene fare il porno, ma ritrovarsi partner simili…”. Momenti davvero imbarazzanti, anche per un pornofilo…