Spero di sbagliarmi, riguardo De Rossi, però è stata fatta una bella cazzata.
Mourinho sarà quel che sarà, però almeno era uno di polso, con esperienze internazionali. Ha fatto vincere una coppa (o coppetta) alla Roma, e ha quasi sfiorato il bis. Con una squadra tendente al mediocre.
Forse i Friedkin vogliono fare come il Presidente della Longobarda: mandare la Roma in B per risparmiare soldi.
Avevo letto Gramellini stamattina e devo dire che è schiavo dell’idea di Mourinho per cui non ha minimamente centrato il punto.
Molti amici di altre squadre, come lui, vogliono far passare il concetto di un popolo di pecoroni abbacinato dal santone. Sorry ma è molto più complessa la cosa. Mourinho ha sempre avuto una frangia di contestatori “interna” rappresentata dai “beigiochisti” ma la realtà dei fatti dice che con il suo indubbio carisma è riuscito a tenere a bada forze esterne (non solo i tifosi) che negli ultimi 20 anni hanno portato a cambiare 18 allenatori.
In due anni ti ha fatto vincere qualcosa e sfiorare un’altra e quest’anno è a 5 punti dal paradiso ed in corsa per la EL.
Era finito il ciclo di Mou? Credo di sì. Andava cacciato anzitempo? No perchè io che ho qualche anno so cosa vuol dire per questa squadra cambiare l’allenatore in corsa. Sono pronto all’avvitamento verticale e non sarà certo colpa di De Rossi che mi fa un po’ pena per non aver potuto rifiutare l’incarico.
La Roma è una squadra non mediocre ma media sì. Il monte ingaggi non è indice di forza ma di disastri delle gestioni precedenti che pagavano come un dirigente il fattorino del fornaio.
Spero di sbagliarmi e di poter vedere DDR che con un anonimo 4-4-2 riesce a far tirare avanti questa squadra “a scadenza” (prestiti ed ex calciatori).
Retroscena esonero Mourinho: lite e parole grosse con i Friedkin
Corriere dello Sport (R.Maida)
Si è chiuso così un rapporto compromesso dalla notte di Budapest e in bilico da inizio stagione
Un appuntamento mattutino a Trigoria. E il messaggio: «Vieni nel mio ufficio». Dan Friedkin ha pensato tutta la notte alla soluzione della crisi, poi ha deciso: game over. Era sbarcato apposta lunedì sera a Roma, convinto a voltare pagina, e non ha perso tempo, comunicando a José Mourinho l’esonero poco dopo le 8, alla presenza del figlio Ryan che aveva ispirato il cambio. L’allenatore non l’ha presa affatto bene: sono volate parole grosse in inglese, in un rimpallo di responsabilità tipico delle separazioni turbolente. Il presidente ha rimproverato a Mourinho certe mancanze, Mourinho ha risposto per le rime ricordando una serie di promesse non rispettate. Poi, intorno alle 9,30, la Roma ha pubblicato il comunicato che sanciva la fine: ci dispiace ma serviva «un cambiamento immediato». Avanti un altro, l’unico uomo sulla faccia della terra che potesse placare (in parte) la delusione dei tifosi per la detronizzazione dell’idolo: Daniele De Rossi, uscito da Trigoria da capitano ripudiato nel 2019 e rientrato meno di cinque anni dopo da salvatore della maglia.
Mourinho, ora basta
Chi pensa che Mourinho paghi i pessimi risultati della squadra, scivolata al nono posto in classifica ed eliminata dalla Coppa Italia dopo un deprimente derby, sottovaluta tremendamente i rapporti interni. La verità è che Mourinho ha perso la Roma per sempre a Budapest, dentro a una finale sfortunata e polemica, che ha provocato una reazione scomposta contro l’arbitro Taylor e una pretesa rumorosa verso i Friedkin («Merito di più, non voglio più essere lasciato solo»). Da quel momento la sequela di provocazioni estive sul mercato non soddisfacente, compresa la foto nel ritiro di Albufeira con il vuoto del centravanti assente, unita alle valutazioni severe sul valore dell’organico, ha allargato il fossato ideologico tra le parti. Il resto è stato un lungo e logorante percorso verso l’addio, che si sarebbe potuto consumare anche prima: Dan Friedkin voleva cambiare tutto già dopo Genoa-Roma 4-1, a settembre, ma fu dissuaso dal mediatore più insospettabile, il direttore dimissionario Tiago Pinto, che non vedeva all’orizzonte un valido sostituto a breve termine alla quarta giornata di campionato. Il patron si era lasciato persuadere, a patto che la Roma reagisse subito sul campo. E Mourinho ha resistito grazie a due vittorie consecutive, Frosinone e Cagliari, che lo hanno accompagnato fino alla sosta di ottobre.
Roma, è una precipitazione
Ma se le fiamme si erano acquietate, il vulcano Friedkin non si è spento. A Trigoria raccontano che il presidente reagisse quasi ridendo a chi gli traduceva le ipotesi giornalistiche sul possibile rinnovo del contratto in scadenza. Questa eventualità, per le ragioni sopra chiarite, non è mai stata presa in considerazione. Neanche quando Mourinho, dopo la sconfitta di Bologna, ha lanciato il primo messaggio conciliante: «Voglio restare alla Roma, con qualunque progetto». Un modo di chiamare la proprietà a decidere in fretta sul da farsi. Ancora più incisive sono state le sue frasi dopo la vittoria contro la Cremonese in Coppa Italia, il 3 gennaio: «Non so se rimarrò alla Roma. Ma non posso credere che i Friedkin stiano cercando un altro allenatore alle mie spalle. Io per lealtà verso di loro e verso i tifosi ho rifutato diverse offerte, informando il presidente passo dopo passo». In realtà Mourinho sapeva che la Roma stava già preparando la successione. Friedkin aveva già contattato diversi colleghi più giovani, da Xabi Alonso del Bayer Leverkusen a Thiago Motta del Bologna. Tutto legittimo e tutto normale, anzi doveroso, quando mancano pochi mesi alla fine di un rapporto. Ma ulteriore motivo di frizioni interne, a stagione in corso.
Maida non è proprio uno specchiato esempio di verità ma come sempre qualcosina di non falso a mio avviso c’è.
La scena della lite appartiene ai famosi “si dice” che per qualcuno diventa notizia certa. Sul fatto che i Friedkin stessero da tempo cercando altro invece ci possiamo stare. Una cosa però è certa: hanno lasciato solo Mourinho e non hanno mai messo la faccia per salvaguardare le ragioni della società. Questo non è accettabile in un calcio come il nostro.