Lo straniero (Luchino Visconti, 1967)

sarò breve: fino al processo è calma piatta, nulla che mi smuova esattamente come il personaggio interpretato da Mastroianni; il finale invece, col cappellano Cremer, è un capolavoro agghiacciante e sincero nella propria disperazione.

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Bravo @HenrySilva che con 2 righe riesci a stuzzicare la curiosità.
Andrò controcorrente ma ho apprezzato di più la prima parte che la seconda, vediamo Algeri ancora colonizzata dai francesi, saranno i fatti storici che conosciamo ma da quella continua idea di quiete prima della tempesta.
Non che la seconda parte sia da meno, sia ben chiaro, ma mi è piaciuto più gongolarmi nell’anemoia algerina che altro, lo ammetto.
Riguardo il film, considerato una delle opere miniori di Visconti, il quale riporta fedelmente il romanzo omonimo di Albert Camus, così come imposto dalla vedova dello stesso limitando in un certo senso la trasposizione cinematografica, praticamente il film è girato col freno a mano tirato, non avendo letto il libro non ho commenti al riguardo.
A posteriori l’indifferenza e l’apatia del protagonista risultano in certi tratti quasi caricaturali.

Per chi come me volesse colmare la lacuna:

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