No alla violenza (Tano Cimarosa, 1977)

Si presentò come una signora borghese benestante pornostar per allegria e non per bisogno (o almeno così diceva).

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Si, questo lo vide anche Davoli che pure quel giorno non girava. Illudendosi di essere sul set del Padrino la prima battuta la disse con una tale veemenza che la dentiera mal bloccata (non esisteva ancora il Kukident) letteralmente schizzò via con grande ilarità della troupe romana (c’erano anche maestranze locali, ma per praticità il grosso venne da Roma).

Il ruolo di prostituta ha dato vita a personaggi memorabili, dai. Cabiria, Mamma Roma, Adua, Irma, Giovannona…

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Ma dai Zardoz, su… E’ come dire che a David Hess piaceva il ruolo di violento stupratore (visto che glielo facevano fare sempre) o a Silvana Pampanini quello di seduttrice (mentre nella vita era castissima). Un attore fa i ruoli che gli offrono, magari detestandoli.

E poi sentite, io a Guia Lauri ho parlato al telefono tanti anni fa (credo di essere stato l’unico a intervistarla, anche se mi ha concesso poco tempo, e dopo molte tribolazioni) e ne ho ricavato l’impressione di una signora rispettabile, intelligente e anche spiritosa.

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Se alla Signora in questione le avessero proposto una fellatio al Curia o meglio ancora al Cersosimo non credo che si sarebbe offesa. A parte tutto il medesimo ruolo le venne offerto anche dall’altrettanto compianto Umbertone Lenzi in “Roma a mano armata”

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Per Andrea : non discuto quello che dici sulla Lauri Filzi. Personalmente, mi sta simpatica appunto per il fatto che non rinnega, tipo suora di clausura, il suo passato nel porno. Ho solo fatto una constatazione, più che altro cinefila. Il “privato”, di un attore o di un regista, è affar suo. E il parallelo che hai fatto con Hess, non è affatto peregrino: il fisico e la faccia, per fare il bruto stupratore, ce li aveva eccome. Poi, nelle interviste, appariva come un signore tranquillo, e ciarliero. Fortunatamente… :wink:
P.S. Per Moonlight : quello che tu dici, la signora… lo ha fatto!! :grin:

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Se tu mi offri una cena in un ristorante cinese non è che mi offendo, e anzi l’accetto. Ma non è che mi piaccia (cenare in un ristorante cinese). Do you understand the difference? Con questi discorsi sembriamo all’asilo… :smile:

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Oh, davanti alla tua saggezza, mi inchino e mi arrendo… :heart::grinning:

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Il bello di questo forum è anche la sana goliardia. Non c’è, almeno da parte del sottoscritto, nessun intento caustico o irrispettoso, anzi la ritengo una manifestazione d’affetto per un mondo e un modo di fare cinema che ahinoi non ci sono più.

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Lo so, lo so, Moonlight. Come diceva l’appena scomparso giornalista Luca Goldoni: “Vai tranquillo!” :smile:

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Dice vecchio transilvano: goliardia in questo forum, è come sangue per Dracula. Un carburante. Indispensabile… :stuck_out_tongue_closed_eyes::clown_face:

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Tornando in argomento, il film, grazie a una sceneggiatura a dir poco geniale, riserva non pochi momenti da “cahiers du cinema”: inviterei tutti i forumisti a soffermarsi sulla sequenza sul ferry-boat in cui il capitano - facendo da cicerone al pescivendolo e finanziatore Uccio Gulino (che come dissi interpreta la parte del mafioso Marra) - spiega, fra l’altro a un siciliano, che Messina è una città che si affaccia per la maggior parte sul mare (lo sapevate? Che occasione imperdibile per implementare la nostra cultura geografica!) e “che adesso assisterete all’attracco!” (che emozione!!).
Assolutamente geniale è poi la trovata di non far tradire al Gulino la sua originaria professione facendogli afferrare una spatola e un polipo da una bancarella sul porto per mostrarli all’amata.

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@moonlightrosso La pubblicità alla città era abbastanza scontata. Perché Cimarosa si è talmente battuto per girare un film nella sua città?

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Curioso che pare che abbiano fatto storie a Messina per girare un sotto sotto sotto Argento (o, meglio, Martino), ma non un per un film di mafia.

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A Cimarosa non diedero i permessi per girare perché vi furono problemi burocratici. Almeno questo sembra essere il motivo. Non chiedermi nello specifico perché ignoro totalmente la questione. Dopo non ebbe più problemi nel girare sia a Messina che nella sua provincia. Poi considera che No alla violenza non è un film di mafia, bensì un poliziesco, e qui il discorso cambia

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lllllà:

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Chiamatelo “trash” se volete, per me è come l’orrendo attaccapanni in peluche che vediamo in camera dell’amante del boss: testimonianza di un tempo che non c’è più, insolita ma probabilmente più veritiera dei capolavori conclamati.

Inutile che mi dilunghi nel dire che il film è sgangherato, pure fuori tempo massimo come scrive il recensore postato da Schramm, ma contrariamente ad altri film outsider come “Quando i picciotti sgarrano” Cimarosa un po’ di cinema l’avrà assimilato per osmosi, infatti non ci si annoia mai. Gli stilemi del poliziottesco ci sono tutti ma al posto delle meraviglie di Roma o Milano abbiamo il Pilone (una specie di palo della luce caro a i messinesi) e Ganzirri, invece delle scritte degli extraparlamentari di estrema sinistra sui muri ci sono solo svastiche e croci celtiche o un improbabile “NIGT CLAB” (con annessa foto di Gianni Morandi), invece del moretto o del marsigliese c’è “Gino il frocio”. Notevole pure il parruccone di Nico dei Gabbiani, che consola la signora a cui è appena morta la figlia con un “cerchi di calmarsi, purtroppo sono disgrazie”, Cimarosa che inveisce contro Gesù e, sottilmente, la polizia che dà il merito a “l’ente mafia” per l’eliminazione del capo della gang.

Immagino che il nostro Tano abbia fatto i salti mortali per accontentare le istituzioni messinesi che gli avevano negato l’opera prima, ad esempio in un film di Merli il procuratore e il poliziotto si sarebbero presi a cornate, qua invece fanno spallucce dicendo che la polizia fa quello che può; riesce persino ad accontentare la produzione non solo con l’impagabile presenza del finanziatore-pesciaro, ma soprattutto con la dissolvenza psichedelica a elidere la scena di sesso con la figlia dell’altro produttore (attrice sì, ma buttana no!).

Sono di parte perché quelle zone le conosco, ma sto film lo adoro.

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Caro Kakyoin visto che sei di quelle parti hai qualche ulteriore aneddoto da raccontarci su
Uccio Gulino?

Purtroppo non ne so nulla, non sono nemmeno di Messina :smiley:

Ovviamente, come già evidenziato fin qui, è un film sbagliato dall’inizio alla fine ma fa tanta tenerezza ed alla fine ha colpito il mio senso nostalgico per i 70’s.
Se dovessi puntare il dito sulla cosa più gustosamente orribile sicuramente sceglierei i dialoghi. Sembrano scritti da bambini delle elementari. Nel delizioso dialogo iniziale citato da @moonlightrosso c’è anche un “Guarda laggiù, Stella. Quello è il traghetto che torna indietro”.

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Direi che si raggiunge il sublime…

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