The Truman Show (Peter Weir, 1998)

L’hanno dato ieri sera su La7. Sono riuscita a vederne solo un pezzetto ma mi ha entusiasmato come la prima volta!
Secondo me è geniale!
Chi non ha ancora avuto modo di vedere il film eviti di leggere la recensione di Alberto Cassani perchè svela alcune scene…se non la maggior parte!

The Truman Show di Peter Weir

La televisione è quella cosa che renderà tutti (quasi tutti) famosi per quindici minuti.” Andy Warhol.


Essere una star ha i suoi difetti, ma esserlo e non saperlo è ancora peggio, perché non se ne hanno neanche i vantaggi. Ma… E se quello che ci circonda fosse tutta una bugia? E non nel senso che gli alieni ci controllano, nascosti nei panni di qualche potentissimo miliardario americano, ma nel senso che il mondo in cui viviamo non sia altro che un enorme set televisivo. E se gli altri ci stessero osservando senza che ce ne accorgiamo? Il giorno in cui siamo venuti al mondo, quello in cui abbiamo fatto il nostro primo passo, quello in cui abbiamo perso il nostro primo dentino… Tutto controllato, tutto finto. Oddio, il dolore per la perdita del dentino era vero, ma tutto il resto era finto. Comprese le persone che ci circondano: tutti attori pagati, persino nostra moglie prende un extra ogni volta che assolve ai doveri coniugali. Una cosa, però, nessuno potrà controllare: la nostra voglia di vivere. Di vivere una vita vera.

Il film comincia al giorno 10.909 della vita di Truman Burbank, la star del più seguito show del mondo. All’inizio c’era una sola telecamera, nell’utero della madre. Ora, dopo quasi 30 anni di trasmissione ininterrotta, si tocca quota 5.000. Ci sono telecamere infilate ovunque: nel temperamatite, dietro il frontalino dell’autoradio, nel bidone della spazzatura del vicino di casa… Dappertutto, in modo da non perdere neanche un momento della “vita” di Truman (tranne quelli spinti, si vede solo il vento nelle tende). Il set in cui Truman “vive” è, dopo la Grande Muraglia, la seconda opera dell’uomo visibile dallo spazio (in realtà la Grande Muraglia non si vede, dallo spazio, ma non ha importanza). È stato costruito esattamente dietro le colline di Hollywood, ed è in grado di simulare perfettamente ogni momento della giornata ed ogni situazione climatica. Il sogno di ogni produttore cinematografico.

Smalltown, USA, è la classica cittadina della provincia americana in cui vivono i classici americani. Questa Smalltown, Seahaven, si trova su un’isola, il che dovrebbe impedire a Truman di andarsene. Solo che, per quanto ci si possa stare attenti, gli incidenti accadono sempre, specialmente su un set televisivo. Può capitare che un riflettore cada, che una comparsa faccia casino, oppure che un mitomane voglia salutare la mamma in diretta TV. Ma in uno show come questo, che si presta a critiche e attacchi da parte di chiunque per il basso contenuto morale dell’idea portante, può anche capitare che si infiltri qualcuno che vuole avvisare Truman di ciò che sta succedendo veramente. Per uno come lui, che quando alle elementari la maestra chiedeva “cosa vuoi fare da grande?” rispondeva “l’esploratore”, è estremamente frustrante essere confinato su quella squallida isoletta, anche se il (finto) giornale locale la definisce “il posto più bello del mondo”. Un amore giovanile lo porta a voler emigrare alle isole Fidji (“Non puoi andare più lontano prima di cominciare a tornare indietro”, splendida), sarebbe pronto a mollare tutto per farlo, ma in un modo o nell’altro non ci riesce mai. In un modo o nell’altro il regista riesce sempre ad impedirglielo. Ma la nuvoletta fantozziana che fa piovere solo su di lui, le persone che passano continuamente davanti a casa sua per poi girare l’angolo e tornare indietro lo spingono ad architettare la fuga, perché persino lui capisce che non sono esattamente cose normali.

Jim Carrey vuole cambiare faccia agli occhi del pubblico, vuole smetterla di fare la parte del cretino ed essere paragonato, dai giornalisti europei, a Jerry Lewis (anche perché il picchiatello in patria è ritenuto pura immondizia). Il pubblico non l’aveva seguito ne “Il rompiscatole” (più perché era un brutto film che perché alla gente non piacesse quel Jim Carrey), ha centrato l’obiettivo con questo. Più perché è un bel film che perché lui sia bravo. Certo, Carrey è bravo: in ogni momento, in ogni situazione, è perfetto; ma come spesso accade pregi e difetti di un film vanno al di là dei semplici attori. Il cast non è certo pieno di grandi nomi, ma non ce n’era nessun bisogno, perché l’unico personaggio che conta veramente è Truman. È davvero il Truman Show. Lo show di Truman e del suo creatore, Cristof, che non a caso è interpretato da Ed Harris. Non c’è bisogno di altri grandi attori che distraggano il pubblico: solo Truman (e Cristof, dopo un’ora di film) contano. Harris è molto convincente nella parte dell’ “autore” televisivo che si crede un artista, si muove con una grande maestria in quella immensa sala regia, gli basta una leggera smorfia, un piccolo movimento, per trasmetterci esattamente le sue emozioni. Un grande attore al lavoro.

E un grande regista al lavoro. Parlo di quello vero, di Peter Weir. Si tende a ricordarlo soprattutto per “L’attimo fuggente”, ma quando ancora era in Australia aveva già saputo dimostrare tutta la sua bravura col suo primo film, “Picnic ad Hanging Rock”, per poi riconfermarsi in quel di Hollywood con “Witness”. In questo caso ha avuto grande libertà nell’adattare la sceneggiatura di Andrew Niccol (non bellissima, ma l’idea…) alle proprie esigenze ed alle proprie idee, ed e’ stato bravissimo a narrarci la storia dal punto di vista dal punto di vista di Truman, permettendoci così di entrare nel suo mondo, per poi, solo nell’ultima mezz’ora, farci vedere in che modo Cristof ne controlla la vita. Una cosa, però, trovo sbagliata: nella prima versione la storia era ambientata a New York. Weir l’ha voluta spostare in una classica “Smalltown”. Per quanto la cosa sarebbe probabilmente sembrata troppo irreale (come controllare tutti? Come costruire un set realistico?) la faccenda si sarebbe anche fatta terribilmente più intrigante.

Insomma, un bel film con un’idea grandiosa alle spalle, diretto e interpretato bene, ma che non riesce ad entrare nel cuore dello spettatore nella sua interezza. Forse la colpa è proprio dell’ambientazione, forse è di tutte le domande a cui non da risposta (cosa succede adesso?), chissà.

Accettiamo il mondo così come ci viene presentato.

Alberto Cassani, 19 Luglio 1998

e brava larì…
sono daccordo con te. E’ un film splendido con Carrey che inizia, con questo film, a fare sul serio.
da Truman a Eternal sunshine of spotless mind…belle prove
lill

Carino,ma secondo me anche sopravvalutato e ruffianello.Già me le figuro,le interruzioni pubblicitarie degli sponsor nei passaggi televisivi…:smiley:
Comunque per me il miglior Peter Weir resta quello del periodo australiano(Pic-nick ad Hanging Rock,L’Ultima onda).

Con Quiz Show prima ed EDTv poi fu un film che approdò all’interno di un periodo in cui venivano svelati e raccontati, e appunto…“Filmati” alcuni dei milioni di retroscena del mondo della televisione, della pubblicità, di come la vita all’interno di questi mondi, sia realmente.
Truman Show secondo me è uno dei migliori film sull’argomento…
Bravissimo e commovente Carrey, che già a mio avviso con “Bugiardo Bugiardo” un pò se l’era già scrollata di dosso la fama del “Faccia di gomma e basta…”
Bravo anche Ed Harris, che vive una situazione ambigua, ma che considero un personaggio comunque molto riflessivo e che vuole bene a Truman.
La “Scoperta” fu agghiacciante la prima volta che lo vidi al cinema…
Bellissimo film …

Il Finale è davvero molto simbolico, coi rimbambiti che cambiano canale appena è finito tutto, dopo una rivelazione con miliardi di telespettatori di audience significa che comunque tutto passa, che si passa da miti a zero, nel mondo dello spettacolo, qui in particolare,del reality.

Bravissimo ancora Truman, sono stato troppo contento x il finale!

1 Mi Piace

A me è piaciuto molto, fino a poco tempo fa lo ritenevo tra i miei film preferiti, ora dovrei rivederlo. Mi è sembrato, se non geniale, poco ci manca e lo metto sicuramente tra i film migliori con Carrey.

Bello Truman Show, un film dickiano fino al midollo (è preso di brutto da Time out of joint di Philip Dick), ben realizzato, magari un pò retorico per certi versi…meglio il Weir del periodo australiano, come dice giustamente il buon Tuchurtin :tuchulcha - Picnic, L’ultima onda sono i due capolavori di Weir, ma anche The Plumber e The cars that ate paris sono molto carini. E pure Gallipoli/Gli anni spezzati, che ho proprio voglia di rivedere.

Delizioso, sognante, uno dei primi DVD che ho acquistato. Immenso il Weir from down under, come dice il gianduia :slight_smile: , ma pure questo (e Masters & Commander)…

Per me è una cagata pazzesca.
Ruffiano, leccaculo, ovvio, sciocco, poco credibile.
Ma ce ne sono di peggio eh!
Vedi Stargate 2 o 3!!!111111!!!11

L’ho visto stasera per la prima volta. Ad un certo punto mi faceva voglia di uscire di casa e scappare al posto del protagonista che non riusciva a farlo . Claustrofobico, a modo suo, ovviamente anche divertente, ma con una velatura amara trasversale per tutto il film. Ottima la regia di weir, ottimi i “due protagonisti” (uno dentro, uno fuori), liberatorio il finale.

Io invece l’ho ri-visto stasera e devo dire che mi è calato ulteriormente per i miei gusti. Lo spunto è grande (non nuovo, però è aggiornato a fine anni ‘90) ma lo sviluppo della trama è un po’ stupidotto, con snodi narrativi pretestuosi (e comportamenti annessi curiosi).

ma la gamba alla comparsa in sala operatoria la tagliano o no ? La scena pare che voglia portare a quella conclusione, ma i guanti del medico sono immacolati senza una goccia di sangue

è una gamba finta, tirata su da sotto il tavolo operatorio, almeno così mi è sembrato

Diciamo che è un film che sulla carta prometteva tantissimo e forse ha espresso solo una parte del suo potenziale. Io però lo trovo sempre gradevole da rivedere.

Forse un po’ forzata la scena della fuga di Truman dal seminterrato, con tanto di nastro col suo respiro inciso per ingannare tutti.

Rivisto ieri sera con le bambine (ragazze), ha più di un quarto di secolo e spacca ancora, anzi, di più: è invecchiato benissimo ed il messaggio è iperattuale, dai reality ai social media & influencers, cosa è vero e cosa non lo è. Le 5000 telecamere magari fanno sorridere, ma il mondo creato apposta per la prima star adottata dal corporate è terribilmente perfetto. Uno dei tanti culmini di Weir, ma è l’insieme perfetto di tutto, Nicol (Gattaca) al top, Jim Carrey, Ed Harris, Noah Emmerich, Laura Linney, Paul Giamatti, Mozart & Philip Glass. La più grande, estasiata, mi ha detto “è il mio nuovo film preferito”; mi basta.

1 Mi Piace

Potentissimo, non lo rivedevo dall’epoca della sua uscita in sala.

Chi lo critica probabilmente non coglie il fatto che non si tratta di un film di fiction inteso nel senso tradizionale del termine. Si tratta di un modo di raccontare, per metafora, vizi e perversioni di questa nostra povera società, di questo animale chiamato uomo. Un po’ come faceva Plauto con le sue commedie più di 2000 anni fa.
Che senso ha commentare col fatto che sia inverosimile o prevedibile?
Non è quello che conta.

Ciò che mi stupisce anzi, come commentava il buon @almayer, è quanto questo film sia stato visionario ed anticipatore nel prevedere la piega che avrebbe preso la sociatà dei mass media da quell’epoca in poi, a cominciare dai reality show fino ad arrivare alle live degli streamer su twitch.

3 Mi Piace

Il film ha sempre il suo perché ma -secondo me- c’è un motivo se questa sorta di parodia sia arrivata da un regista europeo che sberleffa il mondo U.S.A. e solamente nel 2021 un americano ha aggiornato nuovamente le tematiche con “don’t look up”.

Per come la vedo io, nel '98 noi Europei eravamo ancora piuttosto provinciali di pensiero e per questo il film lo abbiamo caricato di “preveggenza” laddove -negli Stati Uniti- il popolo da sempre viaggia ad un livello anche di decerebazione più veloce del nostro. Vederlo oggi come anticipatore è la resa-ammissione di quanto il nostro -magari sin troppo auto-celebrato- pensiero critico, intellettuale “europeo” sia andato sparendo per lasciar posto ad una decerebrazione senza scampo che si muove sulle coordinate del pensiero medio americano…

Il nostro primo “grande fratello” infatti è del 2000. Negli Stati Uniti esempi di tv-verità ne avevano già avuti sin dagli anni '70 col programma “An american family”, che Albert Brooks parodierà nel suo film-mockumentary del 1979 “Real life”.
In Europa, un film sull’invadenza della tv nel privato fu diretto da Tavernier nel 1980: “La morte in diretta”. Certo non ha lo stesso impatto né le dinamiche di “truman show”, vuoi per il fatto che sia filtrato da una mente europea, vuoi per l’epoca non ancora de-umanizzata.
E nel mezzo, da citare come esempi di cinema + tv distopia che riflette il noi spettatori, rientrano “il prezzo del pericolo” di Boisset del 1983 e “the running man” del 1987 di Glaser.

Di fatto, per me, “truman show” ha l’indubbio merito di aggiungere un’idiozia parossistica; ma -come per “don’t look up”, quell’idiozia è la nostra: siamo noi che ci guardiamo allo specchio e ridiamo di noi stessi; col persistente dubbio che molti non lo hanno ancora capito o semplicemente tirano dritto così, poiché metabolizzata e normalizzata.

3 Mi Piace

Tutto vero, ma Weir è Australiano.

2 Mi Piace