Su Olocausto e Nazi si è detto già tutto e il contrario di tutto, dalla exploitation più turpe e lercia al cinema d’autore più nobile e ricercato.
Indipendentemente da riconoscimenti più o meno di facciata piovuti a destra e a manca, uscirsene con un film del genere penso sia da premiare.
Quella che si definisce banalmente “ricostruzione storica” ben presto si rivela
per quello che è, “qualcosa” di sfuggente, alieno e raggelante come e più di Under the skin. E, visto il tema, per me ripeto è un risultato davvero notevole.
Spero solo che non passino altri dieci o venti anni per il prossimo Glazer.