Arrivato all’ultima pagina del mio primo acquisto del Cinemarcord 2026, che potete trovare anche qui nella sua riedizione:
https://www.agenziaalcatraz.it/prodotto/unombra-nellombra/
La madre e la figlia, una congrega che si disgrega, un professore tra le puttane, il collegio del passato ed il condominio del presente, in un libro sulla magia e su tanto altro.
Molto diverso dal film omonimo che adatta l’opera, rendendola uno strano ibrido tra il serio ed il faceto. Qui invece, nonostante qualche parentesi eccentrica, l’autore dimostra la sua conoscenza di queste tematiche, fornendoci dei resoconti particolareggiati dei riti e delle dinamiche di una setta. Anche l’utilizzo ostentato nelle descrizioni dei colori in chiave simbolica ed immaginativa é caratteristica peculiare e particolarmente riuscita.
La storia evoca il rapporto travagliato tra una “strega” e sua figlia. Quest’ultima rifiuta la vita ritirata, a cui il gruppo di donne si sottomette per mantere intatte le tradizioni e non scontrarsi coi i pregiudizi degli altri. Anzi lei innalza la sua differenza con fierezza e detesta sopra tutto chi cerca, invano, di rimetterla al suo posto, come la strega/insegnante, con cui ingaggia epiche battaglie psicologiche alla lavagna!
Il punto di vista é però quello della madre che ci regala un inizio strepitoso, in cui si ripercorre in modo ellitico e sensoriale la genesi della sua entrata nel misterioso universo della sorellanza, quella delle donne con ferite, traumi e poteri. Con lei partecipiamo alle sedute, con lei ci avventuriamo nei boschi per recrutare, con lei assistiamo agli “scherzi” della figlia che diventano sempre più inquietanti fino all’inevitabile scontro finale … e che finale, con la spiegazione del misterioso titolo…
Due estratti significativi ![]()
Aprì l’anta destra dell’armadio e con gesti sicuri ne trasse le tre rose, la bianca, la nera, la rossa incrociate, e le depose al centro del tavolo. Ai lati e dietro le tre rose depose tre candelabri d’argento, con le candele rosse. Le accese, ripetendo una formula ogni volta che una luce si alzava.
Da dietro alcuni libri, trasse allora la pergamena arrotolata. La sfilò dal nastro nero fissato con la ceralacca rossa e la depose sul tavolo, davanti alle tre rose intrecciate. Incredibilmente, la pergamena rimase aperta, neppure accennando il tentativo di arrotolarsi ancora. Allora Carlotta prese il dischetto sottile, d’argento, dal cassetto in basso dove ripose il vasetto dell’unguento e sedette davanti alla pergamena. Depose il dischetto d’argento al centro, nel triangolo vuoto disegnato con sangue di piccione, alla venticinquesima ora di una notte di sabato.
Attorno al triangolo, altri triangoli, posti in fila. Dentro ciascuno di essi, era disegnata una lettera dell’alfabeto ebraico.
“Battezzami col tuo sputo, o puttana figlia di Dio, e io sarò unto per sempre. Manderò a te i giovani perché tu li istruisca o li uccida, con potere di vita e di morte. In cambio dovrai predicare il verbo ai camionisti, perché diventino scaricatori di anime. Battezami col tuo sputo, o puttana figlia di Dio”.
“Questo é matto”.
“Il tuo sputo, ti prego. E allora la notte sarà squarciata da un lampo, e allora una voce esploderà nel mio petto, e allora potrò rinascere…”.
“E sputagli, che te frega”.