Non funziona così. Magari ti sembra una soluzione logica e sensata (e probabilmente lo sarebbe pure - in un mondo perfetto, però - ) ma le cose non vanno così. La situazione è estremamente più complessa.
Quella vicenda fu epocale (quasi come Avatar), se n’era già parlato anni fa qui sul forum se ricordo bene. Martinenghi fu assolto in cassazione dopo quasi vent’anni dall’arresto, era finito in gattabuia col figlio Stefano:
MILANO — Biancaneve e i sette nani, I tre porcellini, Pinocchio, Bambi, Dumbo, Fantasia: dal 1933 generazioni di bambini e adulti sognano con questi cartoni animati di Walt Disney. Ora a rivendicare parte delle royalties su queste pellicole in Europa si fa avanti il rappresentante di una piccola casa cinematografica milanese che, assolto dopo 18 anni in Cassazione dall’accusa di aver duplicato illegalmente i film tra il ’93 e il ’94, ritiene di avere ancora il diritto di utilizzarle. «La sentenza dice solo che in quel preciso periodo non fu commesso reato e non autorizza alcun nuovo e ulteriore sfruttamento delle opere Disney» afferma categorico l’avvocato Matteo Orsingher, legale della casa cinematografica americana.
«Falsi video Disney. Giro da 7 miliardi. Sequestrate 22.000 cassette contraffatte», «Presa la Banda Bassotti», titolavano i giornali del 23 aprile ’92 dopo che la magistratura milanese aveva messo sotto inchiesta Italo Martinenghi e suo figlio Stefano accusati di aver copiato e commercializzato illecitamente le pellicole Disney attraverso il mercato degli home-video. Italo Martinenghi, avvocato e produttore cinematografico, era convinto di non aver commesso reati. Aveva fatto i conti nel ginepraio di norme dal 1941 in poi si erano succedute sulla materia giungendo alla conclusione che in quel momento alcune opere erano di «pubblico dominio», svincolate cioè dal diritto d’autore. Invece i Martineghi furono rinviati a giudizio, condannati e assolti, per vedersi definitivamente scagionati in sede penale da due sentenze della Cassazione, l’ultima recentissima delle Sezioni unite. La complicatissima normativa sul diritto d’autore è cambiata negli anni: nel 1941 prevedeva che dopo 30 anni un’opera fosse utilizzabile da chiunque, nel ’45 il termine fu portato a 36 anni, a 50 nel ’79, a 70 nel ’96, stavolta coprendo anche le opere già in pubblico dominio, ma salvando i soli atti compiuti da coloro che le avevano nel frattempo usate. Per la Cassazione, nel ’92 Martineghi aveva diritto di riprodurre e sfruttare economicamente i film al centro della questione. Una decisione in controtendenza rispetto ad altre in sede civile. Martinenghi si prepara a un nuovo confronto con la Disney, sicuro di poter riprendere lo sfruttamento dei film in base a un «diritto accertato» dalla Cassazione dopo una «vicenda che ci ha causato danni enormi». «Tutte le opere Disney sono protette e lo saranno ancora per molti anni», ammonisce l’avvocato Orsingher.
Fino a poco tempo fa trasmetteva anche roba anni 70/80, ma ultimamente, in effetti, sembra orientarsi su film più datati (tutti, guarda caso, editati dalla Golem)…
Ahia! Il cerchio si stringe. Fra un po’ si scoprirà che dietro a tutto ciò c’è Ghoulam del Napoli.
Magari fa il calciatore solo per non destare sospetti, soprattutto dopo l’ultimo Juve Napoli…
Avevo scordato di risponderti… non che la cosa ti abbia tolto il sonno, ok ![]()
Secondo me è giusto separare le due categorie: l’acquirente occasionale, non informato di tutte queste storie di cui parliamo, e un appassionato come me e te. E zardoz e steed eccetera.
A mio parere, noialtri dovremmo teoricamente comportarci in modo differente, in occasioni come questa. Non getto la croce addosso al signor Rossi che entra in negozio e tira fuori 10 euro, solo perché ignora che la Golem lavora così e cosà. Non la getto nemmeno addosso a te o a zardoz, che sapete e - legittimamente - decidete di comprare coi soldini vostri quello che volete. Però farei un distinguo, ecco.
Io sono un uomo candido e ingenuo, quindi mi pongo questioni che qualcuno più smaliziato di me liquiderà con una grassa risata.
Per ottenere il contrassegno SIAE bisogna compilare un modulo in cui si devono indicare il cedente o licenziante dei diritti di distribuzione e il numero dell’atto della cessione o licenza stessa: posso pubblicare domani “Quarto potere” scrivendo che mi ha concesso la licenza Luciano Ratatatata nell’atto numero «È facile da ricordare… sessantanove, sessantanove, sessantanove»?
La SIAE si accontenta di un’autocertificazione, in cui l’editore dichiara sotto la propria responsabilità di avere i diritti per sfruttare il film in home video. Sinceramente, in tanti anni è capitato solo una volta che mi abbiano chiesto di vedere il contratto.
Dall’indirizzo di riferimento allora si potrebbe pensare che dietro la A&R si nasconda Artemio il figlio della Giovanna quello di Borgo tre case o il cugino Severino Cicherchia detto “lo scorreggione” visto la “professione” che svolgeva a Milano.
Se pubblicaste in home video The Flesh and blood show di Peter Walker non soltanto comprerei ma verrei in pellegrinaggio davanti alla vostra sede legale, per la canonizzazione del caso.:riehle:
(Ma pure una bella edizione di Carrel agente pericoloso non mi farebbe schifo)
Il discorso mio era più complesso, ma tu fatti pure tutti i tuoi distinguo, che ti devo dire?
Io invece verrei in pellegrinaggio se pubblicaste almeno un film tra questi: Rolling Thunder, Messaggi da forze sconosciute, Toto le héros e Mademoiselle ![]()
Non vorrei far polemiche, ma rinunciare a distinguere fra edizioni legali e illegali significa all’atto pratico premiare chi ruba e penalizzare chi rispetta le regole. Ognuno faccia come meglio crede, basta che poi non si lamenti se in Italia escono solo bootleg NTSC cut, con doppiaggi distorti e senza sottotitoli o extra.
Messaggi da forze sconosciute è uscito alla chetichella per Sinister, quindi ormai è bruciato.
Esattamente quello che intendevo, grazie per averlo espresso meglio e in modo più sintetico.
Non mi dirai che pure la Sinister agisce in quel modo? Hanno pure la distribuzione di Cecchi Gori…
Oddio, è pur vero che grosse case che i diritti li detenevano legalmente hanno partorito degli scempi in passato, vedi alcune edizioni Universal dei film di Hitchcock e i ridoppiaggi a quelli di Steven Spielberg… io da utente non è che mi senta di celebrare quegli altri se si comportano da incompetenti solo perché “sono a norma di legge”. Fermo restando che se acquisti cose “non in regola” (nomi non ne faccio, dato che non posso dimostrare nulla e querele per diffamazione non ne voglio), il rischio di beccare sole (doppiaggi italiani d’epoca in condizioni pietose, edizioni non restaurate eccetera) è elevato. Alla fine, chi ci rimette è come sempre il titolare della videoteca che si fa arrivare la merce e, al pari di molti utenti, non sta certo a sindacare se “hanno i diritti o no”; nel senso che i clienti glieli chiedono e se non vuole chiudere bottega deve adeguarsi. Teniamo anche presente che noi collezionisti siamo veramente una nicchia: la maggior parte degli acquirenti che incrocio tra gli scaffali dedicati ai classici non è che sappia nulla di copyright e varie edizioni, si tratta soprattutto di persone anziane in cerca di vecchi film che han voglia di rivedere per nostalgia. Fermo restando che ognuno spende come vuole e vale sempre il detto “uomo avvisato…”
Un’ultima cosa e poi smetto, dato che il discorso potrebbe continuare all’infinito e francamente… ci si aggrappa al rispetto delle regole, ai diritti d’autore eccetera. Per me, esiste un’unica grande regola: il rispetto per chi compra. Se la rispetti, il resto viene da sé: è chiaro che chi pirata se ne fotte della qualità, questo a priori. E’ altrettanto ovvio che se sforni edizioni in regola con i diritti ma fregandotene di bazzecole come formato cinematografico corretto, buona qualità audio/ video, integrità dell’opera, doppiaggi originali d’epoca ecc. non sei meno cialtrone di chi fa bootleg, mi dispiace. Anche discorsi del tipo “non lo faccio uscire in Italia perché lì il mercato è ininfluente” mi paiono irrispettosi; non vuoi fare uscire il tal film da noi perché pensi di rimetterci, non includi la traccia italiana col doppiaggio originale perché “tanto, il mercato italiano”? Allora pigliatelo nel culo e non frignare quando la tal edizione esce ugualmente per mano di qualche filibustiere. Considerami e i soldi li caccio, che ho comprato pure edizioni import quando ci tenevo davvero; altrimenti non cercare solidarietà, non ne troverai. E’ tutto.
Ecco, con gli ultimi due interventi Tuchulcha ha tagliato la testa al toro, chiudendo tutto il discorso nel miglior modo possibile. E aggiungo: a questo punto, meglio un BUON bootleg piuttosto che…niente!
Ma manco per il cazzo, proprio.
Il bootleg è ILLEGALE e danneggia chi lavora onestamente.
Chi vuole andare a fare l’elogio della disonestà è pregato di andarlo a fare da un’altra parte.
Questo atteggiamento arrogante di chi vuole tutto e subito e pensa che tutto gli sia dovuto è una cosa che trovo oggettivamente disgustosa.
Poi, ovviamente, uno farà quello che vuole con i propri soldi ma almeno abbia il buon gusto di non esaltare chi ruba e rovina il mercato.
Be’, io non intendevo proprio questo. Anche perché un “buon” bootleg in genere non lo trovi, vale il discorso dei cialtroni di cui sopra.
Rilevavo semplicemente che gli approfittatori di quel tipo prosperano grazie alle falle create dalle cosiddette “regole del mercato”, spesso e volentieri. Di fatto, ragionamenti del tipo “meglio il bootleg che niente” li facciamo un po’ tutti, anche quando non lo ammettiamo; il principio di scaricare da internet qualche masteraccio perché altrimenti in home video non lo troveresti il tal film è più o meno lo stesso.
Con la differenza che finché di un film esiste solo un masteraccio del cazzo in rete ci saranno label oneste che considereranno la possibilità di far uscire il film in un’edizione lecita mentre invece quando i soliti ladri fanno uscire i loro bootleg bruciano di fatto il mercato a chi avrebbe potuto fare un’edizione corretta.
Mica sottile la differenza, direi…
Be’, insomma: un vero collezionista vuole la miglior edizione possibile, ne conosco di quelli che hanno una marea di label dello stesso film. Partire dal presupposto “non faccio uscire in Italia il tal film perché ormai XX lo ha fatto uscire in edizione povera e illegalmente, indi il mercato” eccetera mi pare a dir poco miope; la prima edizione italica di Quattro mosche di velluto grigio era quella coi microtagli che sai, indi appena è uscita la nuova edizione tanti sono corsi a comprarla subito. Non si può fare il discorso generico dell’utente che un DVD non è disposto a pagarlo più di 10 euro e quindi le edizioni deluxe non le calcola, parliamo di vecchi film vintage che spesso destano l’interesse di una cerchia ristretta di appassionati in ogni caso. Chi colleziona non è come chi scarica da internet e snobba l’home video; magari scarico quel film per curiosità, vedo che mi garba e cerco un’edizione in DVD/ Bluraiy decente perché lo voglio in ottime condizioni, lo sai anche tu che funziona così. Si torna al rispetto per l’acquirente di cui sopra: non sottovalutare la temerarietà nello spendere di un vero fan. 